Article image
,
2 min

- di Marco Bellinazzo

Considerazioni sparse post Finlandia-Belgio (0-2)


Il Belgio vince senza nemmeno doversi sforzare.


- L'ultimo atto del girone B mette faccia a faccia due nazionali dalle situazioni diametralmente opposte, in una partita che probabilmente avete guardato solo se ci avete scommesso o se avete una legittima dipendenza da Kevin De Bruyne. Il Belgio, più forte e già qualificato, opta per un massiccio turnover contro una Finlandia dal basso contenuto tecnico ma alla caccia di punti utili per ottenere una clamorosa qualificazione. Dopo un fiacco equilibrio anche più lungo del dovuto, il Belgio consolida il suo primo posto condannando la Finlandia ad una quasi certa eliminazione (le speranze di ripescaggio sono davvero minime) e consegnando così il secondo posto alla Danimarca;

- La partita non è esattamente scoppiettante e fin dai primi minuti vede un Belgio pigramente superiore affrontare il fortino di una Finlandia che sa di non poter far altro che chiudersi a riccio e sperare di limitare i danni. Le molte seconde linee della squadra di Martinez cingono d'assedio il fortino finlandese, ma lo fanno tenendo i ritmi di un calcetto del giovedì sera, affidandosi stancamente a qualche sporadica giocata individuale. Il tema regge per 70 minuti, ma da quando il Belgio trova il rimpallo del vantaggio non c'è praticamente più nulla da vedere, a parte il genio con il numero 7;

- Kevin De Bruyne è luminosamente superiore a qualunque altro calciatore in campo, ed è tranquillamente evidente anche in una partita in cui non è direttamente decisivo. Il talento del Manchester City è un'entità a sé stante e pattina per il campo dispensando qualità ad ogni giocata, come un faro nella nebbia di una gara per il resto un po' scialba. Pur a ritmi contenuti, il belga pensa e gioca in modo differente regalandoci le migliori giocate del match, tra cui i due assist a Lukaku (di cui uno cancellato dal VAR);

- Se KDB è a mani basse il principale motivo di interesse nella disputa, è interessante anche vedere alla prova il giovanissimo Jeremy Doku, lanciato nella mischia da Martinez per l'occasione. Il talentino del 2002 va ovviamente a sprazzi ma, nel suo confuso impegno, fa intravedere quella scintilla di chi ha qualcosa in più, che fa ben sperare per il suo futuro. La stessa scintilla sembra averla smarrita invece Eden Hazard, ridotto alla brutta copia dell'incontenibile calciatore che era quando dominava sui campi di Premier League: il giocatore del Real prova ad accendersi ad intermittenza, ma è troppo poco per un calciatore che questa squadra dovrebbe trascinarla, anziché farsi trascinare;

- Passato il primo step a punteggio pieno, quante chance di vittoria ha realmente il Belgio? Difficile dirlo: una precoce proiezione metterebbe la squadra di Martinez sulla nostra strada ai quarti di finale e, pur avendo fatti gli stessi punti, l'impressione è che fin qui noi abbiamo fatto vedere qualcosa in più. La capolista del ranking FIFA (qualunque sia il motivo) non sembra più il ricettacolo di fenomeni con cui ha trascorso il periodo 2014-18 pur senza esprimersi davvero al massimo del suo eccezionale potenziale. Complici anche le età che avanzano, i Diavoli Rossi ora fanno un po' meno paura, ma in una competizione del genere sono sempre un cliente scomodo e hanno ancora le armi per far male a tutti.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu