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7 min

- di Alberto Fabbri

Guida turistica per l'europeo itinerante: Glasgow


All’interno di questo viaggio il tragitto del fiume Clyde illustrerà metaforicamente l’InterRail sul quale la UEFA ha deciso di acquistare il proprio biglietto, portandoci verso la frizzante scoperta di una regione che, step by step, ci farà assaporare le inebrianti sensazioni stracittadine, portandoci sino ad Hampden Park, giacinto del gruppo D della competizione.


La pandemia da Covid-19 ha posticipato una fase finale dell’europeo davvero agognata, che in occasione del suo 60° anniversario si svolgerà contemporaneamente in luoghi e città diverse; in maniera del tutto olistica, la sensorialità emotiva che susciterà l’esperienza nel cuore degli appassionati sportivi coinvolgerà anche la città di Glasgow, la capitale economica scozzese nonché una delle più importanti città britanniche per densità di popolazione e numero di turisti annualmente accolti.

Sulle rive del fiume Clyde si erge la città di Glasgow. In Scozia, attualmente, quanto a bellezza naturale nessun percorso acquatico può competere con quello appena citato. Durante gli anni della rivoluzione industriale venne battezzato come uno dei più importanti fiumi per traffico commerciale dell’intera Gran Bretagna: questo fatto permise all’economia del paese di svilupparsi rapidamente, portando la città a divenire celermente un importante hub per la cantieristica navale, fabbricando imbarcazioni e sfruttando la rispettiva ubicazione geografica come motore pulsante per il commercio marittimo. Daniel Defoe nel XVIII secolo decise di assegnare a Glasgow la nomea di “Cara Valle Verde”, definendola come “un paradiso, una delle città più pulite e meglio redatte dell’intero Regno Unito”.

Storica, economica e suggestiva. La modernizzazione urbana intrinseca all’epoca contemporanea “prospera” sul presente, nella speranza di porre le basi per un futuro florido. Spesso però è il passato che permette prima metaforicamente, poi tangibilmente, di toccare con mano quanto ricercato ed appreso nei libri di storia.

Signori, che Glasgow prosperi. Il mantra sportivo per eccellenza, nel culmine del proprio sogno, deve essere appoggiato dalla cultura che si ripercuote all’interno dei vicoli urbani: i rumori, le storie e le apprensioni quotidiane portano le strade a riprodurre intorno a loro una moltitudine di peculiarità, guidando l’edonismo verso il proprio culmine.

Gli anni trascorrono e con sé apportano continui rinnovamenti: Glasgow è una città vivace, a tutti gli effetti una vera e propria capitale, se non fosse che quella ufficialmente iscritta nei registri preposti sia Edimburgo. La fondazione dell’Università cittadina nel 1451 è tutt’oggi motivo di vanto, piazzandosi nelle famigerate classifiche pedagogiche alle spalle solamente dei più blasonati istituti di Cambridge ed Oxford. Ogni anno giovani intraprendenti e motivati si spingono sino in Scozia, con l’aspirazione di conoscere i luoghi frequentati dai ben sette premi Nobel che, insieme alle leggende narrate sulla famosa scuola di magia di Hogwarts, animano la curiosità di migliaia di studenti provenienti da ogni regione del mondo. In tutto ciò eccelle la “School of Art”, le cui celebri facciate colorano i diversi ambiti disciplinari su cui cimentare le proprie aspirazioni (Mackintosh School of Architecture, School of design, School of fine Art, School of Simulation and Visualisation e l’Innovation School). Per gli appassionati della didattica non c’è nulla che possa conciliarsi meglio con la scelta universitaria risalente alla città di Glasgow.

"Let Glasgow Flourish"

È oramai poi noto come nel 2021 i luoghi che investono con veemenza sull’istruzione possano riuscire ad avere maggiori probabilità di successo sul tema che accoglie la transizione ecologica, spalancando gli orizzonti di crescita sostenibile ad un paese. Infatti, nel XXI secolo la città è considerata a tutti gli effetti all’avanguardia nell’utilizzo delle energie rinnovabili, implementando un modello sempre più orientato all’economia circolare che gli offre la possibilità di ricoprire gran parte del fabbisogno richiesto in termini di risorse energetiche. Non è dunque un caso che gli sforzi intrapresi in questa direzione hanno portato ad organizzare la “United Nations Climate Change Conferenceproprio a Glasgow, in programma il 1° Novembre dell’anno corrente.

