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5 min

- di Luigi Della Penna

La razionale Italia di Euro 2016 che stupì tutti


L'ultima Nazionale italiana capace di entusiasmare e di far sognare un popolo di incalliti calciofili.


Giugno 2016, i Campionati europei sono alle porte, la Francia attende le ventiquattro contendenti. La selezione di casa è insieme alla Germania la favorita numero uno alla vittoria finale. La Spagna e il Belgio sono sempre lì, pronte a colpire, ma i pronostici le posizionano un gradino più in basso, rispetto alla squadra di Didier Deschamps e ai campioni del mondo in carica, guidati da Joachim Low.

E l'Italia?

Gli Azzurri vengono beatamente snobbati da buona parte della critica e dai tifosi, anche perché la nazionale di Antonio Conte non è una delle più brillanti. Marco Verratti si è fatto male e non può essere convocato, una brutta tegola in un centrocampo che, oltre a Daniele De Rossi, annovera elementi di buon valore, ma nessuno che accenda gli animi degli spettatori: Antonio Candreva, Alessandro Florenzi, Emanuele Giaccherini, Thiago Motta, Marco Parolo, Stefano Sturaro, oltre ai poco utilizzati Stephan El Shaarawy e Federico Bernardeschi. In attacco, la coppia titolare è composta da Graziano Pellè, sottovalutato in maniera proporzionale alla sua importanza tecnico/tattica, ed Eder. Il blocco difensivo juventino, decantato in filastrocca, Buffon - Barzagli - Bonucci - Chiellini, sembrerebbe l'unica certezza.

L'Italia è stata inserita nel gruppo E, insieme al Belgio, alla Svezia e all'Irlanda. Il tredici giugno è la data dell'esordio, contro i temibili Diavoli Rossi, i quali possono contare su giovani campioni come Kevin De Bruyne, Romelu Lukaku ed Eden Hazard.

Cominciamo bene.

La razionalità dei nostri

Lione. Il Belgio è temibile, sicuramente è più forte tecnicamente degli Azzurri, ma la squadra di Conte non è sprovveduta di talento ed organizzazione tattica, con un centrocampo a cinque ordinato a mo' di bunker e che riesce a gestire al meglio le fasi di gioco. Il Belgio sfrutta la superiorità tecnica, l'Italia, da parte sua, non è una formazione remissiva, anzi, riesce ad occupare gli spazi e partire in contropiede in maniera impeccabile.

La difesa azzurra è perfetta: sarà proprio un suo interprete, Leonardo Bonucci, a far saltare il banco con un gran lancio per Emanuele Giaccherini, il quale irrompe alle spalle dei difensori belgi e porta in vantaggio i suoi. L'Italia si dimostra brava nel ferire gli avversari nel momento in cui questi credono di avere il pallino del gioco, una caratteristica che verrà vista più volte, nel corso della manifestazione.

Il Belgio non eccelle come in altre occasioni, accademico nella sua leziosità narcisistica, anche se Lukaku, nella ripresa, riesce a sbagliare un gol praticamente fatto. Bonucci e De Rossi infondono equilibrio e saggezza tattica, Parolo dimostra di essere un elemento di valore, Candreva è inesauribile.

Ancora un contropiede da manuale dei nostri, quando la partita è agli sgoccioli: Candreva, in area, stoppa, guarda al centro, accarezza con il destro, Graziano Pellè chiude i giochi.

L'Italia ha battuto il Belgio. Non siamo una grande squadra, ma siamo razionali e cinici, organizzati e dotati di alcuni totem in gran forma, insieme ad alcuni underdog bollenti.

"Bastardi per la gloria", titola la Gazzetta dello Sport a due giorni dalla storica partita. L'idea di un'Italia ridotta ai minimi termini, povera tecnicamente e destinata ad avere un ruolo marginale nella storia dell'Europeo di Francia, è ormai scomparsa, per fare posto alla solita retorica che ci vuole esaltanti nei momenti difficili, impenetrabili, tosti. Beh, diciamo che tutto questo non basterebbe a spiegare le motivazioni che portarono la banda Conte ad entusiasmare. Tutti vorrebbero un undici con altrettanti giocatori fortissimi, ma competizioni della durata di un mese, con un minimo di tre partite ed un massimo di sette, si vincono anche grazie all'organizzazione tattica, alla pianificazione di un gioco ideale alle forze a disposizione del Commissario Tecnico, ad una adeguata preparazione atletica, ad un lavoro mentale, giorno dopo giorno, messo in atto efficacemente da chi deve guidare la propria nazionale.

