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14 min

- di Simone Renza

Guida pratica per riconoscere i tuoi santi


"Adesso l’America è, per il mondo, nient’altro che gli Stati Uniti: noi abitiamo in una sub-America, un’America di seconda classe, difficile da identificare. È l’America Latina, la regione delle vene aperte"(Eduardo Galeano, Le vene aperte dell’America Latina).


Leggere di quanto accade in Sud America è come immergersi in una novela negra di Sepulveda o Paco Ignacio Taibo II: polizia che spara, governi e massimi organismi del calcio locale corrotti, tessuti sociali dilaniati, ricchezza e povertà che vivono una affianco all’altra, moti ribelli per le strade. In tutto questo costante tumulto c’è un pallone che, come ha detto El Diego, no se mancha (non si sporca), anzi continua a essere elemento centrale nei movimenti di piazza grazie ai tantissimi tifosi che rappresentano l’anima delle strade e degli stadi. El fùtbol, dunque, diviene protagonista centrale di questa narrazione. Si dice che lo hanno visto per le strade di Medellin, Calì, Sao Paulo, Rosario, Buenos Aires rimbalzare tra lacrimogeni, fionde, cassonetti in fiamme.

Ma andiamo per ordine.

COLOMBIA

Da un mese i suoi pentagoni bianco e neri sono in paro (sciopero) contro la Riforma Tributaria voluta dal governo neo liberista di Duque in Colombia, cercando di impedire che i diseredati debbano pagare il prezzo di una crisi che questa pandemia ha solamente fatto emergere in tutta la sua brutalità. Si pensi solamente che, stando ai dati diffusi dal Dipartimento di statistica dell'amministrazione nazionale il 28 aprile 2021, il tasso di povertà è salito del 6,8% portando il dato complessivo della popolazione sotto la soglia della sopravvivenza al 42,5 % .

Ma non solo. In Colombia si assiste da anni ormai a continui massacri e assassinii di leader sociali, la violenza di corpi paramilitari e di polizia regolare è una costante quotidiana e questo mese si sciopero ha mostrato e sta mostrando al mondo intero cosa sia la Squadra Mobile Antisommossa (ESMAD): violazione dei Diritti Umani, continui omicidi e stupri. I manifestanti stanno urlando, come è avvenuto per le strade degli Stati Uniti, che la polizia venga completamente riformata e che venga smantellato dell'ESMAD (ricordiamo che queste forze militari sono state ideate e vengono formate negli USA).

Attraverso il suo account Twitter, Josè Miguel Vivanco (Human Right Watch), ha annunciato che ad oggi "abbiamo ricevuto denunce credibili su 63 morti avvenute in Colombia dall'inizio delle proteste". Ha affermato che, di queste denunce relative alle proteste, ci sono 26 di manifestanti o passanti e due poliziotti. Numeri superiori a quelli pubblicati dal ministero della Difesa colombiano, che nel suo ultimo rapporto menziona 45 morti di civili (17 legati alla protesta e 9 in corso di verifica) e due di membri della Polizia. Da parte sua, l'ONG Temblores segnala 43 casi di morte presumibilmente da parte di tale istituzione, 18 ancora in corso di verifica. Le cifre hanno portato HRW a fare un appello al governo colombiano per effettuare una trasformazione completa dall'istituzionalità alla Polizia. Afferma Vivanco: “Ho espresso la nostra preoccupazione per gravi violazioni dei diritti umani. Ho insistito sulla necessità di una riforma della polizia e di consentire una rapida visita da parte della IACHR. Ha promesso di garantire la visita della IACHR”. Da parte sua, la Procura generale ha consegnato il 24 maggio un rapporto sulle persone non ritrovate dopo un mese di proteste. L'ente ha riferito di aver trovato 290 persone che erano state denunciate disperse durante le manifestazioni, ma che sono ancora attive le ricerche per altri 129 cittadini.

Ad oggi, 3 Giugno 2021, si contano 3.769 casi di brutalità poliziesca in tutto il paese.

Altre richieste del Comitato nazionale del Paro sono: il reddito di emergenza di base di almeno un salario minimo mensile corrente; la difesa della produzione nazionale; non discriminazione di genere, diversità sessuale ed etnica, tra le molteplici.

