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4 min

- di Federico De Blasi

Guida Turistica per l'Europeo itinerante: Roma


Dopo un anno e mezzo fatto di Via dei Fori Imperiali deserta, tempi di percorrenza del Lungotevere di gran lunga sotto la media, piazze e ristoranti vuoti ed un cambio di governo, Roma si accinge - forse ancora un poco intorpidita - a ripartire ed essere una delle undici privilegiate ad accogliere gli Europei.


Inutile negarlo: la pandemia ha avuto effetti disastrosi sulla percezione del calcio a Roma. Lo stop agli sport di squadra ha fatto sì che il padel soppiantasse - in maniera forse irreversibile - il calcetto. Nei bar e nei salotti non si parla quasi più di pallone ma piuttosto di volè, vibora o bandeja. Qualche timido segnale di risveglio lo hanno offerto prima Roma e poi Lazio tirando fuori dal cilindro due allenatori troppo pop per non essere oggetto di chiacchiere e provocazioni, come si può facilmente evincere dal battibecco a colpi di murales sui muri di Testaccio. Se aggiungiamo poi che siamo agli albori della campagna elettorale per eleggere il prossimo sindaco della capitale ed i faccioni dei candidati cominciano a campeggiare su bus e cartelloni pubblicitari, allora possiamo dire che fino all'alba dell'11 Giugno Roma non aveva ancora realizzato che stavano per iniziare gli Europei.

La città però rimane tutto sommato sempre la stessa. L'estate calda non ha frenato i turisti che piano piano si preparano a ripopolare le strade e i vicoli dell'Urbe; per ora perlopiù locali o al massimo qualche temerario europeo ma è prevista un'infornata di americani da luglio per vivere appieno le Vacanze Romane. La graduale fine delle restrizioni è stata accolta con gioia dappertutto e quasi tutti i quartieri sono tornati a splendere ed animarsi.

Un posto a Roma

Scegliere un solo monumento a Roma, potete immaginare, è una missione difficile. Posto che il più iconico sarebbe ovviamente il Colosseo, il primo che salta in mente quando si parla di rapporto tra calcio e luoghi della Capitale è il Circo Massimo. Fate i dovuti e consueti gesti apotropaici di rito ma con un volo pindarico immaginate la sera dell'11 Luglio. Italia in finale. Una lieve brezza accompagna la fresca serata estiva romana mentre bevete ettolitri di birra di bassa lega di fronte ai maxischermi del Circo Massimo. E non c'è nemmeno più il coprifuoco.

Come dimenticare...

Due scenari: se vinciamo saltano gli schemi di distanziamento sociale, parte il coro confusionario di Seven Nation Army ed il pubblico in visibilio invoca lo spogliarello di una delle fidanzate di Zaniolo. Se perdiamo la serata è ancora bella, la notte ancora giovane e può quindi partire il pellegrinaggio verso i bar limitrofi per dimenticare la sconfitta.

Cosa mangiare a Roma

Più o meno lo stesso discorso fatto per i monumenti vale per i piatti della tradizione romana. Questa volta però prevale la scelta "nazional popolare" e si parla di carbonara, anche se le origini del piatto sono incerte e sempre fonte di discussione. Roma ha infatti acquisito - o forse a furia di prepararne quintalate - si è autoconferita la paternità della ricetta. Ma proprio qui il discorso s'infittisce. Guanciale o pancetta? Parmigiano o Pecorino? Cipolla sì o cipolla no?

Come un piatto che conta quattro semplici ingredienti possa avere sapori completamente diversi da osteria a osteria rimane un mistero. Nonostante la dottrina sia pressoché unanime sugli ingredienti, nessuna pasta è allo stesso tempo divisiva ed unitaria come la Carbonara. Eserciti di fondamentalisti gastronomici ne fanno una battaglia di civiltà soprattutto contro quegli analfabeti culinari degli amici stranieri che dopo un Erasmus di sei mesi in Italia si lanciano in Germanizzazioni o Francesizzazioni (ogni riferimento a cose o persone è assolutamente voluto) della carbonara, riuscendo a storpiare un piatto apparentemente basico spezzando gli spaghetti o, come se non bastasse, aggiungendo prezzemolo, panna o altri obbrobri che non sto qui ad elencare per non urtare la sensibilità dei fondamentalisti di cui sopra. La speranza è quindi quella di infliggere ai nostri cugini ed avversari una lezione sia sul rettangolo verde che a tavola, nella speranza di non rivedere più video come questo:

Bonus track: se per caso vi trovate nei paraggi e volete gustare una carbonara coi sacri crismi, un attimo prima di Campo de' Fiori c'è Luciano Cucina Italiana. Non fatevi ingannare dalla posizione e non pensate di trovare la solita osteria acchiappa-turisti. A detta di chi scrive la migliore carbonara della città. Il prezzo per un piatto di pasta (16€) è decisamente sopra la media ma dopo averne mangiate decine e decine posso dire con assoluta serenità che non riesco nemmeno ad immaginare una carbonara migliore di quella di Luciano. E' riuscito nell'intento di ingentilire un piatto non propriamente delicato. Senza dimenticare la qualità assoluta delle materie prime e un equilibrio quasi matematico tra i sapori. Il palato è in festa.

Lo Stadio Olimpico

L'imponente Stadio Olimpico troneggia alle pendici di Monte Mario e deve il suo nome alle Olimpiadi di Roma del 1960. Fino ad allora si chiamava Stadio dei Cipressi a causa della folta presenza degli alberi lì nella zona circostante.

La Nazionale Italiana non ha un rapporto particolarmente forte con l'Olimpico. E' vero però che nel 1968 (anno in cui la Dea Bendata agevolò il passaggio alla finale grazie alla monetina che cadde per il verso giusto) vincemmo gli Europei dopo la ripetizione contro la Jugoslavia; negli annali c'è poi solo un'altra partita contro il Belgio terminata 0 a 0. Diverso quando si parla di Mondiali dove ad Italia '90 le Notti Magiche ci hanno dato più di qualche soddisfazione, ahinoi poi culminate nella sconfitta ai rigori in un San Paolo surreale mezzo Argentino.

Tornando ai tempi moderni, l'esordio con la Turchia ci fa certamente ben sperare e l'Olimpico sarà teatro anche delle prossime partite del girone contro Svizzera e Galles. Poi, infine, un quarto di finale il 3 luglio.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Poeta, fotografo, scienziato politico e stopper. Queste solo alcune delle attività in cui vorrebbe ma non può. Zemaniano fino al midollo, ha il 433 spregiudicato del Boemo come stile di vita. Tifoso quindi del Salisburgo, con la testa sempre in America Latina e il corpo momentaneamente a Roma.

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