
Croazia: la stella dei Balcani alla costante ricerca della consacrazione
Uno stato piccolo e recente, ma con una densità di talento sportivo enorme. Riuscirà la nazionale a scacchi, dopo tanti piazzamenti e campioni sfornati a ripetizione, a consacrarsi definitivamente in un Europeo che sa tanto di appello definitivo per la generazione Modric?
Era l’agosto 1991 quando per tv trasmettevano le sanguinose immagini dell’assedio di Vukovar, il conflitto più violento della guerra di indipendenza croata che seguiva il referendum d’indipendenza di maggio dello stesso anno. Ciò che ha mi ha sempre sconvolto, a ripensarci, è che alla mia generazione sarebbe bastato nascere una manciata di km più ad est in quegli anni per vedere quel dramma non in televisione, ma da malcapitati protagonisti: per quanto oggi la Croazia sia una meta vacanziera piuttosto gettonata, quel passato è, a ben pensarci, qualcosa di tremendamente vicino, nello spazio e nel tempo. Quella battaglia (che si stima fece 5.000 vittime, di cui si trovano molte testimonianze anche di sportivi illustri) fu probabilmente l’ultima fase del conflitto che portò (nel dicembre dello stesso anno) alla discesa in campo dell’ONU ed alla fine delle ostilità: seguirono piccoli scontri, ma l’intesa di pace era raggiunta e la Croazia poteva iniziare un periodo di pace da nazione indipendente.
Senza che questo pezzo diventi un blog di Alessandro Barbero, è da qui che bisogna partire cominciare per capire la sua storia, anche sportiva. Si tratta di uno stato recente, che ha nell’identità nazionale, nell’orgoglio e capacità di lavorare sui propri talenti le virtù fondamentali. Anche in campo sportivo infatti, la densità di talento è sconvolgente, in uno stato piuttosto piccolo per dimensioni e popolato solo da 4 milioni di persone, basti pensare a quante eccellenze hanno trovato i natali in questa terra: Ivanisevic, Ljubicic, Cilic nel tennis, i fratelli Kostelic nello sci, Petrovic e Kukoc nel basket, o la fenomenale tradizione nella pallanuoto.
Anche nel calcio vale questo discorso: specialmente negli anni della “generazione d’oro” (dal 1994 al 1999), la nazionale a scacchi biancorossi (pur riconosciuta dalla FIFA da pochissimo, solo nel 1992) sfornò una fitta schiera di giocatori di alto livello. Per fare qualche nome, basti pensare a Boban, Prosinecki, Stimac, Vlaovic, Tudor, Simic, Suker. Furono proprio i gol di quest’ultimo a trascinare la compagine croata nel mondiale di Francia 98, dove si arrese in semifinale dopo aver eliminato anche la Germania. Seguirono anni di oblio, qualificazioni mancate ed eliminazioni frettolose sino al 2015: come spesso accade, gli anni di magra sono un buon serbatoio per lavorar bene sui giovani, e per questo sembra apparire una “nuova generazione d’oro” proprio in questo ultimo lustro. La Croazia si arrende solo in finale al mondiale russo del 2018, ma incanta mettendo in luce nuovi talenti ed affermando quelli già esistenti (molti sono parte della rosa che andremo ad analizzare nelle prossime righe).
All’Europeo ci arriva qualificandosi al primo posto delle eliminatorie e con alte aspettative, come si addice ad una nazionale vice campione del mondo in carica. Questa edizione ci dirà se i croati (a scacchi biancorossi) resteranno una promessa o sono pronti a sbocciare definitivamente.

La Rosa
La rappresentativa Kockaski (questo il "nickname" per via degli scacchi biancorossi) ha dovuto salutare alcune pedine storiche come Rakitic, Srna e Mandzukic, ma la rosa attuale può comunque contare su due grandi vantaggi: molti dei giocatori più importanti hanno acquisito una esperienza importante nei principali campionati europei, ed in più sono nella fascia d’età storicamente indicata come ideale per la maturazione definitiva (25-32).
Il modulo con cui probabilmente scenderanno in campo i croati sarà il 4-2-3-1, per mettere in risalto le grandi qualità dei centrocampisti e dei trequartisti presenti in rosa: porta ci sarà Kalinic (31 anni), oggi in Premier League all’Aston Villa, con a disposizione Livakovic e Sluga (Dinamo Zagabria e Luton). A proteggerlo in difesa troviamo tre veterani di sicuro affidamento come Vida del Besiktas, Lovren dello Zenit S. Pietroburgo e Vrsaliko dell’Atletico Madrid, mentre nella quarta posizione se la giocheranno probabilmente l’esperto Barisic (Glasgow Rangers) ed il promettente Caleta-Car (Olympique Marsiglia), con Brdaric (Lille) e Melnjak (Rizespor) possibili outsider.
Il centrocampo è probabimente il reparto con maggior qualità: il doppio play con Modric e Brozovic può essere un inno alla gioia del gioco del calcio (che dipende di più dalla buona lena del secondo che dalla costanza del primo), mentre sulla trequarti normalmente agiscono Perisic, Kovacic e Vlasic. Se i primi due sono stelle affermate con l’Inter e con il Chelsea, potrebbe essere il 23enne del CSKA Mosca a giocarsi il posto con l’atalantino Mario Pasalic, ma si potrebbe anche arretrare di qualche metro il rossonero Ante Rebic. Se guardiamo a questo reparto, è difficile trovare difetti: mancherebbe forse un incontrista, perché l’unico presente in rosa è il genoano Badelj.
La punta centrale è infine il vero dilemma di questa nazionale: potrebbe giocare in quella posizione proprio lo stesso Rebic, ma ha dimostrato nel Milan che il ruolo da falso nueve non è più di tanto nelle sue corde. Le alternative sono Bruno Petkovic della Dinamo Zagabria o il suo compagno di squadra Orsic, che hanno comunque ben figurato in Europa League: quando serviva un centravanti molto fisico, dalla panchi na si è spesso alzato l’inossidabile Budimir (ex Crotone, oggi Osasuna). Nessuno di loro è sicuramente un top player di livello europeo, ma la coralità del gioco ed il talento sulla trequarti potrebbero sopperire in tal senso.