A tal proposito si invita a dare un occhio a questo reportage fotografico di MedioLibres di Calì, come riportato da Dinamo Press, dove, per immagini, si narra questo periodo intenso di lotte sociali e politiche in Colombia.

Come si diceva, questo moto rebelde ha coinvolto anche il fùtbol: il 4 maggio, la partita tra Santa Fe e River Plate della Copa Libertadores è stata sospesa; allo stesso modo, la partita tra Atlético Nacional e Argentinos Juniors è stata riprogrammata; la partita di Copa Libertadores tra Junior e River Plate, che si è giocata normalmente a Barranquilla il 12 maggio, ha visto fuori dallo stadio forti disordini tanto da dover essere più volte interrotta a causa dei gas lacrimogeni che sono stati respirati dal campo tanto che Marcelo Gallardo, tecnico dei millonarios, ha definito del tutto anomalo e fuori luogo che si possa essere disputato un incontro del genere. La stessa identica vicenda è accaduta dopo la partita tra Amèrica de Cali e Atlético Mineiro a Barranquilla il giorno successivo, 13 maggio. In questo quadro, dopo che il Comitato del Paro aveva chiesto a gran voce che la Copa America non venisse disputata in Colombia, la Confederazione calcistica sudamericana (CONMEBOL) ha deciso, benchè con diverse motivazioni, che la competizione venisse, quindi, disputata unicamente in Argentina.

ARGENTINA

Ma nel paese di Maradona la situazione non è di certo migliore.

L'Argentina affronta problemi di lunga data sui diritti umani che includono abusi della polizia, cattive condizioni carcerarie, violenza endemica contro le donne, difficoltà di accesso ai servizi essenziali ed ostacoli che impediscono alle popolazioni indigene di godere dei diritti. L'Argentina continua a fare progressi nella protezione dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) e per perseguire i funzionari per gli abusi commessi durante la "Guerra sporca" del paese (1976-1983), sebbene i processi siano stati soggetti a preoccupanti ritardi.

Le leggi di grazia e amnistia che proteggono i funzionari implicati nei crimini della dittatura 1976-1983 sono state annullate dalla Corte Suprema e dai giudici federali nei primi anni 2000. A settembre 2020, l'ufficio del procuratore generale ha riportato 3.329 persone accusate, 997 condannate e 162 assolte. Delle 597 indagini sui crimini contro l'umanità, i giudici avevano emesso sentenze in 246. Ad agosto 2020, 130 persone sottratte illegalmente ai loro genitori da bambini durante la dittatura erano state identificate e molte erano state riunite alle loro famiglie, secondo l'Abuelas de Plaza de Mayo.

Si pensi che in questo paese la legalizzazione dell’Aborto è avvenuta unicamente nell’anno appena trascorso benchè, un recente rapporto di Human Rights Watch, basato su ricerche in cinque province e nella città di Buenos Aires, ha mostrato che i medici e le autorità sanitarie locali spesso impongono barriere arbitrarie e illegali alle donne che cercano l'aborto in base alle eccezioni consentite dalla legge. Questi includono quando la loro vita o salute è a rischio o perchè sono state vittime di stupro.

In tutto questo quadro endemico occorre confrontarsi anche con la pandemia virale in corso. A ottobre 2020, l'Argentina aveva segnalato più di 1.130.000 casi confermati di Covid-19 e oltre 30.000 decessi. A marzo 2021, il governo ha imposto un blocco obbligatorio a livello nazionale. Mentre molte province hanno progressivamente revocato le restrizioni, la regione metropolitana di Buenos Aires ha continuato a essere parzialmente bloccata al momento della stesura.

Ad oggi si registrano quasi 32.000 casi giornalieri in tutto il paese e una media di 580 morti.

Questo dato ha, quindi, portato la CONMEBOL ad annunciare, a sorpresa, l’annullamento della competizione in questo paese facendo registrare, però, una decisione molto curiosa, se così possiamo dire: quella di far svolgere l’intera Copa America in Brasile.

BRASILE

Ripensandoci, l’aver aggettivato come “curiosa” la scelta non rende merito ad una scelta completamente scellerata, densa di no-sense e politcamente folle. Così come lo è, del resto, Bolsonaro, il presidente in carica del paese carioca.

