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4 min

- di Matteo Orlandi

Il pilota è solo


Qual è la delusione della F1 di quest'anno?
Domanda di Daniele Zucchelli


Caro Daniele,
metto subito le mani avanti e ti premetto che il seguente ragionamento non è frutto della mia testa. È un pensiero che proviene dall'eterno Giorgio Terruzzi, a mio modesto parere il più grande giornalista sportivo italiano vivente. Nell'ultima puntata del suo meraviglioso podcast, (se non lo conosci, vallo a cercare), Terruzzi si è lanciato in una riflessione molto interessante sulla dimensione dell'uomo pilota, dell'uomo conduttore di mezzi che vanno a velocità per noi non accessibili. Il pilota è solo; non ci dice niente del suo lavoro. Noi non sappiamo oggettivamente nulla di quello che succede quando la visiera si abbassa. Mentre è facile giudicare un gol sbagliato, un canestro mancato, una smorzata maldestra, capire cosa succede ad un pilota che va piano, che sbaglia è praticamente impossibile. Il livello di tecnologia raggiunto da questi mezzi è tale che li rende totalmente lontani dalla nostra piena comprensione, come astronavi illeggibili. I piloti non ci dicono niente di utile, i dati delle telemetrie spesso non ci vengono trasmessi o se ci vengono trasmessi difficilmente riusciamo a dargli un senso compiuto. Guardiamo ragazzi andare a velocità da noi raggiungibili solo in videogioco, rischiare letteralmente la vita ogni giorno, senza essere in grado di capire uno spicchio della complessità tecnica del proprio lavoro quotidiano. Dopo le gare poi li sentiamo parlare davanti un microfono, semplificando il tutto in maniera quasi nichilista, un minimalismo sotto certi versi incomprensibile, forse consapevoli dell’incomunicabilità assoluta del loro mestiere, del loro rischio.

Dico questo per dare un'idea di quanto sia difficile definire in maniera razionale e compiuta il concetto di delusione nel motorsport. Guardiamo a questo avvio di 2021 e facciamo un esempio lampante. Ricciardo sta andando piano, è evidente. Norris lo ha sovrastato in sei weekend su sette, i risultati non arrivano e il passo indietro prestazionale è lampante rispetto al 2020. Perché? Cosa è successo a Ricciardo? Dove perde terreno rispetto a Norris? Dobbiamo essere onesti con noi stessi; non ne abbiamo realmente idea. Nessuno ne ha idea, neppure i tecnici, gli addetti ai lavori. Solo lo stesso Ricciardo conosce i suoi problemi e solo lui può provare a trasmetterli al suo team di lavoro, cercando di trovare una soluzione ai guai. Noi non sappiamo nulla. Possiamo leggere qualcosa dalle telemetrie, osservare le differenze nei punti di staccata e di frenata, studiare i diversi bilanciamenti della macchina scelti dai piloti, avventurarci in analisi di guida osservando gli onboard. Eppure ci manca sempre qualcosa; ci manca sempre quella sensazione di stare seduti dentro un abitacolo velocissima e non riuscire a performare al meglio per distanze temporali che nella vita di tutti i giorni non abbiamo mai considerato, distanze inesistenti come tre decimi, quattro decimi, magari mezzo secondo. Una volta, da David Letterman, Lewis Hamilton disse che era molto dispiaciuto per tutti i fan che non potranno mai nella vita capire cosa si prova nel guidare una macchina di Formula1. Ha detto che delle volte, soprattutto quando era più giovane, l'adrenalina era tale che gli veniva voglia di urlare a piena gola nell'abitacolo, come un bambino sull'ottovolante. Nessuno di noi, o se non altro la stragrande maggioranza di noi, può davvero sapere di cosa si parla quando si parla di F1, e forse questo è il suo fascino maggiore.

Quindi tornando al nocciolo della tua domanda, si, il Ricciardo del 2021 potrebbe decisamente essere inteso come una delusione. Se però parliamo di motorsport e delusione, il faccione pallido di Bottas non può non venire in mente. Perchè diamine Bottas va così piano? Possibile sia solo una questione di piede? C'entrano i riflessi? La testa? La macchina è disegnata a immagine e somiglianza di Hamilton? Non si sa. Lo stato di salute di Bottas è da sempre uno dei miei punti interrogativi sportivi più inestricabili. Come sta Bottas, davvero? Cosa pensa della sua carriera, del suo futuro, di sé stesso, soprattutto ora, con il licenziamento alle porte e un futuro nel circus che gli sembra precluso. Riesce a guardare con sguardo lucido a tutto quanto c'è di bello nella sua vita oppure l'essere costantemente sovrastato in maniera spesso umiliante, domenica dopo domenica, da anni, sta finendo per minare il suo stato di serenità anche nella vita di tutti i giorni? Non lo so.

Mettiamola sul venale, per quanto brutto sia. Ti faresti pagare otto milioni l'anno per essere battuto ogni settimana da un tuo collega in mondovisione? Oggettivamente, penso di si. Andresti a dormire contento? Non lo so, non lo so proprio. Il suo 2021 fin qui rasenta il dramma sportivo. Alle prese con una Mercedes mai in difficoltà come quest'anno, a Bottas è successo di tutto con tre highlights memorabili. L'attentato di George Russell a Imola in un momento che fisserà per sempre il fatto che stesse lottando, a metà gara con una Williams. Il comico pit-stop di Montecarlo, un momento in cui la Formula 1 si è trasformata in quanto a livelli di cringe in una puntata di The Office, con Bottas fermo in macchina, come un automobilista in coda in autostrada con intorno decine di persone impegnate, vanamente, a togliere una ruota dalla sua macchina. L'intera esperienza di Baku, dove una gara semplicemente indecorosa è stata accompagnata da un volo charter perso, che lo ha visto costretto a fare i primi briefing del weekend da una aereoporto, in roaming, come uno studente in DAD. Che ne sarà di lui il prossimo anno, quando con ogni probabilità la Mercedes lo lascerà a piedi (lo sa anche lui), per puntare sul giovane Russell? Noi non lo sappiamo ma possiamo solo sperare che starà meglio di così. In un qualche modo ne siamo sicuri.

(articolo uscito nell’ultimo numero di “Catenaccio”, la nostra newsletter al cui interno trovate approfondimenti sulla settimana sportiva, consigli culturali, compilation di cose brutte, domande dal pubblico e tante altre cose interessanti. Se non ci sei ancora iscritto e vuoi riceverla ogni sabato mattina, questo il link dove registrarsi: https://mailchi.mp/bd0be5dfdb40/t5rrmyi31o)

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È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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