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, 22 Giugno 2021

Considerazioni sparse post Croazia- Scozia (3-1)


In una gara da "mors tua, vita mea" la spuntano i croati, sospinti dall'estro dell'eterno Modric e da un rigenerato Perisic: la Scozia abbandona, meritatamente, Euro 2020.


– Quella tra Croazia e Scozia era la gara “mors tua, vita mea” per eccellenza: chi avesse vinto si sarebbe qualificato, chi avesse perso sarebbe stato eliminato, ma, soprattutto, in caso di pareggio entrambe sarebbero uscite entrambe dalla competizione. Un calcio in faccia a biscotti e pareggini utili, e la condizione più sportiva possibile: tutte e due avrebbero dovuto rischiare qualcosa per vincere. Alla fine ad Hampden Park la spuntano i croati, con un 3-1 meritato e piuttosto netto, che permette loro di staccare il pass per gli ottavi di finale come seconda forza del girone.

- La pressione croata si concretizza subito con il gol iniziale di Vlasic, ma la Scozia sul finire del primo tempo ritorna nella sua versione migliore (quella vista nel derby con l’Inghilterra) e pareggia i conti. A girare le partite importanti sono i campioni, e neanche questa gara fa eccezione: Modric prima e Perisic dopo chiudono i conti, e i minuti finali non consentono neanche un arrembaggio agli scozzesi, che salutano la competizione definitivamente. Il secondo tempo autorevole degli uomini di Dalic è confermato da statistiche decisamente a loro favore, che rendono il punteggio corretto per quanto visto in campo.

- La Croazia ha oggettivamente tantissima densità di talento, ma bisogna dire che in queste prime tre gare non è mai emersa come avrebbe potuto: il triplo play di centrocampo potrebbe fare faville, ma Kovacic, Modric e Brozovic sembrano talvolta pestarsi i piedi e non battere il tempo in sincronia. Tra i tre, a salvarsi è il perno del Real Madrid, che quando conta per la sua nazionale indossa i panni del supereroe, ed è capace come nessuno di levarla dai guai: anche in questa gara il gol scaccia-fantasmi è il suo, l’assist del terzo gol pure,  e la sensazione è che le sorti della nazionale a scacchi dipendano ancora in larga misura dalle sue prestazioni.

- Perisic che sul 3-1, dopo aver segnato il gol decisivo, incita i suoi in piedi dalla panchina è l’emblema di ciò che è diventato: un giocatore totale, pronto a mettersi al servizio della squadra, oltre che determinante in gioco. La sua rete di testa al 77’ rende giustizia alla sua migliore performance in questo europeo, da costante spina nel fianco della povera difesa avversaria: bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare, e dire che la cura-Conte lo ha rigenerato totalmente, come giocatore e come uomo-squadra.

- La Scozia termina qui il suo Euro 2020, piuttosto meritatamente: la squadra di Clarke ha messo in luce qualcosa solo contro l’Inghilterra, e francamente è sembrato più il frutto di una spinta emotiva che di un lavoro tecnico-tattico. Il gioco, specie nelle altre due gare, ha latitato parecchio, e la mancanza di un terminale offensivo è sembrata evidente anche nelle poche occasioni create. Anche questa sera ha mostrato, dopo il pareggio, di non esser in grado di fare la partita, ed in gare da dentro o fuori si tratta di un peccato capitale. Se una squadra tra queste due doveva cader dalla torre di Hampden Park stasera, è giusto sia stata la Scozia.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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