Per capire cosa sia Jair Bolsonaro basti pensare che da quando è al potere ha cercato di sabotare le misure di salute pubblica volte a frenare la diffusione di Covid-19; la sua amministrazione ha indebolito le forze dell'ordine ambientali, dando effettivamente il via libera alle reti criminali che si dedicano alla deforestazione illegale in Amazzonia e usano intimidazioni e violenze contro i difensori delle foreste, accusando gli indigeni e le organizzazioni non governative (ONG) di esserne responsabili.

Nel 2019, la polizia ha ucciso 6.357 persone, uno dei tassi più alti di omicidi di polizia al mondo. Quasi l'80% delle vittime erano nere. Gli omicidi della polizia sono aumentati del 6% nella prima metà del 2020.

Concentrandosi, per un momento, sula decisione del massimo organismo del calcio sudamericano e sulla sua scelta folle si pensi che, dopo aver sempre minimizzato il Covid-19 definendolo "una piccola influenza", ha diffuso informazioni fuorvianti; ha cercato di impedire agli stati (il Brasile è una Repubblica federale) di imporre regole di distanziamento sociale; la sua amministrazione ha tentato di nascondere al pubblico i dati sul Covid-19; ha licenziato il suo ministro della salute per aver difeso le raccomandazioni dell'OMS e il ministro della sanità sostitutivo si è dimesso in opposizione alla difesa del presidente di un farmaco non provato per curare il Covid-19.

Il Brasile sta vedendo una crisi sanitaria che la rende prima nel mondo per rapporto popolazione/morti e ammalati, ma il presso più pesante la stanno pagando gli indigeni e le persone di colore.

I primi, visto lo scarso accesso all'assistenza sanitaria e la prevalenza di malattie respiratorie o altre malattie croniche, sono particolarmente vulnerabili alle complicanze del Covid-19.

A giugno 2020, il Congresso ha approvato un disegno di legge che obbliga il governo a fornire assistenza sanitaria di emergenza e altra assistenza per aiutare le popolazioni indigene a far fronte alla pandemia. Il presidente Bolsonaro ha parzialmente posto il veto, ma il Congresso ha ribaltato il veto. A luglio, la Corte Suprema ha ordinato all'amministrazione Bolsonaro di elaborare un piano per combattere la diffusione del Covid-19 nei territori indigeni.

Si pensi che ad oggi in Brasile si registrano quasi 95.000 casi giornalieri con poco più di 2.500 morti al giorno.

In questi giorni, peraltro, centinaia di migliaia di persone stanno sfilando per le strade delle città brasiliane chiedendo sanità, diritti e le dimissioni del genocida Bolsonaro e non mancano gli ultras, perché anche qua il Fùtbol è dannatamente legato alla società ed è specchio delle periferie ribelli del paese.

Ed è notizia di qualche giorno fa di come buona parte dei giocatori verdeoro e del loro allenatore Tite siano decisamente contrari a questa decisione tanto da minacciare il boicottaggio della Selecao alla Copa America. Ciò ha fatto infuriare il presidente della federazione calcistica locale, Cabloco, che ha vietato a Casemiro, il capitano, di partecipare alla conferenza stampa prima dell'ultimo match valido per le qualificazioni ai prossimi, contestatissimi, mondiali in Qatar. A seguito di ciò, Tite ha minacciato anche le sue dimissioni qualora non vengano ascoltate le istanze dei suoi giocatori. Tutto quanto, però, è rientrato dopo che Cabloco è stato destituito portando una provvisoria pace nello spogliatoio verdeoro.

Ci si chiede, dunque, quale sia la motivazione che abbia spinto la CONMEBOL ad assegnare la Copa a questo paese dopo averla revocata all’Argentina perché in crisi sanitaria.

La Corte Suprema del Brasile, adita perchè verificasse la fattibilità giuridica della competizione stante la grandissima crisi di cui si è detto, ha autorizzato lo svolgimento della Coppa América di calcio nel Paese dopo che la maggioranza dei suoi giudici hanno respinto i ricorsi per l'annullamento del torneo. Dopo che sei giudici su 11 hanno votato a favore in una sessione straordinaria del tribunale, la controversa competizione è iniziata ieri notte, con l'apertura tra Brasile e Venezuela a Brasilia.

