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15 min

- di Carlo Iannaccone

Polonia, l'imprevedibilità di una possibile outsider


Sulla carta, la squadra biancorossa vanta al suo interno una stella e qualche campione, ma le recenti partite giocate contro l'Ungheria e l'Inghilterra hanno dimostrato che possiede anche molte lacune e ben pochi punti di forza. Il tempo stringe, la coperta è corta ed il neo-allenatore Paulo Sousa, ancora in fase di rodaggio, non sembra aver trovato la giusta quadra in grado di farle superare la fase a gironi. Tuttavia non bisogna mai dimenticarsi che, quando c'è di mezzo la Polonia, l'improbabile diventa possibile e niente procede mai secondo i piani.


Quando il direttore di Sportellate.it mi invia la traccia da seguire per redigere la presentazione della nazionale polacca che scenderà in campo ai prossimi Europei di calcio, sto per pranzare. Mi trovo di fronte ad un bel piatto di ravioli ripieni di ricotta e spinaci, per la precisione.

Dovete sapere che a pranzo mangio spesso i ravioli: un'abitudine alla quale non ho mai rinunciato, neanche quando abitavo in Polonia.

D'altronde, non mi è stato difficile, perché anche lì preparano una pietanza molto simile. In Polonia, i ravioli li chiamano pierogi e a differenza dei nostri quadratini di pasta dai bordi frastagliati, i loro si presentano molto più grandi e a forma di mezza luna.

I pierogi polacchi possono essere dolci o salati e, talvolta, anche parlando polacco, prevederne il contenuto dall'esterno può risultare molto più complicato di quanto potrebbe sembrare.

Prendiamo i pierogi z serem, ad esempio: quelli “con formaggio”. Procedendo per logica, la maggior parte di voi scommetterebbe che il loro ripieno si presenti salato al gusto, ma spesso non è così. I pierogi con formaggio, infatti, sono quasi sempre dolci, non sono salati, e tutti gli italiani che conosco, i pochi “fortunati” che hanno avuto modo di assaggiarli intendo, al primo boccone rimangono quasi sempre spiazzati dal loro sapore, totalmente imprevisto.

La stessa, identica cosa, naturalmente, è accaduta anche me la prima volta che li ho provati. Anche io in quella circostanza sono rimasto stupito dal loro gusto, decisamente inaspettato, ma non ne sono rimasto colpito in positivo, bensì in negativo.

Devo confessarvelo, sarà forse una conseguenza naturale dello shock che provai all'epoca per la sorpresa, ma i pierogi z serem proprio non mi piacciono, li trovo abominevoli, così come mi disgustano tutti gli altri pierogi dal ripieno altrettanto dolce e stomachevole, spesso a base di frutta, che servono nelle mense o nelle pierogarnie polacche.

Servitemi dei pierogi z truskawkami a tradimento, quelli con le fragole dentro, e ve li ritroverete, molto probabilmente, nascosti in un tovagliolino di carta, già diventati bolo. Nemmeno i pierogi ze szpinakiem (agli spinaci) mi piacciono, perché assomigliano ad una brutta copia dei prelibati ravioli nostrani. Tuttavia, cari lettori, presentatemi un bel piatto di pierogi ruskie (quelli ripieni di patate, cipolla e formaggio e magari cosparsi da un'abbondante spruzzata di pepe) o di pierogi z kapustą i grzybami (gonfi di cavoli, crauti e funghi) e sarò felice come una pasqua, anzi, come una wielkanoc.

I pierogi ruskie

Già, al momento una bella porzione mista di quei due tipi di pierogi mi ci vorrebbe proprio, perché contribuirebbe, molto di più degli ottimi (va detto) ravioli che mi trovo sul piatto, a farmi entrare nel mood necessario per stendere il complesso pezzo richiestomi dal nostro direttore.

