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, 23 Giugno 2021

Considerazioni sparse post Svezia-Polonia (3-2)


A San Pietroburgo, in questo periodo dell'anno, la luce non concede mai campo all'oscurità, eppure per i polacchi, il sole è calato nuovamente anzitempo e domani l'alba non sorgerà.


- La Polonia allenata da Paulo Sousa, tecnico che si dimostra ancora una volta fedele ai suoi dogmi ed al suo 3-4-1-2, arriva all'incontro contro la Svezia con un solo risultato utile a disposizione per guadagnarsi il pass alla fase a gironi, la vittoria, ma dall'approccio al match delle due squadre sembrerebbe la Svezia a doversi meritare l'accesso agli ottavi di finale della competizione. Ordinata, solida e compatta fin dai primi istanti, pur essendo già matematicamente qualificata agli ottavi, la formazione scandinava passa immediatamente al comando. Al secondo minuto di gioco, infatti, Isak e Forsberg si scambiano il pallone al vertice dell'area di rigore. A cercare di sradicare il pallone dai piedi del centravanti ci prova Glik, ma la sfera carambola sullo stesso Forsberg, il quale, solo in area di rigore, trafigge Szczesny con un preciso diagonale rasoterra: 1 a 0 e palla di nuovo subito al centro;

- Differentemente da quanto si potrebbe credere, la reazione della nazionale polacca, sotto di un gol e obbligata a segnarne due per passare il turno, non c'è. Per l'intera prima parte del match, infatti, è la Svezia a fare la partita e anche se non si registrano occasioni degne di nota per gli scandinavi, la formazione di Andersson sembra poter trovare il secondo gol a discrezione, al primo affondo deciso: del resto, basta osservare quanto è alta l'apprensione della retroguardia polacca in occasione di ogni inserimento di Forsberg o tutte le volte in cui Isak è in possesso del pallone sulla fascia sinistra del campo, per capire quanto questo pericolo sia avvertito concretamente dai difensori polacchi. L'attaccante della Real Sociedad in particolare, per quanto sia ancora grezzo nelle movenze, è davvero una forza della natura e non si contano le volte in cui Puchacz e Bednarek sono costretti a rifugiarsi in fallo laterale per arginarlo, anche quando si trovano in situazione di vantaggio nei suoi confronti: Isak è un giocatore dal futuro radioso e sarebbe decisamente affascinante vederlo all'opera nel nostro campionato;

- Tornando al racconto del match, la Polonia esce dal guscio solo alla mezz'ora: la carica sulle proprie spalle il suo uomo migliore, Robert Lewandowski. Il centravanti del Bayern colpisce la traversa sugli sviluppi di un calcio d'angolo, poi si divora il pareggio a porta vuota, ricolpendola di testa sulla ribattuta, ma, nonostante il marchiano errore, tra i polacchi è l'unico a vendere cara la pelle e a cercare di evitare la precoce eliminazione dal torneo. Nel secondo tempo, Sousa, nel disperato e confusionario tentativo di riacciuffare gli ottavi, introduce gradualmente Frankowski, Kozlowski, Swierczok e Placheta al posto, rispettivamente, di Puchacz, Klich, Jozwiak e Krychowiak. La Polonia assume un assetto ultra-offensivo, eppure, indovinate un po? E' nuovamente il solo Lewandowski a pungere: dapprima con uno splendido gol dal vertice destro dell'area di rigore, utile per accorciare immediatamente le distanze dopo il raddoppio svedese (ancora una volta siglato da Forsberg), poi pareggiando momentaneamente l'incontro da due passi: un vero peccato che un calciatore del genere sia costretto ad abbandonare così presto la manifestazione;

- In questi giorni si è parlato spesso di quanto i calciatori militanti in Serie A stiano facendo bene e stiano attirando l'attenzione di club blasonati. Ebbene, forse non si è prestata la dovuta attenzione quando è stata formulata quest'osservazione, perché non si stanno comportando bene proprio tutti. La folta pattuglia di "italiani" polacchi ha decisamente performato sotto le aspettative e tra i giocatori di Serie A che verranno ricordati per le loro positive prestazioni non figureranno di certo Zielinski (nuovamente impalpabile, se si escludono un paio di pericolose conclusioni da fuori), Bereszynski (colpevole di essere stato sorpreso dal tunnel di Mak, in occasione del primo gol incassato dai biancorossi contro la Slovacchia e sottotono negli incontri successivi, pur con l'attenuante di essere stato impiegato fuori ruolo), Glik (decisamente trasformato in negativo, rispetto a quando giocava nel Torino) e Szczesny (autore di numerose uscite a vuoto e persino di uno sfortunato autogol): per loro il campionato europeo finisce meritatamente stasera;

- Infine, una considerazione di costume: in Polonia, tutte le volte che la nazionale subisce un gol, è consuetudine affermare con risolutezza "Polacy nic się nie stało, polacy nic się nie stało" ("Va tutto bene polacchi, non è successo niente"), eppure siamo sicuri che questa volta nessun tifoso polacco abbia trovato le forze per pronunciare queste parole dopo il terzo gol svedese, siglato da Claesson pochi istanti prima del triplice fischio finale. No, in Polonia non va tutto bene, ed il prossimo futuro non sembra poter essere migliore per i biancorossi. Al contrario, in Svezia devono festeggiare, perché l'undici scandinavo ha dimostrato di possedere le carte in regola per stupire e un reparto offensivo nutrito di calciatori cinici, perfetti per colpire di rimessa, ai quali si è tra l'altro nuovamente aggiunto Kulusevski.

  • Nato a Treviso il 25/10/1992. Laureato in Giurisprudenza. Cresce nutrendosi di palla a spicchi, ma è il calcio a catturare le sue attenzioni. Nel 2013, fresco di licenza da agente FIFA, anticipa tutti, anche se stesso: si reca in Polonia, convinto di poter rivoluzionare il calciomercato italiano. La rivoluzione non si attua, ma l'intuizione si rivela comunque felice. Oggi, svestiti i panni del procuratore sportivo, indossa quelli del match analyst e scrive di tattica in qualità di iscritto all'associazione italiana degli analisti di performance calcistica. Potete trovarlo a Rimini o, di tanto in tanto, nelle peggiori pierogarnie polacche.

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