PERU'

Per completare questo giro nel continente, in Perù si sta per svolgere un ballottaggio storico che potrebbe vedere definire la sua storia: da una parte un educatore sindacale di sinistra in cerca di cambiamenti costituzionali, Pedro Castillo, e dell'altra una neoliberista di destra rappresentante di tutto ciò che attualmente definisce la politica peruviana, Keiko Fujimori, figlia del caudillo che per anni ha incatenato il popolo peruviano. L'esito è stato dei più rocamboleschi possibile: per una manciata di voti il professore Marxista riesce, in zona cesarini (rectius: Caicedo), a superare la populista Keiko e, con il 99% delle schede scrutinate, ad aggiudicarsi la massima carica politica peruviana con la speranza che possa, questa tornata elettorale, segnare un nuovo passo di svolta nella saga politica sudamericana.

Ma non è tutto oro ciò che luccica, è il caso di dire. Infatti , come ci dice Giorgio Tinelli, docente dell’Università di Bologna, sede di Buenos Aires: «La situazione in Perù è sintomo di una fase di grande incertezza politico-istituzionale e di un sistema politico assolutamente frammentato. Il ballottaggio fra i due candidati ha suscitato nell’elettorato un fattore “anti”, da una parte gli anti-fujimoristi e dall’altro gli anti-comunisti o anti-marxisti». Il Paese, dunque, è spaccato in due. Cionostante la direzione che assumerà il Perù al momento non è affatto chiara e certa. Tinelli segnala i problemi di governance del Parlamento, dove Castillo non ha la maggioranza e ipotizza una sua mossa per forzare un po’ la mano e imprimere una svolta che gli assicuri la possibilità di governare. Per contro, la rivale Fujimori potrebbe giocare la carta che è stata giocata contro Vizcarra, cioè tentare di arrivare alla sfiducia di Castillo per “incapacità morale”, come previsto dalla Costituzione peruviana. (qui il link all'intervista su Radio Fujiko)

Vi è da dire che la campagna elettorale, però, si è contraddistinta per toni accesissimi e colpi di scena continui. Molti protagonisti della nazionale andina si sono schierati a favore della Fujimori, creando non poche polemiche, indossando la maglietta ufficiale e registrando video elettorali di endorsement. Nei loro video affermano che vogliono indossare la maglia della squadra del Paese perchè tale gesto coincide con la frase della campagna della stessa Fujimori, “mettiti la maglia” (capo che la candidata ha sempre indossato sempre in campagna elettorale). Contro questo utilizzo nefasto è intervenuto anche il cardinale cattolico Pedro Barreto che ha affermato che i calciatori “non si facciano filmare con la sacra maglia del Perù come simbolo poiché questo è un uso politico che va condannato”. La polemica ha invaso le reti sociali con l’ashtag #LaCamicetaNoSeMancha dove migliaia di utenti hanno chiesto ai giocatori perché pochi mesi fa, nel novembre 2020, si sono rifiutati di condannare la repressione con morti e feriti compiuta del presidente di destra Manuel Merino contro la vasta protesta sociale che lo ha costretto a dimettersi affermando che non era loro compito intervenire in politica ed invece ora si schierano con chi era alleato di Merino.

STORIA DE LA COPA

In questo quadro che, probabilmente, Sepulveda o Taibo II non avrebbero potuto immaginare in una loro novela negra, avrà spazio la più antica competizione per nazionali al mondo: la Copa America.

La storia di questa competizione è sterminata e si proverà a delinearne alcuni tratti per poter comprendere l’enorme fascino.

La fondazione del torneo della Copa América, originariamente chiamato South American Championship, fu stabilita nel 1910, quando si svolse in Argentina il primo torneo internazionale tra squadre sudamericane. L'Argentina decise di organizzare la Coppa del Centenario della Rivoluzione di Maggio in onore della Rivoluzione di Maggio del 1810, quando l'Argentina lottò per conquistare la sua indipendenza dalla Spagna. L'Associazione calcistica argentina ha invitato Uruguay, Cile e Brasile a partecipare al torneo. Il Brasile ha dovuto declinare l'invito, il che significava che ogni paese ha giocato contro gli altri due paesi una volta ciascuno e il vincitore è stato la squadra con il maggior numero di punti alla fine del gioco di gruppo: l'Argentina ha vinto questo torneo con vittorie su Cile (5-1) e Uruguay (4-1).