Mi è stato domandato, infatti, di illustrarvi i punti di forza e di debolezza della selezione di calciatori polacchi che parteciperà ai prossimi Europei, ma soprattutto, mi è stato chiesto di presentarvi la nazione che questi ultimi andranno a rappresentare in maniera “divertente” e molto pop. Un compito davvero arduo, che ho pensato di assolvere chiedendo alla mia cerchia di conoscenti polacchi come descriverebbero a degli sconosciuti italiani la terra che ha dato loro i natali, senza ricorrere alle banali nozioni storiche comodamente rintracciabili su wikipedia.

Con mio stupore, le loro risposte si sono rivelate conformi a quella che io stesso mi sono dato dopo una lunga e attenta riflessione: la Polonia è la terra dove l'improbabile diventa possibile e le cose semplici non procedono mai secondo i piani. In pratica, tralasciandone il sapore, la Polonia è un po' come un grande pieróg, poco appariscente e forse neanche troppo invitante all'esterno, ma pieno di sorprese al suo interno. Ed è qui, per quanto mi riguarda, che risiede gran parte del fascino della Polonia.

Polonia, la terra dove l'improbabile diviene possibile

Potrei raccontarvi mille episodi personalmente vissuti che vi convincerebbero che quanto sostengo è dannatamente vero e reale, ma lascerò che a persuadervi sia la vicenda tipicamente polacca (e perciò ovviamente improbabile) di Karol Karol, il protagonista di Film Biały (Film bianco), seconda pellicola della trilogia di film dedicati al tri-colore francese realizzata dal celebre e compianto regista Krzysztof Kieślowski ed intitolata, appunto, Trzy Kolory (Tre colori).

[SPOILER ALERT] All'interno di Film Biały, dedicato alla condizione dell'uguaglianza, viene narrata la storia di Karol Karol, un provetto parrucchiere polacco trasferitosi in Francia che, a causa di una sopravvenuta disfunzione erettile (dovuta a fattori di natura psicologica), perde il rispetto di sua moglie Dominique. Quest'ultima, non solo lo tradisce, ma ottiene anche l'annullamento del loro matrimonio per mancata consumazione e sbatte Karol fuori di casa, condannandolo, senza lavoro, senza amici e senza soldi, a mendicare per sopravvivere.

Quella in cui si trova improvvisamente catapultato il povero parrucchiere polacco, è una condizione dalla quale in pochi riuscirebbero ad uscire, a maggior ragione un immigrato solo a Parigi, senonché, a venire in soccorso di Karol ci pensa proprio la sua terra natale, foriera di imprevedibili possibilità di riscatto e impersonificata per l'occasione dal suo connazionale, nonché giocatore di bridge, Mikołaj.

Mikołaj, con la tipica confidenza che i “freddi” polacchi sono contro-intuitivamente soliti riservare agli sconosciuti, offre a Karol del denaro per uccidere un uomo che, a suo dire, non trova il coraggio di togliersi la vita da solo, poi aiuta lo sfortunato parrucchiere a rientrare a Varsavia, rispedendolo in patria nascosto all'interno di una grande valigia marrone.

Karol incontra Mikołaj per portare a termine il macabro compito di uccidere l'individuo intenzionato a togliersi la vita, ma a sorpresa, quell'uomo non esiste, perché è lo stesso Mikołaj

Il disperato Karol rifiuta momentaneamente il lavoro, ma accetta di buon grado l'aiuto offertogli dal compatriota, senonché, come sempre quando c'è di mezzo la Polonia, le cose non vanno secondo i piani. La valigia contenente il povero acconciatore atterra come previsto a Varsavia, ma non giunge ad esatta destinazione, poiché, durante le operazioni di scarico, viene trafugata da una banda di disonesti operatori aeroportuali. Quando, però, i ladri scoprono che al suo interno non ci sono oggetti preziosi, bensì c'è il malcapitato Karol, delusi dallo sforzo compiuto invano, lo pestano e lo abbandonano tra i rifiuti di una discarica situata nei dintorni della capitale.