L’Allenatore
Dal 2017 il commissario tecnico croato è Zlatko Dalic, classe 1966 con un passato da centrocampista nelle principali squadre croate. Nella sua carriera Dalic aveva già allenato la nazionale Under 21, ma nei club non ha una grande storia: si trasferisce presto infatti nei paesi arabi, dove guida Al-Faisaly, Al-Hilal e Al-Ain vincendo qualche coppa locale, per poi provare a tornare da profeta in patria alla guida della nazionale maggiore
Dopo aver sostituito Cacic, è stato lui l’artefice del miglior piazzamento nella storia della nazionale croata con il secondo posto a Russia 2018: i biancorossi non avevano mai brillato per gioco, ma avevano messo in mostra una caparbietà incredibile, vincendo tutti gli incontri ad eliminazione diretta ai supplementari od ai rigori.
Al momento la sua Croazia ha statisticamente il 50% di vittorie nelle gare disputate, ma anche risultati brillanti nelle competizioni che contano: il prossimo europeo è la chance per un altro risultato importante. Quanto, solo il campo può dirlo.

La Stella
A dispetto della carta d’identità che segna 35 primavere, la stella è inevitabilmente ancora Luka Modric.
Recordmen di presenze in nazionale (136), il centrocampista del Real Madrid è il perno imprescindibile del centrocampo croato, e ha dimostrato anche in questa Champions League (ricordate il doppio scontro con l'Atalanta?) quanto il suo estro, la sua visione di gioco e la sua abilità nel trattare il pallone non svaniscano col tempo. La sua con la nazionale Kockaski è una lunghissima storia d’amore, che ha rischiato di infrangersi proprio al mondiale di Russia 2018 nella gara contro la Danimarca: prima illumina Rebic conquistando il calcio di rigore che poi fallisce. Si riscatta, freddissimo, segnando il suo rigore nella lotteria finale e regalando il passaggio del turno al suo paese: un’andata e ritorno dall’inferno in una sola gara, che però dimostra quanto, anche quando lo si dà per finito, Luka Modric sappia sempre resuscitare.

Il giocatore da tenere d’occhio
Se la stella è indubbiamente Modric, i giocatori importanti tra le fila croate non sono affatto pochi, e sceglierne solamente uno sarebbe riduttivo. Potrei dire, senza stupire più di tanto, che le fortune della nazionale di Dalic passeranno dall’estro di Brozovic e Perisic, dalla personalità di Kovacic, dalla solidità difensiva di Vrsaliko. Tutte sarebbero affermazioni corrette: gli interisti hanno fatto una stagione incredibile, e potrebbero coronare con un europeo superlativo il loro anno perfetto, anche in funzione del fatto che in nazionale la loro collocazione tattica potrebbe addirittura agevolarli. Brozovic può suonare sinfonie di calcio armoniose con Modric al suo fianco, Perisic in nazionale è addirittura sgravato dai compiti difensivi imposti da Conte in nerazzurro. Kovacic ha vissuto una stagione brillante al Chelsea, conquistando addirittura la Champions League, e potrebbe consacrarsi definitivamente, mentre Vrsaliko è da anni un perno della retroguardia del Cholo Simeone, che lotta ai vertici della Liga. Se dovessi uscire da questi schemi ed indicare un nome più di nicchia, suggerirei di stare attenti a Mario Pasalic: rigenerato dalla cura Gasperini, ha dimostrato di aver il tempismo negli inserimenti sulla trequarti, e con alle spalle l’inventiva della premiata ditta Brozovic-Modric potrebbe vestire i panni dell’outsider che pochi si aspettano.

Dove può arrivare questa Croazia?
Modric e compagni si presentano ai nastri di partenza di Euro2020 da vice-campione del Mondo in carica: è naturale che le attese non possano che essere alte, ma spesso nella storia questa nazionale ha dato il peggio di sè proprio quando aveva troppe aspettative sulle spalle. Una caratteristica storica dei Kockaski è l'incostanza, temibile nemico di molti sportivi balcanici: nell'annata giusta, hanno spesso fatto vedere cose mirabolanti (come appunto ai mondiali scorsi), ma non hanno mai dato l'impressione di saper raddrizzare giornate (e manifestazioni) storte. Nel girone, Inghilterra a parte, non si vede come Repubblica Ceca e Scozia possano infastidire la squadra di Dalic: se supereranno la prima fase, potrebbe bastare un episodio, in qualsiasi direzione, a far scattare una scintilla, in qualsiasi direzione.
Difficile andare oltre coi pronostici: la Croazia non è più outsider, ma allo stesso tempo non dà ancora l'impressione di una solidità complessiva che possa portare al massimo risultato. Molti campioni di questa generazione sono all'ultima chiamata, e questo elemento potrebbe esser decisivo: se sarà consacrazione o ennesimo piazzamento, dipenderà ancora una volta dai loro piedi.
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