La sua prima edizione ufficiale, però, fu tra il 2 e il 17 luglio 1916, nell'ambito delle commemorazioni del centenario dell'indipendenza dell'Argentina. Oltre al Paese ospitante, hanno partecipato anche Cile, Uruguay e Brasile.

Dalla sua prima edizione fino al 1967 il torneo fu chiamato South American National Team Championship. Nella prima edizione, l'Uruguay ha conquistato il titolo di Campione, dopo lo 0-0 contro l'Argentina nella finale giocata allo stadio del Racing Club de Avellaneda.

A partire dal 1975, alla sua 30a edizione, il torneo fu ufficialmente ribattezzato Copa América. Con il cambio del nome ci furono anche dei cambiamenti nel sistema delle controversie. Il sistema dei punti consecutivi è stato sostituito da un format simile a quello della Coppa del Mondo FIFA: fase di qualificazione, con le squadre divise in gironi, seguita da fasi a eliminazione diretta.

A partire dal 1993, la CONMEBOL iniziò a invitare squadre al di fuori del Sud America a partecipare alla Copa América. I primi sono stati gli Stati Uniti e il Messico. Nel 2016, la Copa América Centenario aveva eccezionalmente sei squadre invitate: Costa Rica, Stati Uniti (ospite), Haiti, Giamaica, Messico e Panama.

Tuttavia, le squadre invitate non hanno mai conquistato un'edizione del torneo. Il Messico è stata la squadra che ha ottenuto i migliori risultati: seconda nel 1993 e 2001 e terza nel 1997, 1999 e 2007.

Ci sono stati, però, momenti del tutto particolari, come lo è questo continente del resto.

Il torneo disputato nel 1916 si giocò sul campo del Circolo di Ginnastica e Scherma di Buenos Aires (G.E.B.A.) ed era considerato, il calcio, in modo amatoriale comportando ciò che gli atleti non vi dedicassero il loro tempo pieno. È così che le squadre partecipanti al concorso hanno chiamato solo 11 giocatori per giocare il torneo. L'Argentina, il paese organizzatore, ha dovuto affrontare il suo omologo brasiliano, ma nel giro di pochi minuti si sono resi conto che uno di loro doveva essere assente all'ultimo minuto per un urgente viaggio di lavoro. Nel bel mezzo della disperazione, hanno riconosciuto José Laguna, un giocatore di calcio del club Huracàn, tra il pubblico. Hanno fatto la proposta ed è così che l'Albiceleste si è salvata dall'essere eliminato.

La terza edizione è stata un'odissea completa per la squadra cilena, che ha dovuto viaggiare in treno fino a Buenos Aires e da lì intraprendere un lungo viaggio fino a Rio de Janeiro, dove si svolgeva quell’edizione. Come se non bastasse, dopo aver terminato il torneo (vinto dal Brasile), i cileni non sono potuti rientrare in barca a causa di una bufera di neve che aveva chiuso la traversata delle Ande. I giocatori, già senza soldi per l'alloggio, decisero di effettuare la traversata a dorso di mulo. Sono arrivati ​​sani e salvi 40 giorni dopo.

Il Brasile ha ospitato ancora una volta la Copa América, mentre Epitàcio Pessoa, presidente del Brasile, ha vietato ai discendenti afro di giocare il campionato e di essere convocati nella squadra nazionale di calcio. Ciò ha escluso Arthur Friedenreich, un mulatto con un padre tedesco e una madre brasiliana che aveva la magia nei suoi piedi ed era considerato il miglior giocatore di calcio del paese, essendo una figura e un capocannoniere nella Coppa del 1919. Il popolo brasiliano scese in piazza creando tumulti e facendo revocare le misure prese da Pessoa così che El Tiger Friedenreich è stato in grado di giocare di nuovo e il Brasile ha vinto la sua seconda medaglia d'oro.

Nell'edizione 1999, il giocatore argentino Martìn Palermo ha raggiunto un record particolare. Nella partita che la sua squadra ha giocato contro la Colombia, il calciatore ha sbagliato tre rigori in meno di 90 minuti e la sua squadra ha perso 3-0 contro i cafeteros. Nonostante ciò, Palermo è stato il capocannoniere dell'Argentina in quella Coppa con 3 gol realizzati.