Il ritorno in patria, dunque, per Karol si rivela particolarmente traumatico, ma con perseveranza ed intelligenza, nella Polonia in piena transizione economica dei primi anni novanta, dove tutto è possibile (lo ribadiamo), e dove le chance di far carriera al limite della legalità sono gigantesce, Karol accumula in breve tempo una grossa fortuna, per mezzo della quale può finalmente cominciare ad escogitare un diabolico piano di rivalsa nei confronti dell'ex consorte.

L'ex parrucchiere, diventato ormai un vero uomo d'affari, dapprima acquista sul mercato nero un cadavere irriconoscibile, poi lo utilizza per inscenare la propria morte e costringere Dominique a volare in Polonia per accaparrarsi la sua cospicua eredità.

Il Karol che rivede l'ex consorte è un uomo profondamente diverso, professionalmente realizzato e ormai privo di quel complesso di inferiorità che l'aveva reso momentaneamente impotente verso di lei, ed infatti, grazie alla sicurezza acquisita, riesce nuovamente a sedurla e ad avere con lei il rapporto che non era più riuscito a consumare dopo le nozze. Ma l'ex parrucchiere, non si ferma qui. Non ancora completamente appagato dalla piega che hanno preso gli eventi e fortemente determinato a vendicarsi della sofferenza patita, con un abile stratagemma, fa incriminare Dominique del suo finto omicidio, condannandola per sempre a marcire dietro le sbarre, in uno stato di totale e perenne impotenza. [SPOILER END]

Sousa, un allenatore in cerca di riscatto

Cinema a parte, in Polonia tutto è possibile, anche, e soprattutto, nel calcio. Avete mai letto “Il grande romanzo americano” di Philip Roth? Beh, avrebbe potuto tranquillamente chiamarsi “Il grande romanzo polacco”, perché, davvero, tra l'assurda storia prodotta dalla fantasia del romanziere statunitense, seppur ambientata nel baseball, e la realtà delle serie minori calcistiche polacche, non c'è tutta questa differenza. Ok, a calcare i manti erbosi di Pierwsza, Druga liga e talvolta pure di Ekstraklasa, non ci sono giocatori monchi, focomelici o con le gambe di legno, ma questo non vuol dire che sia raro imbattersi in individui dai profili atletici alquanto improbabili.

Innumerevoli volte, mentre mi gustavo gli immancabili kiełbasa cotti alla griglia “comodamente” appostato sugli spalti di uno stadio di periferia polacco, io stesso ricordo di aver visto nani e bambini; storpi, dai visi arcigni e cattivi, darsi battaglia sui manti erbosi adombrati dalle scure ciminiere di inquietanti centrali elettriche a carbone; giocatori di un metro e cinquanta, accanto a colossi di statura pressoché doppia; ragazzini non ancora completamente sviluppatisi, fianco a fianco ad orchi dall'andatura sbilenca e ciondolante.

Un cementificio abbandonato si staglia alle spalle della recinzione che delimita il terreno di gioco del Grodziec Będzin, squadra di IV Liga. La Polonia è ricca di defunti impianti industriali, specialmente la Slesia.

La fauna che popola i campi polacchi, bisogna sottolinearlo, è piuttosto variegata, una circostanza che molti addetti ai lavori, sottoscritto incluso, hanno sempre attribuito al pressapochismo ed alla scarsa preparazione di un'intera generazione di tecnici locali. Da questo punto di vista, però, finalmente le cose stanno cambiando ed anche per la nazionale, dopo gli scarsi risultati ottenuti da Bręzczek e le prestazioni non all'altezza inanellate dai biało-czerwoni durante l'ultimo periodo della gestione Nawałka, è arrivato il momento di un c.t. straniero: Paulo Sousa.

L'allenatore portoghese, dopo un buon biennio trascorso alla Fiorentina, con la quale raggiunse un quinto ed un ottavo posto in campionato, e le due parentesi non troppo felici alla guida di Tianjin Quanjian e Girondins de Bordeaux, è giunto sulla panchina della Polonia in cerca di riscatto e la piazza potrebbe rivelarsi quella più adatta al suo scopo, anche se, a dire la verità, la sua avventura non sembra essere partita per il verso giusto.

