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6 min

- di Alessandro Ginelli

Svezia, un mobile Ikea senza le istruzioni


Solida, affidabile e resistente ai condizionamenti esterni, eppure priva di quella magia che rende le cose uniche. La Svezia si presenta a Euro 2020 con la stessa filosofia che l’ha premiata nelle ultime competizioni internazionali e la possibilità di far vedere qualcosa di nuovo, se solo le istruzioni per riuscirci fossero nella lingua giusta.


È vero, parlare della nazionale svedese paragonandola a qualcosa che riguarda l’Ikea, ovvero l’idea di Svezia più diffusa al di fuori della Svezia stessa, può suonare parecchio stereotipico. Sarebbe come se domani aprissimo un sito di approfondimento sportivo ungherese e leggessimo che qualcuno sta equiparando la formazione italiana a una pizza margherita in cui Verratti è il pomodoro, Barella la mozzarella e Insigne il basilico, oppure se un qualsiasi giornale europeo scrivesse il proprio pronostico sul destino della formazione olandese a Euro 2020 comparandola al meccanismo dei coffee shop. In questo caso preferiamo non addentrarci in ipotesi su quelli che sarebbero i termini del paragone…

Noi non sappiamo se in Svezia, in questo momento, qualche cittadino locale, che nella nostra visione stereotipica ci immaginiamo biondo e con la barba lunga, stia leggendo questo articolo. Ma se ciò sta accadendo, allora vorremmo che nella sua mente vichinga passasse con forza e decisione il messaggio per cui non ci siamo auto-imposti di essere denigratori nei confronti della Svezia solamente per punirla di averci regalato almeno due delle più laceranti memorie calcistiche degli ultimi vent’anni. Siamo più professionali di così. Il fatto è che la metafora offerta dalla sensazione di quando ci siamo trovati (al plurale perché tanto è capitato a tutti) nella situazione di montare un mobile Ikea senza avere a disposizione le istruzioni oppure senza capirle troppo bene, ci è sembrata da subito la figura retorica perfetta per descrivere la struttura e l’attitudine con cui la Svezia sta per approcciare questo Europeo itinerante. Una squadra che ha un sacco di pregi oggettivi, come la solidità, l’affidabilità, la praticità, la resistenza alle intemperie, ma al contempo rimane un oggetto non particolarmente estetico, privo di suggestivi spunti di design e che, senza le competenze corrette o, per l’appunto, le istruzioni su come renderlo efficace, si trasforma in un nemico ostico, specialmente nelle stagioni più calde in cui il sole picchia con forza sulle nostre case.

Può un mobile dell’Ikea trasformarsi in un oggetto da Milano Design Week? A dirla tutta, fino a due mesi fa, vivevamo nella convinzione che ciò potesse davvero succedere nel caso della Svezia, ma l’infortunio di Ibrahimovic prima e le positività al Covid di Kulusevski e Svanberg (i due giocatori nei quali riponevamo maggiori attese) ci hanno riportati con forza alla metafora iniziale e ora ci pare che per Andersson le istruzioni siano in una lingua semi-incomprensibile.

LA ROSA

Con una scelta che ci sentiamo di definire assai strana, lo scorso 19 maggio 2021 la Federazione Svedese ha diramato le convocazioni per Euro 2020 suddividendo i giocatori in tre categorie: Portieri, Difensori, Centrocampisti-Attaccanti. Il solo fatto di vedere centrocampisti e attaccanti all’interno dello stesso universo merceologico ha portato subito la nostra mente verso mondi “Guardioleschi” in cui il centravanti non esiste e dalla metà campo in su tutti devono saper fare tutto. Ovviamente, come avrete potuto intuire dall’introduzione, questa visione è fantasiosa e distaccata dalla realtà.

Vogliate però permetterci di seguirla, in modo da avere una logica con cui snocciolare chi siano i giocatori scelti da Andersson per questa sua ennesima avventura internazionale.

In porta la maglia da titolare è sulle spalle di una vecchia conoscenza del nostro calcio, quel Robin Olsen che abbiamo visto parare a fasi alterne con la maglia della Roma. Le sue riserve sono più che altro due uomini spogliatoio e due pessimi clienti da sfidare a una gara alcolica in un bar: si tratta di Johnsson del Copenaghen e di Nordfeldt dell’Ankara.

La fase difensiva è esattamente quella che tutti ci attendiamo dalla Svezia, fatta di giocatori fisici e di terzini che sembrano più che altro difensori centrali prestati temporaneamente al ruolo esterno. La guida è quella “Red Devil” di Victor Lindelof, probabilmente non il giocatore che gli addetti ai lavori si aspettavano che diventasse, ma reduce comunque da una stagione di soddisfazioni con la maglia del Manchester United. Al suo fianco il suo fidato scudiero dovrebbe essere l’ex Bologna Helander con Pontus Jansson a destra e Augustinsson a sinistra. Quest’ultimo, titolare nel Werder Brema, è l’unico difensore svedese che dà l’idea di sapere cosa sia un cross.

