, 16 Giugno 2021

Considerazioni sparse post Italia-Svizzera (3-0)


L’Italia va come un treno.


- Lo ammettiamo. Siamo un po’ spaventati. Non abbiamo mai visto una Nazionale affrontare una competizione in modo così spregiudicato, così dominante, così luminoso. La seconda partita del girone evoca infausti ricordi, tra l’autogol di Zaccardo, il dramma contro il Costarica, la sofferenza atroce contro la Svezia, le vuvuzela nelle orecchie contro la Nuova Zelanda. Stavolta invece l’Italia corre dritta e veloce come una palla da bowling che va verso lo strike. Secondo tre a zero consecutivo, dominio assoluto, nessun patema, in barba alla tradizione. Siamo già agli ottavi, prendiamoci il primo posto contro il Galles;

- L’uomo copertina è Manuel Locatelli, ragazzo bocciato in gioventù dal Milan ma che ha saputo ripartire con umilità e tanto duro lavoro. Oggi si prende tutte le luci del palcoscenico grazie ad una prestazione strepitosa, condita dalla perla del secondo gol. Convocato come prima riserva del nostro centrocampo, Locatelli si pone come emblema della qualità e della profondità della nostra rosa;

- È stata una partita mai in minima discussione, fin dai primissimi minuti. Il vento spirava alle nostre spalle. L’Italia si accampa nella metà campo svizzera e domina con il solito gioco di possesso e riaggressioni alte. Trova il gol e abbassa il ritmo, colpendo con ferocia nella ripresa, dimostrando di sapere interpretare al meglio la partita in entrambe le fasi, sempre a suo agio. Una prova di maturità eccellente;

- Importante la ciliegina finale del gol di Ciro Immobile, il secondo in due partite, il quinto nelle ultime sei presenze in Nazionale, a dimostrazione di un amore con la maglia azzurra che sembra finalmente sbocciato. La fiducia massima del nostro centravanti è determinante. Il gol cancella i due errori precedenti e tiene alto il tassometro dell’entusiasmo. Notizie ottime da tutto il reparto offensivo. Insigne gioca con grande serenità. Vedere un Berardi in queste condizioni invece è semplicemente un piacere. L’idea che questo ragazzo all’alba dei ventisette anni non abbia presenze in Champions ci mette molta tristezza. Qualcuno faccia qualcosa, presto. Si è giá perso troppo tempo;

- È vero, l’Italia di Mancini non ha mai affrontato nessuna vera big durante questa cavalcata di imbattibilità inarrestabile. Eppure il dubbio che sia la qualità di questo gruppo a far sembrare inadeguate tutte le avversarie (oggi la Svizzera è stata ridotta a nulla più di uno sparring partner) è sempre più fondato. Non siamo abituati a questa traversata senza drammi, ma possiamo pur sempre abituarci. 

  • È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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