Il 3 a 3 patito all'esordio contro gli ungheresi, infatti, ha evidenziato tutti problemi e le mancanze che la selezione polacca dovrà necessariamente colmare se vorrà recitare il ruolo di possibile outsider nella prossima competizione continentale. Punti deboli che sono stati messi a nudo anche dall'Inghilterra nel match di Wembley dello scorso 31 marzo.

Il percorso di avvicinamento della Polonia a questi Europei

Ungheria 3-3 Polonia: privi di punti di forza, ma ricchi di debolezze

In primis, alla Polonia manca una valida alternativa a Krychowiak in cabina di regia.

Contro gli ungheresi, Sousa, ancora alle prese con le necessarie prove di rodaggio, ha inizialmente optato per un 3-2-3-2 piuttosto offensivo in fase di possesso, con Zielinski a supporto delle due punte (Milik e Lewandowski), Szymański e Reca alti, rispettivamente, in fascia destra e sinistra, e Bereszyński adattato a difensore laterale destro. Eppure, nel corso dell'intero primo tempo, la Polonia non è riuscita a tirare in porta neanche una volta: colpa delle poche idee mostrate dalla squadra e della contemporanea assenza di calciatori adatti a condurre il pallone nella metà campo avversaria, oltre al solito Krychowiak.

Quando il centrale di centrocampo del Lokomotiv Mosca non gira, gira a vuoto o viene limitato da un'attenta marcatura avversaria, la Polonia va in difficoltà. A maggior ragione, se Zieliński viene relegato per scelta tecnica ad agire in zona rifinitura e non può, quindi, fungere da supporto alla manovra.

L'immagine rende bene l'assetto difensivo a 3 adottato dalla Polonia e la mancanza di supporto fornita a Krychowiak dai compagni di reparto di centrocampo durante la prima ora di gioco del match contro gli ungheresi.

Sousa, contro i magiari, ha commesso un duplice errore: ha inizialmente impiegato il centrocampista del Napoli come trequartista ed ha schierato Jakub Moder secondo pivot, un ruolo per il quale il talentino made in Poznań, passato al Brighton nel corso dell'ultima sessione di mercato invernale, non sembra ritagliato. Gli ungheresi, di conseguenza, hanno avuto gioco facile a metterlo in zona d'ombra e, in questo modo, hanno fatto poca fatica a chiudersi in difesa per buona parte del match, accontentandosi di provare a colpire in contropiede, senza correre alcun rischio.

La semplice strategia adottata dagli uomini guidati da Marco Rossi, valsa ai Magyarok un preziosissimo punto nella rincorsa alla qualificazione mondiale, ha poi evidenziato un altro grosso limite di questa Polonia: una retroguardia piuttosto lenta e allegra, incapace di coprire in ampiezza ed in profondità gli ampi spazi lasciati alle proprie spalle dagli esterni di centrocampo.

Bednarek e Helik, infatti, non sono due fulmini di guerra, ed anche Glik, entrato a Budapest nel corso della seconda frazione di gioco, non è più l'insuperabile, roccioso e prolifico difensore che era appena qualche anno fa.

Inoltre, la difesa ha la coperta corta (l'unico altro difensore centrale utilizzabile è Dawidowicz) e come se non bastasse, la solidità difensiva dei biało-czerwoni è stata, è e sarà messa a repentaglio dallo stesso sistema di gioco introdotto da Sousa. Il portoghese ha optato fino ad ora per la difesa a 3 (un po' incomprensibilmente, considerata la carenza di alternative di spessore a sua disposizione), e se la Polonia non ha perso contro gli ungheresi, è solo perché l'ex tecnico della "viola", coi suoi uomini sotto 2 a 0 allo scoccare dell'ora di gioco, ha dimostrato di saper interpretare al meglio le partite in corso di svolgimento (qualità che peraltro ha confermato di possedere anche durante la sfida di Wembley).

