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6 min

- di Matteo Briolini

L'Ungheria ad Euro 2020, storia di un riscatto a tinte azzurre


Dopo il fallimento del progetto tecnico post Euro 2016, culminato con la mancata qualificazione al mondiale russo del 2018, l’Ungheria si riaffaccia al grande palcoscenico del calcio europeo.


L'incontro tra vecchio, nuovo e folclore

Andiamo alla scoperta di un paese da sempre ricco di folclore e tradizione. La nazione ha senza dubbio nella sua capitale, Budapest, il suo fiore all’occhiello ma questa stessa città non è sempre stata la capitale: fino al tredicesimo secolo infatti la località più importante era Ezstergom, terra natale del primo re Stefano, situata più a Nord, lungo il Danubio, al confine con quella che oggi è la Slovacchia. La situazione cambiò nel 1241, quando a seguito di un’invasione dei Mongoli, l’allora regnante Bela IV si spostò a Buda, città che divenne il centro dei suoi affari e che rese capitale. La nascita di Budapest avvenne solo nel 1873 quando Buda, Pest e Obuda si unirono per dar vita alla città che oggi conosciamo: quella che oggi è una vera e propria metropoli, super propensa all’innovazione.

Le opere urbanistiche realizzate erano, già da allora, all’avanguardia. Nel 1896 fu inaugurata la linea metropolitana M1, la prima nell’Europa continentale, seconda temporalmente solo a quella di Londra. Tra il 1885 e il 1904 si è dato spazio alla costruzione del Parlamento, secondo al mondo per dimensione con 260 metri di lunghezza, quasi 700 stanze e 20 km di scale, per 18000 metri quadrati di superficie.

Come accennavo poco sopra, nonostante la spiccata propensione ad innovarsi, gli ungheresi sono molto attenti al passato ed anche per questa ragione non è concesso dalla legge costruire edifici di altezza maggiore a 96 metri, ovvero, l'altezza della basilica di Santo Stefano e del Parlamento, simboli del potere religioso e politico a testimonianza della forte tradizione cattolica. L’Ungheria è patria di ben 13 premi Nobel e alcuni inventori celebri tra cui non si possono non citare Erno Rubik, inventore del “Cubo” e Laslo Biro, la cui geniale trovata (la penna a sfera) fa parte della nostra vita quotidiana.

Il paese però fa dell’aspetto folcloristico una componente importante e non può essere un caso che uno dei più famosi maghi che il mondo abbia conosciuto, il cui nome di battesimo era Ehrich Weisz, meglio noto come Houdini, provenga proprio da Budapest. Nella capitale inoltre, si trovano infatti due statue alle quali la popolazione ha attribuito la nomea di statue portafortuna. La prima raffigura un poliziotto particolarmente corpulento e si dice che sfiorandogli l’ombelico non si ingrassi più; la seconda uno scrittore e si ritiene che chi gli tocca la mano acquisisca grandi capacità nell’uso delle parole.

Ma ora passiamo al calcio.

Il palazzo del Parlamento

L'uomo chiave

Quello ai nastri di partenza sarà sicuramente un campionato europeo che rimarrà impresso nella nostra mente per tutte le vicende che ne hanno caratterizzato l’organizzazione. In campo poi le sorprese di certo non mancheranno.

L’Italia freme, con legittime speranze di poter vedere un altro exploit a tinte azzurre, cosa che ormai sta diventando una piacevole abitudine visto l’andamento delle ultime due edizioni della rassegna europea che ha visto la nostra nazionale ergersi a protagonista più o meno inaspettatamente. Esiste probabilmente un solo italiano in questo momento che auspica un miracolo sportivo che non sia della truppa di Mancini. No, non è un nostro connazionale privo di amor di patria, è Marco Rossi, commissario tecnico della nazionale ungherese. Rossi è chiamato a compiere l’impresa impossibile dovendo affrontare nel girone la Francia, campione del mondo in carica, la Germania e il Portogallo, detentore del titolo.

Il classe 1964 è da sempre un vero e proprio uomo di mondo, uno dei primi a cercar fortuna fuori dal bel paese, arrivando, sin da giocatore e non solo adesso, persino a spingersi in luoghi che rappresentano vere e proprie frontiere inesplorate per il calcio.

Cresciuto nel Torino si costruisce una carriera tra Campania-Ponticelli, Puetolana e Catanzaro, poi il Brescia di Lucescu e la Sampdoria prima di volare a Città del Messico, nel 96’, per l’esperienza all’America, allora guidato dal "Loco" Bielsa e in Germania all’Eintracht Francoforte la stagione successiva. Rientrato in patria disputa un anno a Piacenza, prima di appendere gli scarpini al chiodo con Ospitaletto e Salò. La carriera in panchina ha la sua svolta nel 2012, quando chiamato all’Honved riporta gli ungheresi al titolo nazionale, assente dalla bacheca da 24 anni. Consegue la panchina d’oro. Nel 2017 va in Slovacchia al timone Dnajska Streda classificandosi terzo e piazzandosi in Europa League, una prima volta assoluta per la squadra della quale ha assunto la guida. Si arriva così al presente con l’Ungheria, selezione in cui lavora dal 2018 e con la quale ha centrato Euro 2020 qualificandosi tramite i playoff ai danni dell’Islanda.

