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5 Giugno 2021

Guida turistica per l'Europeo itinerante: Copenaghen


Dalla storia di Amleto ai colori di Nyhavn, in sella a una bicicletta o a bordo di un battello. Se sei abbastanza bravo a porle le domande giuste riguardo a ciò che stai cercando nella vita, puoi essere fiducioso che la città di Copenaghen saprà darti alcune risposte.


Copenaghen è una delle poche città europee in cui sono stato per due volte nella mia vita. Le mie apparizioni danesi sono avvenute a cinque anni di distanza l'una dall'altra, con obiettivi e motivazioni molto diverse tra loro, ma in entrambi i casi, nel momento stesso in cui ho appoggiato i piedi a terra dal volo di linea che dal "Kastrup" (l'aeroporto che profuma di Danimarca) mi ha riportato in Italia, ho ripromesso a me stesso che ci sarei tornato almeno una volta ogni cinque anni per il resto della mia vita. L'incrocio tra geografia e cultura che si crea a quella latitudine, dove il clima è sempre un'incognita, rende Copenaghen un luogo ammantato di una magia del tutto particolare, che riflessa nei miei occhi rende la capitale danese diversa e inconfondibile rispetto a tutte le altre città. Non è necessario che sia io a spiegarvi come Copenaghen non possieda né la storia di Roma e Parigi, né il fascino esoterico di posti come Budapest, ma in nessun'altra città come in questa ho potuto registrare una qualità assoluta: ovvero quella di essere una formidabile cartina di tornasole per il grado di maturità di ogni persona.

Nella rappresentazione letteraria più significativa che sia mai stata ambientata in Danimarca: "Amleto" di William Shakespeare, il Bardo mette nella bocca del personaggio Marcellus la celebre frase: "C'è del marcio in Danimarca", alludendo in maniera esplicita alle torbide lotte e agli intrighi di potere per il trono del paese scandinavo. Circa 400 anni dopo, con una Monarchia ancora presente, seppur sopita dentro al proprio castello e meramente simbolica, la citazione di Shakespeare appare quasi paradossale per quanto sia lontana della realtà. La realtà dei fatti ci racconta infatti che non c'è assolutamente nulla di marcio in Danimarca, e in particolare a Copenaghen. Al contrario, tutto appare agli occhi turistici così perfetto da spingere a chiedere a sé stessi se tutto quell'ordine non sia addirittura eccessivo. A cosa si è disposti a rinunciare per accettare la perfezione? Una domanda più complicata di quanto possa sembrare.

È soprattutto cercando di rispondere a quest'ultima domanda che Copenaghen diventa un confronto con il proprio grado di maturità. La prima volta che ho messo piede a Copenaghen fu per uno scambio culturale con una scuola di Esbjerg, cittadina di dubbio gusto a 260 km di distanza dalla capitale. Avevo i sogni di un ragazzino, una totale incapacità di prevedere il mio futuro e sul viale commerciale di Strøget all'ora del tramonto, nella camminata spedita di un gruppo di lavoratori (presumibilmente avvocati), riconobbi un percorso che spingeva fuori dalla comfort zone. Cinque anni dopo, con un paio di titoli di studio nelle tasche e una via professionale un poco più delineata, Copenaghen mi ha ricordato con i suoi furibondi temporali estivi, che ogni singola certezza va sempre messa in dubbio nell'ottica, ma soprattutto che la felicità, quel concetto di hygge di cui i danesi vanno tanto fieri, è un qualcosa che si costruisce nella quotidianità.

Nel mio vocabolario Copenaghen è un sinonimo di felicità. E se non vi fosse perfettamente chiaro il motivo, ditemi se non vi convince il fatto che su Facebook continui a comparirmi il video di un cittadino danese che parla un italiano appena masticato, cercando di convincermi che i suoi occhiali da sole sono i migliori al mondo anche se in Danimarca il sole non c'è quasi mai.

UN POSTO A COPENAGHEN

In questo caso partiamo con una negazione. No, non si va a Copenaghen per la Sirenetta. Assolutamente no. La statua dedicata a una delle più celebri fiabe di Hans Christian Andersen è probabilmente il "monumento da calamita" più sopravvalutato di tutta Europa e nel momento in cui ci si ritrova lì a due passi da questa piccola statuetta, con i piedi mezzi immersi nel freddo mare del Nord, si può solo provare un infinito senso di delusione per aver camminato così tanto per raggiungerla. Molto meglio perdersi tra i colori e i riflessi di Nyhavn, che nonostante il nome (tradotto in italiano sarebbe "porto nuovo"), è il luogo in cui sorgeva il porto antico nonché il vero cuore della città. Con la giusta combinazione di luce del sole, orario della giornata e una Carlsberg in mano Nyhavn sa diventare uno dei luoghi più affascinanti al mondo. Menzione d'onore anche per la Glyptotek, l'equivalente del nostro Museo delle Belle Arti, e per il parco di Kastellet, che credo possa essere registrato ufficialmente come il luogo più tranquillo del pianeta Terra.