Se un tempo nei sobborghi della “capitale economica scozzese” si assemblavano navi e si trasportava lo scotch (famoso whisky scozzese), oggi si è portati ad ergervi infrastrutture. Il costrutto è dovuto prevalentemente all’integrazione di una cultura orientata nel sostenere uniformemente oltre al PIL (prodotto interno lordo) i paradigmi della "green economy".

UN POSTO A GLASGOW

Una descrizione dello spessore simbolico che le mete rivestono nelle coscienze dei cittadini risulta doverosa, seppur non sia ancora riuscito a vivere in prima persona la bellezza dei luoghi di cui ora parleremo.

"George Square" rappresenta il via per qualunque visitatore che intenda intraprendere una partita a monopoli in questa ambientazione. È risaputo che le piazze, insieme al calore delle persone e ai loro scatti innocui a qualsiasi cosa appaia in quel momento per il centro, spesso e volentieri riproducono momenti folcloristici agli occhi di una persona che decide di porre attenzione ai comportamenti di quest’ultimi, estraniandosi dal coro che all’unisono sussurra un banalissimo: Cheese!!

George Square venne costruita nel 1781 in onore del Re Giorgio III d’Inghilterra, anche se risulterà strano sapere che nessun monumento viene raffigurato a lui all’interno del perimetro dedicato; tra le più illustri rappresentazioni, menzioniamo quella di James Watt, colui che inventò la macchina a vapore e decretò l’inizio delle evoluzioni che tutt’ora oggi sui mezzi a quattro ruote necessitiamo di possedere. Aldilà delle raffigurazioni scultoree, la piazza è ornata da edifici in stile georgiano (i cui capostipiti vedono la regolarità e la simmetria delle figure come i rispettivi valori portanti), dalla stazione ferroviaria che collega Glasgow ed Edimburgo e dall’edificio più emblematico, il Municipio di Chambers, a tutti gli effetti la sede del consiglio comunale cittadino.

George Square e la statua dedicata a "James Watt"

CONOSCERE GLASGOW CON LA MUSICA

Per gli appassionati di musica e spettacolo l’intrattenimento che il club musicale “King Tut’s Wah Wah Hut” saprà regalare può rappresentare un ottimo punto di partenza su cui gettare le fondamenta di un ipotetico sabato sera, magari pre-partita. Il locale è divenuto noto per essersi guadagnato la reputazione di “talent scout”: giovani promesse come la band musicale dei celebri “Oasis” nel 1993 si esibirono per la prima volta proprio in questo club, venendo abbordati dalla loro prima etichetta discografica “Creation”.

La band degli "Oasis" in uno scatto del 1993

COSA MANGIARE A GLASGOW

La città è spesso concepita come destinazione di molteplici comunità di immigrati, che inevitabilmente vanno a colpire con il proprio influsso etnico anche il settore gastronomico. Fa clamore la nicchia di brasiliani presenti che, seppur giunti a Glasgow principalmente per fini lavorativi e di apprendimento linguistico, al contempo partecipano all’importazione della loro cultura culinaria. Al “Botego de Brasil” (ristornate brasiliano localizzato a Glasgow) è tipico soffermarsi ad ordinare una “feijoada” (stufato di carne servito con fagioli e riso) oppure sorseggiare una “caipirinha” (preparato con lime e la cachaҫa, un liquore a basa di zucchero di canna).

Ciò, non vuole assolutamente togliere rilevanza alle peculiarità scozzesi presenti. Degne di una recensione sono le “haggis”, insaccato tipico e riconosciuto anche all’estero come portata principale della città. La pietanza è basata su interiora di pecora o di agnello (che siano il cuore, il fegato o altri organi interni), macinate insieme alla cipolla, farina d’avena, spezie e solitamente essere servita con una salsa a base di whisky, abile a rimarcarne le origini.

Le "Haggis", piatto scozzese

A Glasgow, la farina d’avena è utilizzata anche per cucinare il “porridge”. Essendo un alimento centrale della dieta scozzese, essa viene frequentemente richiamata in svariati piatti, la quale venendo bollita nell’acqua ed aromatizzata solitamente con zucchero di canna può dare grandi gioie sin dalla prima colazione. L’eccellente qualità dei cereali presenti e conseguentemente coltivati (elemento maggiormente utilizzato per comporre la pietanza) pone il “porridge” ai primissimi livelli del ranking tra i piatti consigliati ai visitatori.