Nell'edizione 2011, organizzata dall'Argentina e vinta dall'Uruguay, la squadra paraguaiana è riuscita a raggiungere la finalissima senza aver vinto nemmeno una partita. Evento insolito e, sino a quel momento, mai visto prima nella storia del calcio. La squadra Guaranì si è qualificata come la seconda migliore terza parte, per la quale ha affrontato il Brasile nei quarti di finale, e ha raggiunto le semifinali ai rigori, poichè i Carioca hanno sbagliato tutti i rigori. In semifinale ha pareggiato con il Venezuela ed ha ottenuto allo stesso modo il passaggio alla finale. Infine, avrebbero affrontato l'Uruguay in finale, una partita persa 3-0.

LE SQUADRE

Il sorteggio per i due gironi si è tenuto il 3 dicembre 2019 a Cartagena. Ai due Paesi originariamente ospitanti, Argentina e Colombia, sono state automaticamente assegnate le posizioni A1 a B1. Questi i gironi:

GIRONE A (Zona Sur)

Argentina

Bolivia

Uruguay

Cile

Paraguay

GRUPPO B (Zona Norte)

Colombia

Brasile

Venezuela

Ecuador

Perù

Grandi favorite, per lignaggio, sono Argentina, Brasile e Uruguay. Queste tre difatti, possono contare tra le proprie fila alcuni tra i più forti giocatori del pianeta: Neymar, Messi, Di Maria, Cavani, Firmino, Suarez etc. Ma, senza alcun dubbio, outsider pronte ad insidiare queste corazzate sono i Cafeteros con gli atalantini Muriel e Zapata, con Cuadrado e con il grande assente James Rodriguez causa infortunio, ma anche il Cile che, seppur senza astri nascenti, potrà contare sull’esperienza di alcuni come Sanchez, Vargas ma non di Vidal poiché alle prese con il Covid ed attualmente ospedalizzato. Da non sottovalutare il Perù e los vinotintos (i venezuelani) che solitamente tendono a vendere carissima la loro pelle.

Sarà anche, forse, una delle ultime occasioni per Messi di poter vincere qualcosa con la Seleccion e consacrarsi anche agli occhi del popolo argentino, così come sarà l'occasione per Neymar di crescere e divenire, definitivamente, trascinatore della Selecao. Vi è da dire che questi continui cambiamenti di sede, una stagione altamente logorante – specie per i più noti giocatori - i viaggi intercontinentali e la situazione pandemica potrebbero, però, giocare il loro ruolo ribaltando completamente ogni pronostico portando la Copa dove magari non è mai arrivata.

Ma questa edizione sarà anche la prima senza D10S e Higuita, storico portiere, icona cafetera e grandissimo amico del Diego, ha scritto alla CONMEBOL dicendo: "Siamo pronti a ricevere le migliori squadre sudamericane. La Copa América che Colombia e Argentina ospiteranno si sta avvicinando, che meraviglia. Questa dovrebbe essere un tributo a Diego Armando Maradona, Copa América Diego Armando Maradona" (ovviamente prima che la sede venisse totalmente cambiata). Questo appello, però, è caduto nel vuoto ben sapendo che El Diego era completamente inviso alle massime autorità calcistiche continentali.

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Nonostante, dunque, il grandissimo caos politico e sanitario che sta attraversando il continente, il Fùtbol ha già preso il sopravvento. Certo stride terribilmente l'immagine del Manè Garrincha vuoto e con i suoni artificiali quando in Europa gli stadi sono, finalmente, pieni (sebbene a capienza ridotta), così come fa rumore che la partita inaugurale si sia svolta nello stadio intitolato a Alegria do Polvo (il citato Garrincha) che, in vita, è stato dapprima osannato e poi, non essendosi piegato alla volontà dei colonnelli al potere in Brasile, è stato dapprima esiliato, umiliato, disconosciuto e fatto morire per le strade senza alcuna riconoscenza. Unica speranza è che quantomeno il Fùtbol no se ensucia e che riesca ancora una volta ad essere all'altezza di questo meraviglioso, caotico, bollente, ribelle continente.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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