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2 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni sparse post Spagna-Polonia (1-1)


Morata apre le danze, Lewandowski le chiude: tra Spagna e Polonia il pareggio è un brodino che delude tutti, e lascia il discorso qualificazione in bilico fino alla fine.


– Spagna e Polonia si affrontano per la prima volta nella fase finale di un Europeo, ed entrambe arrivano alla sfida reduci da una prestazione incolore. La musica non cambia, e ne esce un pareggio che sa di brodino per entrambe, con le furie rosse che passano in vantaggio nel primo tempo e sembran decisamente padrone del match, ma si fanno rimontare da un’invenzione di Lewandowski. Ambedue le squadre escono dalla Cartuja con l’amaro in bocca e molte incertezze: andando oltre il pessimismo, va però detto che nonostante questo inizio, sia gli spagnoli sia i polacchi possono ancora qualificarsi;

- Luis Enrique aveva detto alla vigilia che avrebbe giocato Morata con altri 10, a difesa dell’attaccante bianconero che dopo la prima gara di Euro 2020 era finito nell’occhio del ciclone della critica spagnola. Il parafulmine del ct ha giovato, in una fase iniziale, al nueve spagnolo, autore del gol del vantaggio. Nel secondo tempo però rientra dagli spogliatoi il vecchio Morata, che fallisce tre occasioni piuttosto nitide, compreso un tap-in dopo un calcio di rigore. Peraltro sia il gol, sia il penalty assegnati agli spagnoli sono opera (buona e giusta) di revisione Var, che dopo le accuse di mancato utilizzo stasera ha fatto da padrone: sarà un caso, ma è successo con una terna arbitrale italiana;

- Se parliamo di bomber è impossibile non inchinarsi di fronte a Lewandowski: abbandonato in attacco per via di un modulo ultra-difensivista, in una gara difficile, potrebbe soffrire di solitudine e combinare poco, ed invece è capace di costruirsi una rete dal nulla, un mix di mestiere, abilità, potenza e senso del gol da mostrare ai giovani attaccanti. La Polonia è poco altro, con una manovra offensiva davvero macchinosa ed una fase difensiva decisamente imperfetta, per usare un eufemismo: nonostante questo punto, sull’operato di Paulo Sousa c’è più di una perplessità, ma va detto che la rosa a sua disposizione sembra qualitativamente abbastanza povera;

- Paradossalmente, uno dei problemi spagnoli è un centrocampo in versione nostalgica:  Pedri, Koke e Rodri non demeritano nei loro tentativi di ripercorrere il solco della tradizione di palleggi e inserimenti che aveva fatto grande la Roja, ma non sono nemmeno lontanamente comparabili alla linea mediana che fu, composta da Xavi, Iniesta e Fabregas, che resta francamente qualcosa di inarrivabile. L’interrogativo maggiore sta proprio qui: fa bene Luis Enrique ad incaponirsi nello stesso sistema, quando la qualità degli interpreti è decisamente diversa? E fa bene a farlo lasciando Thiago Alcantara seduto in panchina per 90 minuti?;

- La classifica del girone E dice che le furie rosse sono terze a quota 2, mentre i polacchi sono ultimi, con all’attivo solo questo punto, e che almeno una delle due potrebbe esser una delle “deluse” di questo torneo. Per le gare decisive, con Slovacchia e Svezia, ci sono cose da cui ripartire: l’abilità di possesso palla della Spagna e la capacità di capitalizzare della Polonia. Ciascuna delle due rappresentative dovrà tirare fuori qualcosa di più: se ci riuscirà, può staccare un pass per gli ottavi che, per quanto visto oggi, non sarebbe meritato.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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