Nella seconda partita, contro la Svezia, siamo molto meno brillanti, anche perchè anche gli scandinavi hanno una squadra di reazione. Rischiamo, vacilliamo, fino a quando Eder, nel finale, decide di disegnare su carta trasparente il gol di Roberto Baggio, contro la Bulgaria, ad USA '94.

Ancora una volta, razionalmente, siamo avanti noi. Dita al cielo, l'Italia è già qualificata agli ottavi.

Dalla parte del toro

La terza partita del girone vede l'Irlanda prevalere sugli azzurri, ma è fuffa. Nel frattempo, nel girone D, la Croazia, battendo la Spagna per due a uno, si classifica al primo posto, quindi a noi toccheranno le Furie rosse.

Lunedì 27 giugno, allo Stade de France di Saint Denis, l'Italia, da sfavorita, sovverte ogni luogo comune e maldicenza tecnico tattica che si fosse udita in precedenza. Non è la Spagna a comandare la manovra, ma la linea mediana azzurra: Iniesta viene braccato da De Rossi e Parolo, così Giaccherini ha più possibilità di inserirsi e far male. Negli ultimi trenta metri siamo impeccabili. Giorgio Chiellini ci porta in vantaggio al 33' del primo tempo, con un tocco in mischia.

Finalmente, gli azzurri stanno mostrando tutte le loro doti migliori. Il blocco difensivo non sbaglia nulla, Pellè è fondamentale, con il suo gioco di sponda, per gli inserimenti dei compagni, come quando, nella ripresa, manda in porta Eder, grazie ad un colpo di tacco splendido e di prima, con Gerard Piquè dietro di lui. Ramos e il centrale del Barcellona stanno vedendo grigio.

Si rimane sull'uno a zero, l'Italia spreca, la Spagna sale di condizione fisica e atletica. Buffon è sempre pronto, Barzagli, Bonucci e Chiellini hanno edificato un muro davanti alla sua porta, ma qualcosa va storto, a meno di un minuto dalla fine: Barzagli, fino a quel momento indiscutibile, sbaglia un colpo di testa al limite dei propri sedici metri, la palla viaggia verso il dischetto, invece che andare in fallo laterale, Piquè è lì, calcia al volo, Buffon si allunga e salva. Sarebbe stata una beffa.

Non è finita, l'Italia avanza, si ricompone, Insigne lancia per Darmian, da sinistra a destra, spaccando il fronte difensivo spagnolo, l'esterno azzurro mette al centro, Graziano Pellè sbatte figuratamente il pallone in rete.

Abbiamo vinto: l'Italia, finalmente, gioca e vince con merito un match contro la Spagna di Vicente Del Bosque.

Non siamo più dei brocchi, ma addirittura sogniamo di tornare a Saint Denis.

E' il momento di Italia - Germania e già pregustiamo l'ennesimo colpo di mannaia alla nazionale tedesca. Se è vero che l'impossibile, alle volte, diventa realtà, possiamo addirittura vincere l'Europeo.

Sogni, pensieri appartenenti al mondo onirico che ci creiamo per sfuggire dalle insidie della realtà. La Germania di Low gioca meglio, si porta in vantaggio, Mesut Ozil fa crollare gli azzurri in una situazione pericolosa, ma non ci scomponiamo, anche se Buffon deve aprire il manuale di stregoneria personale per salvare sul colpo di tacco di Gomez. Siamo una squadra razionale, organizzata, quadrata e riusciamo a pareggiare, dal dischetto, con Leonardo Bonucci, splendido interprete e fulcro di questa squadra.

Finirà male, nonostante tutto: Pellè verrà vanificato, insieme al suo ottimo Europeo, per aver fatto lo sbruffone davanti a Neuer, come se quel gesto potesse cancellare le prestazioni che attendevamo da troppo tempo, da un numero nove con le sue caratteristiche. Personalmente, non ho visto quella sera, mai lo farò, tutti i calci di rigore, ma ho ben impressi i volti delle persone che mi raggiunsero a roulette terminata, perché avevano l'espressione di chi è consapevole di aver visto i titoli di coda di un'avventura che tutti stavamo cominciando ad assaporare pienamente, conclusa nel momento cruciale.

L'Europeo delle Furie azzurre terminò in lacrime.


ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Classe 1996, laureato in Lettere, semina pareri e metafore su un pallone che rotola, aspettando il grande momento.

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