A negare il meritato successo ai magiari, infatti, sono stati i cambi. Sousa ha raddrizzato la partita sostituendo l'impalpabile Szymański con Jóźwiak, ma, soprattutto, inserendo Piątek al posto di Moder e passando dal 3-2-3-2 al 3-4-2-1. Con l'ex centravanti del Milan prima punta, ma libero di scambiarsi di posizione con Milik e Lewandowski (in modo da privare la difesa nemica di punti di riferimento), e Zieliński retrocesso a centrocampo per agevolare la costruzione del gioco, la squadra è immediatamente diventata più dinamica e pericolosa.

Jóźwiak, abile nel tagliare alle spalle dei difensori avversari, si è ben presto rivelato una spina nel fianco della nazionale ungherese e, infatti, nel giro di due minuti, ha dapprima propiziato, poi completato la rimonta biancorossa, inaugurata proprio da Piątek sugli sviluppi di un suo traversone.

A quel punto, la Polonia è sembrata in grado di vincere la partita, ma il gol incassato al 78' per la dormita di Reca (accomodatosi subito dopo in panchina per lasciare spazio a Rybus) ha costretto nuovamente i biancorossi a rincorrere gli avversari, almeno finché Lewandowski non ha trovato il punto del definitivo pareggio, incastonando un diamante nel sette con tutta la sapienza e la maestria che sono soliti contraddistinguerlo.

Inghilterra 2-1 Polonia: l'importanza di Robert Lewandowski

Lewandowski, attaccante di movimento completo, capace di segnare in tutti i modi possibili ed infallibile cecchino dagli undici metri, è, ovviamente, un giocatore che non ha bisogno di presentazioni. Elegante, agile e potente, fresco autore del nuovo record di gol realizzati in una singola stagione di Bundesliga (41), il prolifico cannoniere del Bayern è la stella di questa squadra e, difatti, la sua assenza si è rivelata determinante contro l'Inghilterra.

Sousa (risoluto nel confermare la linea verde che nel 2019 ha sancito la definitiva esclusione di Piszczek e Błaszczykowski dal giro della nazionale), ha tentato di colmarla inserendo al suo posto il giovane Świderski, ma l'attaccante centrale del Paok Salonicco non è sembrato all'altezza della qualità degli avversari.

Con Świderski incapace di trattenere il pallone e far risalire la squadra, e Piątek ridottosi a tentare di sorprendere la retroguardia avversaria sfruttando qualche sporadica verticalizzazione alta, la Polonia è tornata sterile. Orfani del tridente formato da Milik, Piątek e Lewandowski, che tanto aveva ben figurato contro Ungheria e Andorra, i biało-czerwoni sono regrediti al pessimo primo tempo di Budapest e se all'intervallo sono andati a riposo dovendo rimontare un solo gol, è stato esclusivamente grazie all'efficace e asfissiante pressing portato da tutta la squadra, ed in particolar modo dai quinti di centrocampo, Rybus e Bereszyński.

Contro l'Inghilterra, dunque, Sousa ha nuovamente sbagliato alcune scelte iniziali, ma ha saputo per l'ennesima volta ripristinare la rotta effettuando i giusti cambi a partita in corso.

Il tecnico portoghese, infatti, all'inizio della seconda frazione di gioco ha confermato il 3-5-2 con cui aveva cominciato la sfida (modulo che in fase di non possesso si tramutava in 5-3-2, tranne quando, a turno, uno dei difensori esterni rompeva la linea per portare il pressing), ma quando ha inserito Milik e Jóźwiak al posto, rispettivamente, di Świderski e Helik, e ha retrocesso Bereszyński nel ruolo di difensore esterno destro, la Polonia ha immediatamente riguadagnato vivacità.

Intendiamoci, il successivo gol di Moder è stato prodotto da un errato disimpegno di Stones, più che dal grande contributo apportato da Milik e Jóźwiak alla manovra dei biancorossi, ma la rappresentativa polacca, grazie alle sostituzioni effettuate dal suo allenatore, è tornata in partita.

