
Considerazioni sparse post Danimarca-Belgio (1-2)
La Danimarca ha una squadra, ma il Belgio ha Kevin De Bruyne e nel tardo pomeriggio di Copenaghen questo basta e avanza.
- Il pubblico amico che affolla gli spalti per incitare i propri beniamini, una grande organizzazione e un’ancora più forte motivazione: la ricetta per una grande Danimarca è così presto fatta. Aggiungete un pizzico di incertezza nella difesa belga e mescolate bene per ottenere un primo tempo in cui i nordici mettono alle corde una delle favorite per la vittoria finale. Danimarca avanti all'intervallo, e meritatamente;
- Se però i rossi hanno dalla loro parte una squadra compatta, coesa, con le idee chiare e uomini di grande leadership a guidarla, i belgi hanno semplicemente Kevin De Bruyne: nel secondo tempo il tecnico Martinez si rivolge a lui come si rivolgerebbe un fedele al cospetto di un santo, facendolo entrare al posto di Mertens. Come il Napoleone manzoniano "ei fe' silenzio, e arbitro si assise in mezzo a lor", piegando prima con una giocata senza senso la resistenza dei danesi, poi mettendo personalmente la firma sulla vittoria chiudendo in rete un'azione fenomenale imbastita dai suoi compagni;
- La gara di oggi conferma le certezze e i dubbi che avevamo sul Belgio: una squadra che ha individualità tali da rendere la selezione fiamminga accecante come un raggio di sole diritto negli occhi. Allo stesso tempo però, le continue incertezze in fase di non possesso e il tasso qualitativo decisamente più basso su cui può contare il suo reparto arretrato fanno sì che i raggi di sole siano quelli di un sole novembrino, quello che solo raramente riesce a far capolino fra una folta coltre di nubi. La sensazione è, al solito, quella di una Ferrari il cui volante viene lasciato a un pilota alle prime armi: Martinez riuscirà da qui alla fase clou del torneo a smentirci?;
- In attesa di Eden, il Belgio punta tutto su Thorgan, che da "fratello di" sta sempre più dimostrando di essere un calciatore vero e anzi fondamentale per la sua squadra. Meno bene del solito Lukaku, che solo poche volte è riuscito a far valere il suo strapotere fisico. Rimandati Carrasco e Mertens, oggi troppo fumosi, Denayer semplicemente non è all'altezza dei compagni che giocano qualche metro più avanti;
- Come se il karma avesse deciso di far scontare tutto insieme il debito che la selezione danese aveva nei suoi confronti dall'estate di 29 anni fa, la Danimarca paga un verdetto troppo pesante per quanto fatto vedere in campo, sia contro la Finlandia (fin quando quella partita ha avuto senso da un punto di vista sportivo ovviamente) sia soprattutto oggi pomeriggio: anche quando è andata sotto infatti la squadra ha continuato a macinare gioco e a mettere in costante difficoltà il più quotato Belgio. La traversa colpita sul finale da Braithwaite però ha il sapore di definitiva condanna. Con un grosso interrogativo: cosa avrebbero potuto offrire i danesi a questa competizione, se sabato scorso si fosse disputata una canonica partita di calcio?
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