Ma ora passiamo al piatto forte della casa. No, non sono le polpette, ma il famoso centrocampo-attacco, che in realtà noi avremmo diviso tra “gente con senso tattico e tendenza pronunciata a dare parecchie mazzate” e “gente talentuosa, ma comunque con mentalità svedese”. Fanno parte della prima categoria calciatori come Albin Ekdal, Sebastian Larsson e Viktor Claesson. Se non dovesse ricordarvi quanto possano essere rognosi questi tre, vi preghiamo di riaprire le memorie dello spareggio contro l’Italia per andare al Mondiale di Russia e ricordare come intasarono le confuse linee di passaggio azzurre. Appartengono invece alla seconda classe calciatori come Emil Forsberg e Mattias Svanberg, con quest’ultimo che, prima di prendere il covid, consideravamo una delle potenziali sorprese più brillanti di questo Europeo. Un gran peccato se ne dovesse essere tagliato fuori.

C’è poi una terza categoria di calciatori offensivi in questa Svezia ed è composta dai cosiddetti “svedesi di nuova generazione”, che sarebbero quelli in grado di poter offrire letture diverse alla Nazionale gialloblù, se solo il mister non fosse così tremendamente immerso nella sua innata idea di equilibrio. Dalle idee e dalle giocate di gente tipo Kulusevski, Isak, Quaison (spero abbiate notato i cognomi non tipicamente svedesi) contiamo di poter vedere qualcosa fuori dal classico canovaccio. Sempre che ce ne sia il tempo.

LA STELLA

Ha preso il Covid a pochi giorni dall’esordio e l’allenatore non è esattamente quello giusto per valorizzarne le caratteristiche, tanto che il posto da titolare in una Nazionale che evidentemente non pullula di talento è ancora oggi in discussione. Dejan Kulusevski non ha vissuto la stagione clamorosa che molti credevano avrebbe vissuto con la maglia della Juventus. Spaesato dall’esigenza di dover giocare in maniera più associativa e quasi perennemente costretto a rinunciare alle praterie di cui disponeva a Parma, Dejan si è rivelato un giocatore più immaturo di quanto ci si aspettasse, cadendo anche in errori piuttosto banali per un calciatore con le sue qualità.

Eppure, la sua giovane età, il suo atteggiamento fuori dal campo e la crescita delle ultime partite sconsigliano caldamente di saltare giù dal treno Kulusevski troppo presto. Non sappiamo se all’Europeo riscatterà immediatamente una stagione in chiaroscuro, ma saremmo pronti a scommettere una discreta cifra sul fatto che nella prossima stagione bianconera possa andare in doppia doppia di gol e assist.

IL GIOCATORE DA TENERE D’OCCHIO

Come detto anche anche un poco più sopra, in questo paragrafo avremmo voluto puntare una bella lente d’ingrandimento su Mattias Svanberg, centrocampista che ci ha convinto parecchio in questa stagione bolognese e che secondo noi è destinato a entrare con continuità nelle rotazioni di una squadra con ambizioni europee. Non vogliamo però prenderci il rischio di aver parlato di due giocatori con il Covid e ritrovarci la Svezia fuori ai gironi e 0 minuti in campo per entrambi. Ecco quindi che l’occasione diventa ghiotta per parlare di Alexander Isak, uno che fino a 5 anni fa veniva considerato il centravanti europeo del futuro e che a 21 anni ha appena concluso una stagione da 17 gol in 34 presenze con la Real Sociedad. Isak è un giocatore discontinuo se ne esiste uno nel mondo del calcio, ma è anche un calciatore che si infiamma facilmente e in un torneo dalla breve durata, nella forma giusta, potrebbe diventare una brutta bestia per tutti.

L’ALLENATORE

Janne Andersson sembra essere nato per fare l’allenatore della Svezia, come se di alternative non ne fossero mai esistite. Dopo una carriera modestissima da calciatore, vissuta interamente in patria, nel 2016 ha compiuto il destino per cui è nato, senza nemmeno avere dalla sua parte evidenti risultati favorevoli come allenatore delle squadre di club, ovviamente anche qui senza mai uscire dalla sua terra natìa.

Sulla panchina della Svezia, però, ha dimostrato di essere l’uomo giusto al momento giusto. Ha avuto il grande merito di guidare la transizione post-Ibrahimovic e nelle occasioni più importanti non ha mai fallito. Il suo destino non sembra potergli permettere di volare troppo vicino al sole, ma se queste sono le intenzioni di Janne, ci sentiamo di dirgli che è davvero l’ultima occasione per provarci.

IL PRONOSTICO

La Svezia è inserita nel gruppo E con Polonia, Svezia e Slovacchia. La gara d’esordio contro le Furie Rosse sarà affrontata in emergenza, ma se i gialloblù dovessero uscire indenni da quella prima sfida le cose potrebbero farsi interessanti.

Difficile immaginare che la Svezia arrivi dietro alla Slovacchia nel girone, perciò la legge sui grandi numeri legata alle terze classificate ci fa pensare che un posto negli ottavi di finale per la squadra di Andersson ci sia. A questo punto, però, sulla strada della Svezia potrebbe pararsi una delle squadre favorite, Francia o Inghilterra, e probabilmente questa Nazionale non ha le carte per sorprendere oltre.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Cremona il 23/11/1996. Conserva nell'armadio i pantaloncini del suo esordio in Serie D allo Stadio Euganeo di Padova. Non sa scegliere tra la parte sinistra e quella destra del proprio cervello e nemmeno quale sia il suo sport preferito. È fermamente convinto che il Paradiso sia un'Olimpiade che dura in eterno.

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