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2 min

- di Marco Bellinazzo

Considerazioni sparse post Ungheria-Francia (1-1)


Sono umani.


- La vertiginosa composizione del girone F ha portato tutti quanti, esperti e non, a considerare l'Ungheria poco più che una sciagurata vittima sacrificale, nel mezzo delle altre tre feroci litiganti. La Puskas Arena gremita, uno degli spettacoli più belli di questo Europeo, è sicuramente di un altro avviso e carica a mille la nazionale di casa che, a dispetto di una abissale differenza tecnica, mette in campo tutto l'entusiasmo del suo pubblico sorprendendo la Francia e tutti quelli che credevano in un pomeriggio di pura formalità;

- Con grande consapevolezza, ma forse anche un po' di superficialità, i francesi non affrettano i tempi e lasciano sfogare un'Ungheria arrembante in avvio, quasi fossero certi che prima o poi ci sarà il modo di colpire. Serafica, la squadra di Deschamps abbassa i ritmi e cerca di spegnere i bollenti spiriti dei padroni di casa, ma la nonchalance con cui la Francia gestisce le vampate ungheresi è la stessa con cui colpevolmente fallisce un grosso numero di occasioni sotto porta. Attila Fiola (nomen omen) non mostra la stessa clemenza e castiga Lloris, costringendo i francesi a togliere le ciabatte per giocare la ripresa;

- Il calcio è uno sport straordinario perché è imponderabile e l'impronosticabile 1-0 con cui si chiude il primo tempo getta alcune crepe sull'aplomb con cui i francesi stavano approcciando l'incontro, facendo subentrare un po' di preoccupazione nei Blues con il passare dei minuti. Deschamps vede le nubi all'orizzonte e comincia ad attingere a piene mani dalla sua lunghissima panchina, ottenendo pochino dai singoli innesti (Giroud poco, ma Dembelè meno) ma muovendo qualcosa dal punto di vista tattico. Il pari di Griezmann sembra il preludio di un finale in gloria, ma alla fine il gol non arriva e la Francia deve già fare i conti con il fatto che può anche non vincere;

- La Francia è ancora la favorita? Probabilmente sì, e non c'è dubbio che sia ancora la squadra più forte, ma il risultato di questo caldo pomeriggio ungherese ci rivela un paio di cose interessanti che sapevamo già tutti quanti, ma che ogni tanto è bene ripetere: la forza della Francia non è nel grande agonismo o in un gioco corale (come per esempio per gli Azzurri), ma risiede nella straordinaria qualità di tutti i suoi giocatori, oltre che in una grande solidità. Se Mbappé trova una giornata no, se Benzema sbaglia un gol che generalmente segnerebbe bendato, se Pogba non è in versione Deluxe come contro la Germania, anche loro possono frenare. Anche contro l'Ungheria. In un torneo non c'è proprio nulla di scontato;

- Ma due parole vanno spese anche per la squadra di Marco Rossi, che oggi ha reso orgoglioso un molestissimo pubblico di 54000 persone. Il sorteggio ha infilato l'Ungheria in un girone così brutto che nemmeno a voler far loro un dispetto, ma questa nazionale sta facendo comunque un figurone e, se uscirà, lo farà con la consapevolezza di aver onorato alla grande il palcoscenico. Se contro il Portogallo le resistenze ungheresi si erano rotte proprio nel finale, oggi i ragazzi del tecnico italiano hanno levato lo zero dalla casellina dei punti, fermando nientemeno che i campioni del Mondo. Viste le premesse, già un piccolo trofeo.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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