Purtroppo, lo stesso tecnico portoghese, dopo aver rimpiazzato Piątek col mediano Augustyniak, ha vanificato le sue stesse acute intuizioni proponendo Zieliński nel ruolo di seconda punta e dando così modo all'Inghilterra di alzare nuovamente il baricentro per un buon quarto d'ora. La pericolosità degli inglesi ne è uscita logicamente incrementata e alla fine, sugli sviluppi di un corner, Maguire ha trovato il gol del meritato vantaggio, mentre è risultato vano il tardivo ingresso in campo di Grosicki nel tentativo di riagguantare il risultato in extremis.

I convocati di Paulo Sousa

A proposito di Grosicki, la sua esclusione dalla lista dei convocati in vista del ritiro di preparazione agli Europei (che la selezione polacca trascorrerà a Opalenica), sarà una decisione, con tutta probabilità, destinata a tenere banco a lungo in Polonia.

Tra i biało-czerwoni, il veterano del West Bromwich Albion è uno dei pochissimi calciatori capace di saltare l'uomo e di creare superiorità numerica, ma Sousa sembra avergli preferito la giovane ala sinistra del Norwich, Płacheta, per le stesse ragioni squisitamente anagrafiche che hanno portato alla convocazione del talentuosissimo wonderkid Kacper Kozłowski, appena diciassettenne (occhio a lui! ndr.).

Alla fine, dunque, Grosicki è stato incluso soltanto tra le quattro riserve designate a subentrare in caso di emergenza, un mini elenco che, un po' a sorpresa, contiene altri due calciatori visti recentemente indossare i colori biancorossi: Szymański ed Augustyniak. Ma se l'esclusione del mediano dell'Ural Ekaterinburg dalla lista dei 26 uomini chiamati a difendere l'onore della Repubblica di Polonia appare comprensibile, vista la sua modesta caratura tecnica, meno ragionevole è apparsa quella del centrocampista della Dynamo Mosca.

Szymański non ha convinto il tecnico portoghese nel ruolo, non suo, di centrocampista esterno destro, ragion per cui, farà al suo posto parte della squadra Przemysław Frankowski, l'ala destra dei Chicago Fire. Una decisione apparsa quantomeno ingenerosa, quasi punitiva, considerate le poche alternative a disposizione di Sousa a centrocampo, eppure motivata dal tecnico portoghese con le seguenti parole: «anche se nel suo club gioca centrocampista centrale, volevamo utilizzarlo sul lato destro del campo, perché è un giocatore di talento, ma in quella posizione ho preferito propendere per una soluzione diversa».

Con Szymański out e Frankowski che non sembra comunque essere destinato a trovare molto spazio sulla fascia destra biancorossa, dato che in quella corsia di campo dovrebbero essergli preferiti, alternativamente, Bereszyński e Jóźwiak, la probabile formazione della Polonia, visti anche i forfait di Piątek e Reca, dovrebbe quindi essere questa: Szczęsny a difendere i pali; Helik, Glik e Bednarek a comporre la linea difensiva; Bereszyński (o Jóźwiak), Moder, Krychowiak, Zieliński e Rybus ad infoltire il centrocampo e Milik e Lewandowski a completare l'attacco.

In questo scenario, nonostante sia senza alcun dubbio Moder il calciatore più interessante tra i tanti giovani che compongono la rosa biancorossa, potrebbe essere Jóźwiak a mettersi maggiormente in luce e a moltiplicare, così, il proprio valore di mercato. Il tracagnotto "motorino" del Derby County, ala impiegabile in entrambe le fasce ed in grado di agire anche da seconda punta, col suo ingresso in campo ha rivitalizzato la sua nazionale in tutte le partite valide per la qualificazione mondiale giocate sino ad ora, pertanto, non esiste candidato migliore di lui a rivestire il ruolo di arma a sorpresa a disposizione del tecnico portoghese.