I colori di Nyhavn sono tra i più belli del mondo.

COSA MANGIARE A COPENAGHEN

Ok, questo qui è decisamente il tasto dolente della città se ce n'è uno (ma il discorso andrebbe qui esteso all'intera nazione). Quando sono stato in Danimarca per lo scambio culturale ho fatto talmente fatica a trovare cibo commestibile, che ho concluso mangiando solamente tacchino per 11 giorni, tanto che ancora oggi, a distanza di sette anni, non riesco a mangiare tacchino. La cosa veramente paradossale di questo discorso è che Copenaghen ospita uno dei ristoranti più famosi al mondo. Si tratta del "Noma", mirabilmente condotto dal danese di origini albanesi Renè Redzepi, capace di imporsi come miglior ristorante al mondo nella classifica dei "50 Best" per 4 volte tra il 2010 e il 2014. Il prezzo non è per tutti e gli ingredienti maneggiati da Riccardo Canella (executive chef) nel corso dell'ultima edizione di Masterchef dimostrano bene il perché. In ogni caso, se le mie parole non vi hanno convinto e volete puntare su qualcosa di veramente tipico in Danimarca, allora andate con lo Smørrebrød, pane di segale imburrato e farcito con elementi a piacere. Direte voi: è un sandwich. Dico io: assolutamente sì, però vuoi mettere la soddisfazione di pronunciare correttamente Smørrebrød? In conclusione, il mio consiglio spassionato se vi trovate a Copenaghen è di farvi un giro al mercato coperto di Torvehallerne, che propone piatti della tradizione europea con pochi accenni alla cucina locale. In questo caso, è un pregio.

Degli Smørrebrød misti. Sì, confermo, si tratta di sandwich.

LA CATTEDRALE DANESE: IL TELIA PARKEN

Lo stadio che ospiterà le partite di questo Euro 2020 è il Telia Parken, struttura che fu inaugurata nel 1992, proprio l'anno in cui la Danimarca vinse l'Europeo più clamoroso di sempre, e che da quell'anno ospita le gare casalinghe della Nazionale danese e del Football Club København. Lo stadio ha una capienza di circa 38.000 posti a sedere e si trova nella parte est della città, a Østerbro, che è una delle zone più vivibili per le famiglie. Come spesso accade nel Nord Europa, la struttura è pensata con un innato senso di polifunzionalità e infatti ospita anche numerosi concerti ed eventi come l'Eurovision Song Contest 2001. Vorrei però raccontarvi brevemente la mia esperienza con gli stadi danesi: nel 2014 sono in vacanza studio a Esbjerg nell'anno in cui la squadra locale arriva fino agli ottavi di Europa League. Io e i miei compagni di classe non ci lasciamo sfuggire l'occasione di assistere a un tristissimo Esbjerg-Midtjylland 0-0 con lo stadio in rigoroso silenzio per 90 minuti. Una volta spostatici a Copenaghen non troviamo il coraggio di andare al Parken per assistere a Copenaghen-Brøndby, temendo un replay di quel triste spettacolo. Ecco, quel giorno ci siamo persi questa robina qui. L'unico barlume di vichingheria in 15 giorni di Danimarca.

LE GARE IN PROGRAMMA

Come Roma e la maggior parte delle città coinvolte in questo Europeo itinerante, anche la città di Copenaghen accoglierà 4 partite in totale. La gara che inaugurerà il Telia Parken è quella del 12 giugno alle 18.00 e sarà un derby scandinavo tra i padroni di casa e la Finlandia. A seguire il Parken sarà teatro delle altre due sfide della Nazionale capitanata da Simon Kjaer, inserita nel gruppo B, che il 17 giugno affronterà il Belgio alle 18.00 e il 21 giugno chiuderà il girone contro la Russia alle ore 21.00. A questo punto i destini della nazionale danese e del suo fortino casalingo si separeranno sicuramente e lo stadio di Copenaghen si preparerà ad ospitare l'ottavo di finale che vedrà scontrarsi la seconda classificata del Gruppo D (Inghilterra, Croazia, Scozia, Repubblica Ceca) con la seconda classificata del Gruppo E (Spagna, Svezia, Polonia, Slovacchia).

  • Nato a Cremona il 23/11/1996. Conserva nell'armadio i pantaloncini del suo esordio in Serie D allo Stadio Euganeo di Padova. Non sa scegliere tra la parte sinistra e quella destra del proprio cervello e nemmeno quale sia il suo sport preferito. È fermamente convinto che il Paradiso sia un'Olimpiade che dura in eterno.

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