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3 min

- di Fausto Nardone

Considerazioni sparse post Portogallo-Germania (2-4)


La Germania banchetta su un Portogallo troppo brutto per essere vero e torna prepotentemente in corsa per la qualificazione agli ottavi.


- Nella meravigliosa cornice dell’Allianz Arena di Monaco di Baviera va in scena il secondo big match del girone F: da una lato il Portogallo, in cerca del pass per gli ottavi con una giornata di anticipo, dall’altro la Germania, a caccia di punti preziosi dopo la sconfitta all’esordio contro la Francia. Entrambe le squadre si presentano in campo con gli stessi undici schierati nella prima partita: paradossalmente, i lusitani si trovano a dover riscattare una prima prestazione tutt’altro che brillante (nonostante il 3-0 rifilato all’Ungheria), mentre i tedeschi sono chiamati a replicare la buona prova messa in campo contro i Campioni del Mondo (nonostante lo 0-1 “firmato” dall’autorete di Hummels);

- Il primo tempo è un clamoroso monologo tedesco: la squadra di Löw pressa altissimo e bombarda di cross l’area portoghese, con Kimmich e Gosens che, oltre a rivelarsi imprendibili per Guerreiro e Semedo, provocano le due autoreti grazie alle quali la Germania chiude in vantaggio i primi 45 minuti. Il Portogallo della prima frazione è solo il contropiede che vale il momentaneo 1-0 di Cristiano Ronaldo (107 gol in nazionale per il numero 7): è inspiegabile che una squadra con così tanta qualità in rosa rinunci totalmente a proporre gioco rifugiandosi esclusivamente nelle giocate dei singoli e nei contropiedi;

- La ripresa comincia sulla falsariga dei primi 45 minuti: Gosens e Havertz mettono subito al sicuro il risultato, Diogo Jota prova a riaprirla quando è ormai troppo tardi. Per il resto, è normale amministrazione della Germania. La Mannschaft sembra aver trovato le contromisure giuste all’assenza di un attaccante puro e gioca il solito calcio intenso e aggressivo per circa 70 minuti, momento in cui inizia la girandola dei cambi che porta all’inevitabile spegnersi della partita. I lusitani, ad oggi, rischiano addirittura di rimanere esclusi anche dai ripescaggi delle migliori terze: se infatti dovesse arrivare una sconfitta anche contro la Francia, i soli 3 punti guadagnati contro l’Ungheria potrebbero non bastare a CR7 e compagni per guadagnarsi l’accesso alla fase finale del torneo (considerata anche la differenza reti);

- Il Portogallo visto oggi (e in parte anche nel primo match del girone contro l’Ungheria) non è all’altezza delle altre big del torneo: il gioco latita, la difesa fa acqua e la manovra è tutt’altro che fluida. Nella serata dell’Allianz Arena si salvano davvero in pochi: Cristiano Ronaldo e Diogo Jota -che si scambiano i favori mettendo a referto un gol e un assist ciascuno- rappresentano gli unici pericoli per una Germania mai davvero in difficoltà ma, per il resto, buio totale. Il peggiore in campo è senza dubbio il malcapitato Semedo, che viene ripetutamente travolto dalle cavalcate inarrestabili di Gosens; ma anche Dias, Guerreiro, Carvalho, Bernardo Silva, Bruno Fernandes sono gravemente insufficienti. Inoltre non possiamo non addossare una buona dose di responsabilità al CT Fernando Santos, che in questo momento pare essere nel pallone più di tutti. Ricordiamo che tra qualche giorno arriva la Francia…;

- Difficile invece trovare difetti alla Germania vista quest’oggi a Monaco (volendo essere pignoli, continua a convincere poco la fase difensiva); al contrario, fioccano le note positive: Kroos e Gündoğan dirigono magistralmente l’orchestra tedesca, il trio offensivo ruota così vorticosamente da far girare la testa alla difesa portoghese, Kimmich è fosforo puro sulla corsia destra e anche le seconde linee, subentrate nella ripresa, contribuiscono a tenere al sicuro il risultato. Ma il vero MVP di oggi porta il nome di Robin Gosens: l’atalantino è il padrone incontrastato della corsia sinistra e timbra la sua meravigliosa prestazione con un gol, un assist, un autogol causato e un gol annullato… what else?

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Fausto Nardone, nato a Verona nel ’93, anno in cui il suo idolo Pinturicchio rinunciò alla tavolozza dei colori per iniziare a dipingere solo in bianco e nero. Tifoso juventino e avellinese grazie (o a causa) di suo padre, adora l’estetica concreta di Guardiola, la variante Ascari di Monza e il rovescio a una mano di Federer. Si guadagna la pagnotta occupandosi di comunicazione e marketing ed extra-sportivamente ama cucinare, viaggiare per ostelli, guardare Cinepanettoni e ascoltare i Red Hot Chili Peppers. Il suo ricordo sportivo più bello? Stagione 2002/2003, campionato di Serie C1, Stadio Partenio-Lombardi: Avellino 3 - Benevento 1.

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