Rossi, a cui il calcio italiano non ha mai dato un’occasione in panchina per arrivare a grande livello, sta trovando le fortune sperate all’estero portando avanti la sua idea di calcio che risulta fortemente intrisa di quelle del “Loco” Bielsa e Mircea Lucescu, che sono stati per Rossi dei veri e propri mentori. L’allenatore di Druento crede fortemente nella organizzazione tattica, proprio come il suo “mister” ai tempi del Club America nel 96’ e confida molto nella progettualità e nello sviluppo dei talenti come Lucescu. Il suo calcio si basa sulla costruzione dal basso, con giro palla veloce per sviluppare il gioco in ampiezza, sfruttare la verticalità e tenere il baricentro molto alto per togliere tempo agli avversari con il pressing. La chiave di volta è dunque il centrocampista centrale che ha, in una struttura così delineata, l’obbligo di smistare tanti palloni per distribuirli ai compagni dovendo dunque essere in possesso di una grande qualità.

EPA/VASSIL DONEV

La Rosa

Questa caratteristica non manca alla stella della nazionale magiara alla quale è demandato questo compito non facile.: il giocatore a cui si sta facendo allusione è Dominik Szoboszlai, oggetto del desiderio delle big europee.
Dotato di grande tecnica e di un’ottima capacita nel dribbling Szoboszlai può giocare sia come “numero 10” classico a sostegno delle punte o più arretrato, costituendo di fatto un jolly per la linea mediana della squadra. Szoboszlai rappresenta la grande promessa di questa nazionale e del calcio ungherese.

Tutto bellissimo vero? Purtroppo no: la sfortuna infatti non ci consentirà di osservare questo diamante, costretto ai box per un problema fisico e rinunciare all'Europeo.

Si ripartirà quindi da Gulacsi e da Orban, reduci entrambi da ottime stagioni in Bundesliga tali da farli diventare pilastri della ormai ex squadra di Julian Nagelsmann. Ma si ripartirà soprattutto dalla forza del gruppo: l'unità di intenti che pervade l'ambiente e la ritrovata fiducia conseguente alla qualificazione, saranno le armi principali di una compagine che la sorte ha voluto privare della sua principale fonte di talento.

La faretra del manager italiano non abbonda certo di frecce altrettanto pericolose. Se volessimo tuttavia trovare un singolo che si eleva, seppur di misura, rispetto ai compagni dovremmo sicuramente nominare Adam Szalai attaccante di quasi 34 anni in forza al Mainz, che lo ha riaccolto dopo le esperienze con Schalke, Hoffenheim e Hannover. Nella massima serie tedesca, dove ha militato per tutta la carriera ha messo a segno 61 reti in 285 presenze. Credo che questi numeri siano eloquenti e raccontino di un giocatore che non costituisce il prototipo del bomber di razza. Con i suoi 193 cm di altezza, Szalai può comunque essere utile per far salire il baricentro e può costituire un pericolo nei calci piazzati, ma non si sta parlando certo di un giocatore con le stimmate del campione.

Quest’anno con il Ferencvaros, che ai gironi di Champions League ha saputo impensierire e non poco la Juventus all'andata, c’è stata infine una vetrina importante per rimettere sulla mappa europea il pallone ungherese. Nel doppio confronto con i bianconeri chi mi ha sorpreso maggiormente è Lovrencsics, terzino dotato di buona gamba
Occhio anche a Nagy, mediano del Bristol che ha un passato bolognese e Roland Sallai, ala destra in forza in Germania, nel Friburgo con buoni risultati, avendo siglato 8 gol, conditi con 6 assist nella passata stagione.

Questi i componenti della rosa di Rossi :
Portieri: Gulacsi, Bogdan,Dibusz, Toth
Difensori: Bolla, Botka, Fiola, Hangya, Keckskes, Lang, Lovrencsics, Spandler, Szalai, Orban
Centrocampisti: Cseri, Gazdag, Holender, Kleinheisler, Nagy, Schafer , Siger Szoboszlai
Attaccanti: Hahn, Nikolic, Sallai, Schon, Szalai, K. Varga, R Varga.

Credits to @Football Magazine

Fino a dove si può spingere l'Ungheria?

Saranno questi gli uomini del miracolo? Quelli di una nuova squadra d’oro per entrare ancora nella storia?
Onestamente è difficile crederlo, anche perché il girone è veramente proibitivo.

Nonostante la grande voglia di rivalsa che anima gli ungheresi, passare la prima fase sembra impossibile, visto che si trovano a dover affrontare tre autentiche corazzate come Francia, Portogallo e Germania. Il campo però ha sempre l’ultima parola e sognare, come è noto, non costa nulla. I magiari hanno tanta voglia di stupire.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Matteo Briolini, 19 anni, riminese doc. Ha frequentato il liceo classico e ora si accinge ad iniziare a studiare Giurisprudenza all'Università Cattolica di Milano, con l'obiettivo di diventare un giorno giornalista sportivo. Le sue grandi passioni sono il rock e lo sport. Adora lo storytelling sportivo.

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