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3 min

- di Marco Bellinazzo

Considerazioni sparse post Inghilterra-Scozia (0-0)


La Scozia alza la testa a Wembley Stadium ed impone ai Tre Leoni un ruvidissimo pareggio.


- Londra, Wembley Stadium, la pioggia, gli allenatori con la giacca a vento, Sir Alex e David Beckham in tribuna, i tifosi sbronzi con i cappelli da pescatore e gli occhiali da sole di sera: esisteva forse uno scenario più britannico di questo per fare da sfondo al derby tra Inghilterra e Scozia? Una ginocchiata in volo dopo 4 secondi di gioco ci fa capire che anche in campo la partita non sarà meno anglosassone, calzando a pennello la sua pittoresca cornice: ruvida, fisica e spigolosa, non proprio un sonetto stilnovista, ma un derby vero che fa dell'agonismo il punto centrale della disputa;

- Sono gli scozzesi ad esaltare il loro spirito battagliero in un simile contesto ruspante e si dilettano in una gara di devoto pragmatismo che anestetizza quasi totalmente il talento delle stelle inglesi. I Tre Leoni, legittimamente tra le squadre più attese del torneo, annaspano al cospetto di una squadra ben ordinata e si dimostrano di una disarmante inefficacia nel tentare di scardinare le linee strette della squadra di Clarke che, trascinata dall'invidiabile catena di sinistra Tierney-Robertson, riesce persino a far paura dalle parti di Pickford. Lo 0-0 finale va quasi stretto agli scozzesi;

- Palle, alte, ritmi bassi, molti calci e poco calcio e in questo pentolone di cavallereschi convenevoli nessuno dei tanto attesi fuoriclasse riesce ad essere il lampo tra la pioggia londinese: Mount ci mette spirito in avvio per poi evaporare sulla pressione di Gilmour, Sterling vaga a vuoto come un anima in pena, e Grealish entra come l'uomo più acclamato, ma è l'unica cosa per cui lo ricordiamo. Ma il peggiore è un Harry Kane bullizzato dai centrali scozzesi come un primino alle scuole medie, in una di quelle serate in cui anche stoppare un pallone sembra un'impresa titanica. Ai blocchi di partenza, la lista di nomi a disposizione di Southgate era una delle più temibili. Fin qui, però, resta solo una bella lista;

- Ma a proposito di Gareth Southgate, forse varrebbe la pena che qualcuno della Football Association si prendesse cinque minuti della mattinata di domani per spiegargli che ha cinque cambi a disposizione. In una partita che non si sblocca e con un simile arsenale di soluzioni offensive a disposizione, è quasi un delitto vedere solo due sostituzioni operate dal CT inglese, una al 63' e una al 74'. Southgate mette Grealish a furor di popolo (per Foden, tra l'altro) e toglie un Kane che si sarebbe cambiato anche da solo e poi resta inerme a guardare i suoi sbattere senza soluzioni contro un muro di gomma;

- Per la Scozia è un pareggio che vale come una vittoria, ma più per una questione di orgoglio che di classifica. Il punticino tiene una flebile speranza accesa negli uomini di Clarke, che non son certo gente da farsi scoraggiare, ma che ora, contro una Croazia che non sembra imbattibile, devono fare una cosa che fin qui non è ancora riuscita: vincere. D'altro canto, il risultato di stasera non rovina ancora i piani dei Tre Leoni, che hanno sempre il coltello dalla parte del manico nel girone D ma che devono alzare i giri del motore oppure, a differenza di quanto stanno cantando incessantemente in questi giorni, saranno loro a tornare a casa, e non il Football...

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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