Altri due giocatori molto interessanti che potrebbero ben figurare o, addirittura, sorprendere, sono il terzino sinistro Tymoteusz Puchacz (più difensivo che di spinta) e l'attaccante di movimento, utilizzabile anche come seconda punta, Jakub Świerczok (in gol nella recente amichevole pareggiata dalle seconde linee biancorosse contro la Russia). Saranno, invece, prevalentemente destinati ad accomodarsi in panchina a lato dei portieri di riserva Fabiański e Skorupski, alcuni protagonisti o ex protagonisti del nostro campionato, come Dawidowicz, Linetty e Kownacki.

Non prenderanno, infine, parte alla spedizione europea Bartłomiej Drągowski, Bartosz Kapustka e il quarto portiere Radosław Majecki, che abbandonerà il resto del gruppo al termine del ritiro preparatorio.

Dove potrà arrivare questa Polonia?

Eccoci, infine, giunti alla domanda di tutte le domande per quanto concerne la Polonia: fin dove potrà spingersi la nazionale allenata da Paulo Sousa?

Beh è difficile a dirsi, perché il gruppo in cui è inserita, composto da Spagna, Slovacchia e Svezia, non sembra proibitivo, ma raggiungere il secondo posto del girone, obiettivo realistico e, tutto sommato, alla portata dei biancorossi, potrebbe non essere così scontato.

Questa Polonia non possiede ancora un'identità di gioco ben definita (d'altronde non potrebbe essere diversamente, visto che Sousa ha debuttato alla guida dei biancorossi soltanto lo scorso marzo) e questo potrebbe pesare oltremodo sulle buone possibilità di riuscita della spedizione polacca.

Oltretutto, non ci si può dimenticare di quanto la coperta a centrocampo sia corta e quanto sia preoccupante che lo sviluppo della manovra biancorossa debba dipendere, per forza di cose, dalla vena di un singolo uomo: Grzegorz Krychowiak. Ove il suo apporto alla squadra venisse a mancare, per demeriti suoi o per meriti avversari (è relativamente importante), la Polonia si troverebbe in enorme difficoltà e anche la qualificazione agli ottavi come una delle migliori terze della manifestazione potrebbe sfumare.

Ulteriormente, per non generare false aspettative, è bene precisare che la squadra ha perso gran parte della qualità che le ha consentito di raggiungere i quarti di finale nell'edizione del 2016 e che, pertanto, considerata la magra figura rimediata ai mondiali di Russia contro avversarie non proprio irresistibili (Colombia, Senegal e Giappone), la nazionale biancorossa sembra destinata, nella migliore delle ipotesi, a fermarsi agli ottavi di finale.

Dal canto mio, però, mi auguro vivamente di sbagliarmi e che l'avventura dei biało-czerwoni possa concludersi (perché no?) più avanti, magari in semifinale. È certamente difficile, ma in fondo, come abbiamo ben visto, quando c'è di mezzo il Paese che ha dato i natali a Karol Wojtyła, Chopin e Marie Curie, ciò che è improbabile diviene spesso realizzabile, quindi perché rinunciare a crederlo possibile?

Io ho scelto di riporre fiducia nei biancorossi, anche se la ragione mi suggerisce di non farlo, e nelle torride serate di grande calcio che ci aspettano, quelle in cui la Polonia scenderà in campo, sarò sicuramente là, incollato al televisore, con la sciarpa biało-czerwona al collo a cantare a squarcia gola: Jesteśmy zawsze tam, gdzie nasza Polska gra, ale aooo, ale aooooooo!

Viva Polska!

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Nato a Treviso il 25/10/1992. Laureato in Giurisprudenza. Cresce nutrendosi di palla a spicchi, ma è il calcio a catturare le sue attenzioni. Nel 2013, fresco di licenza da agente FIFA, anticipa tutti, anche se stesso: si reca in Polonia, convinto di poter rivoluzionare il calciomercato italiano. La rivoluzione non si attua, ma l'intuizione si rivela comunque felice. Oggi, svestiti i panni del procuratore sportivo, indossa quelli del match analyst e scrive di tattica in qualità di iscritto all'associazione italiana degli analisti di performance calcistica. Potete trovarlo a Rimini o, di tanto in tanto, nelle peggiori pierogarnie polacche.

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