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3 min

- di Federico Mendola

"The Swing of Delight": la meravigliosa storia di Mario Alberto Santana


Da Comodoro Rivadavia a Palermo: a 39 anni finisce la carriera da giocatore di Mario Alberto Santana che diventa allenatore del settore giovanile della squadra rosanero in Serie C. Una carriera emozionante, piena di soddisfazioni, di momenti difficili ma soprattutto una storia che lo porta di diritto nell'Olimpo palermitano e del calcio italiano.


Il calcio vive di storie.

Dietro la mera immagine di ventidue giocatori che corrono dietro un pallone, la dea Eupalla si nutre di tutto ciò che sta oltre la dimensione metafisica di un rettangolo d'erba. La divinità che rende mistico un gol, l'entità che cristallizza un personaggio o un momento nella storia e che rende il campo da gioco il tempio del culto del calcio.

Comodoro Rivadavia, città costiera della regione della Patagonia e polmone industriale dell'Argentina meridionale. In Sudamerica il calcio arrivò attraverso le rotte marittime degli inglesi e in una delle principali città portuali argentine una famiglia, il giorno prima della vigilia di Natale dell'81, riceve in dono Mario Alberto Santana. Nei primi anni duemila, dopo una parentesi nell'appena nata squadra giovanile locale ovvero la Comision de Actividades Infantiles (C.A.I.), arriva in Primera Division argentina nella squadra del Papa ovvero il San Lorenzo di Manuel Pellegrini con il quale vince il campionato di clausura 2001. 

Nel 2002 Santana approda in Italia grazie a Maurizio Zamparini che lo porta prima a Venezia e poi a Palermo, nel famoso esodo lagunare verso il capoluogo siciliano ordito dall'imprenditore friulano. Dopo il primo anno in rosanero e una promozione in A sfumata all'ultima giornata Santana va in prestito al Chievo per poi tornare in Sicilia, questa volta in massima serie con Francesco Guidolin in panchina e compagni come Toni, Corini, Zauli, Barzagli e Grosso.

"Chi è quello? Uno che la chitarra la fa parlare": sugli spalti del "Renzo Barbera" iniziano a farsi largo gli accostamenti all' "altro" Santana, il più noto Carlos, che fa cantare la sua Paul Reed Smith come Mario faceva con il pallone tra i piedi. Il "commodoro" Santana, con la maglia rosanero, finisce per conquistare l'Europa e sfiora una clamorosa convocazione ai mondiali di Germania 2006 con l'Albiceleste, sfumata a causa del primo di tanti infortuni che ne condizioneranno la carriera.

Nel 2006 approda alla Fiorentina di Prandelli ma la sua esperienza a Firenze sarà caratterizzata da una lunga serie di infortuni. Alla viola rimarrà ben cinque stagioni, togliendosi nel 2009 la soddisfazione più grande della carriera ovvero l'esordio in Champions League con rete agli ungheresi del Debrecen, qui la storia continua ad intrecciarsi con un'altra patria del calcio per antonomasia ovvero quella magiara. Dopo l'esperienza alla Fiorentina Santana inizia a girovagare fra Napoli, Cesena, Torino, i portoghesi dell'Olhanense e Frosinone fino alla ripartenza dalla Lega Pro con la maglia della Pro Patria, dove rimarrà per tre stagioni.

Ed è qui che entra in gioco la dea Eupalla, che fra porti argentini e una storia del calcio sempre sfiorata fa trascendere Mario Santana con il suo ritorno a Palermo, la sua Palermo. Diventa il caposaldo della rinascita dei rosanero dalla Serie D, dall'Europa ai dilettanti segnando in ogni categoria del calcio italiano e diventando l'uomo dei record.

Nella stagione appena conclusa, allo stadio "Massimino" di Catania, la meravigliosa storia palermitana di Mario Alberto Santana di Comodoro Rivadavia diventa mito. In Serie D Mario dipinge letteralmente calcio facendo vedere tutta la sua tecnica ma l'8 dicembre 2019, alla veneranda età di 37 anni, si rompe il tendine d'Achille. Mario non si ferma, recupera e torna in campo quasi un anno più tardi alla prima giornata di Serie C contro il Teramo. Poi il Coronavirus, il lento recupero fino alla rete del record contro il Catania, i rivali di sempre, nel momento più difficile del campionato rosanero. Dopo l'ennesimo infortunio che poteva costargli la carriera Santana entra di diritto non solo nella storia del derby di Sicilia ma anche del Palermo segnando in tutte le categorie dalla D alla A. La corsa, il pianto, l'unico momento della sua lunga carriera nel quale sveste realmente la casacca rosanero per abbracciarla, baciarla, materializzarla nell'idolo da adorare come ha continuato a fare per tutta la sua vita calcistica.

Comodoro Rivadavia, ribattezzata anche "la città del vento", quello che ha portato Santana verso l'Italia e lo ha riportato verso Palermo scrivendo una delle storie più belle del calcio rosanero. Una carriera che oggi finisce in campo ma che continuerà portandolo a fare quello che in questi ultimi anni ha sempre fatto: insegnare calcio alle nuove generazioni. Perché per spiegare la carriera di Mario Alberto Santana ci aiuta benissimo Carlos in uno dei suoi album: "The Swing of Delight", lo swing del piacere.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giornalista pubblicista palermitano classe ’89 laureato in Lingua e Cultura Italiane per Stranieri. Amante di calcio, redattore per la testata sportiva ForzaPalermo.it, nelle sue vene scorre sangue rosa come il rosolio e nero come l’amaro. Gli piace guardare al passato per scrivere del futuro, l’idea del del contesto socio-culturale alla base dell’affascinante mondo del pallone. Ogni tanto ci vuole un animo “vecchio stampo”, non a caso lo chiamano “u prufessuri”.

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