Il Porridge, alimento tipico a Glasgow

Un consiglio spassionato e diplomatico può consistere nello sperimentare una portata tra quelle menzionate, per poi indirizzarsi verso i propri usi e costumi, scegliendo ristoranti consoni alla propria dieta.

BONUS TRACK: "THE OLD FIRM"

Sì, tutto questo è veramente magnifico ed affascinante, “but we have a deal”: quello di cercare di spiegare in breve ciò che significa vivere una delle rivalità stracittadine più sentite di sempre.

Per il barrio il rumore simbolico dei due maggiori club in questione, Celtic e Rangers, è giusto che sia ben conosciuto a qualunque spettatore si affacci ad Hampden Park per seguire un match dell’europeo. Una rivalità che si discosta diametralmente dall’essere esclusivamente considerata sportiva, dotata di sfumature che abbracciano più ramificazioni della convivialità routinaria, passando da aspetti politici, sociali e culturali, sino a giungere persino a quelli religiosi. 

Le due storiche squadre nascono verosimilmente nel medesimo periodo storico, a ridosso della fine dell’800’: il Celtic è l’emblema del cattolicesimo, di irlandesi nati o immigrati successivamente in Scozia allo scopo di alleviare le svariate condizioni di povertà e talvolta di marginalizzazione presenti in quegli anni in Irlanda. La divisa, lo stemma e la cultura dei bianco-verdi rappresenta il sacrosanto desiderio di riscatto su cui immedesimarsi, cercando di far prevalere il tratto “indipendentista” di un popolo vissuto in ambienti più ostili e di origine prevalentemente proletaria.

Dall’altra sponda i Rangers agglomerano gli scozzesi nativi e a differenza dei “cugini” vantano una tradizione più longeva. Se in Italia ancora si stava digerendo la “spedizione dei mille” che Garibaldi organizzò per liberare la fetta della penisola dal dominio borbonico, a Glasgow dal 1872 i Rangers iniziarono ad imprimere la propria egemonia. Faziosi e supporters di origine protestante, legati da uno spirito “unionista” dovuto alla difesa della fede religiosa, aventi allo stesso tempo fondamenta economiche più floride rispetto ai rivali concittadini.

Il tutto riassumibile intorno ad unico interrogativo: stai con noi o stai con loro?

Supporters del Celtic in estasi mentre i Rangers si appresta a battere un piazzato.

LA CATTEDRALE SCOZZESE: HAMPDEN PARK

Il teatro che ospiterà le gare del gruppo D degli europei è tra i più antichi del mondo tra quelli riservati alle sole nazionali. Eretto nel 1903, nel corso della sua storia il monumento dedicato alla nazionale scozzese è stato protagonista anche di una delle reti più iconiche della Champions League, ovvero la volée di Zinedine Zidane nella finale del 2002 contro il Bayer Leverkusen. L’impianto è localizzato nella Mount Florida (parte sud-orientale di Glasgow) e ha una capienza di 51.866 spettatori. Come oramai la maggior parte degli stadi del XXI secolo, anche Hampden Park è riuscito a mantenersi al passo con le tendenze che vogliono portare gli impianti ad essere sempre più polivalenti. Tra i tanti eventi calcistici l’infrastruttura avvalora la propria fama organizzando anche concerti live (come quello di Ed Sheeran nel 2018), manifestazioni della nazionale di rugby e visite guidate al museo interno all’infrastruttura.

Hampden Park, stadio della nazionale scozzese e teatro di Euro 2020

Gli avvenimenti in programma

Nel mitico "templio" scozzese vedremo disputarsi ben quattro gare: tre nella fase a gironi, rispettivamente il 15, il 19 ed il 23 giugno tra cui due sfide della Scozia ed il match tra Croazia e Repubblica Ceca. L’Inghilterra invece come altra squadra del gruppo D andrà di scena a Wembley, stadio in cui l’11 luglio verrà disputata proprio la finalissima della competizione.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Rimini il 5 luglio 1996. Laurea magistrale in Management all’Università di Trento ma di cose realmente gestite finora riporta la “mise en place” di alcuni ristoranti in riviera e la sistemazione dei lettini in spiaggia. Terzinaccio generoso dotato di un sinistro considerevole, più deciso che mai a saziare la sua insanabile voglia di sport parlandone. Sogna di vedere suo padre festeggiare la vittoria della Champions League della Juventus e, personalmente, di assistere ad una partita all’American Airlines Center di Dallas gridando “Luka Doncic step back” con in sottofondo un “mamma butta la pasta” del mitico Dan Peterson.

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