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2 min

- di Jacopo Landi

Considerazioni sparse sull’arrivo di Simone Inzaghi all’Inter


Inzaghi si trova davanti a un compito difficilissimo. Sostituire uno dei due migliori tecnici della Serie A, fresco vincitore della stessa. Riuscirà ad essere all’altezza della situazione?


- Ora o mai più. Quest’anno, posto il non smantellamento della rosa nei suoi elementi cardine, capiremo se Simone Inzaghi sia un grande allenatore che aveva bisogno della piazza giusta in cui consacrarsi o se sia invece un Mazzarri con meno voce. A instradare verso il lieto fine: la continuità nel modulo, la propensione a un gioco esteticamente piacevole e offensivo, l’abitudine a reggere confronti spigolosi. A instradare verso il fallimento di questa scelta: un certo atteggiamento persecutorio e lagnoso, una mancanza nella gestione emotiva del gruppo nei momenti clou, l’incapacità di variare assetto e adoperare contromisure tattiche;

- Inutile nasconderlo, Inzaghi è un allenatore che piace e convince, tanto, dalla metà campo in su mentre lascia qualche dubbio nell’attenzione alla fase di non possesso e alla fase difensiva. Nei suoi anni alla Lazio ha creato Luis Alberto e Milinkovic. Rilanciato ad altissimi livelli Ciro Immobile e valorizzato giocatori come Lazzari e i meno talentuosi Lulic e Parolo. Se a questo Simone dimostrerà di saper integrare un’attenzione maggiore all’equilibrio della squadra, interpretandone e veicolandone gli umori nei momenti più delicati della stagione, l’Inter potrà concretamente lottare per ottenere la seconda stella e dimostrare a Conte che 100€ sono importanti ma che è più importante saperne spendere bene 80€;

- Inzaghi ha un gusto estetico e geometrico che trova in giocatori quali Eriksen, Brozovic, Sensi e Hakimi una sublimazione notevole. Con De Vrji a gestire la retroguardia e il piede caldo di Bastoni come importante alternativa, Inzaghi potrà permettersi di variare le soluzioni offensive dell’Inter giocando a due punte o sviluppando trame che valorizzino il singolo Lukaku o Lautaro. L’impressione è che con un giocatore alla De Paul, “Mr. Spiaze” possa far divertire e molto il pubblico del Meazza;

- Inzaghi si trova davanti a un compito difficilissimo. Sostituire uno dei due migliori tecnici della Serie A, fresco vincitore della stessa. Guadagnarsi l’amore di una piazza ferita, rimanere competitivo al di là di qualche sicura e dolorosa partenza e dimostrare di essere diventato grande per i grandi. Noi non abbiamo la sfera di cristallo ma per uno che ha scelto di fare l’attaccante dopo essere nato fratello di Inzaghi Filippo, non ci sembra niente di impossibile (scherziamo). La crescita più importante Inzaghi dovrà farla su una visione tattica più ampia e unitaria che valorizzi anche la difesa. E dovrà farla sulla gestione emotiva prima di sé stesso e poi della squadra;

- Simone Inzaghi è un ottimo allenatore e se all’Inter servisse un ottimo allenatore la questione non si porrebbe. Ma all’Inter non serve un ottimo allenatore, serve un condottiero instancabile. Inzaghi troverà quella forza e quella passione dentro di sé? Riguardando il suo cammino difficilmente ha toppato con le grandi ma quasi sempre nei passaggi, sulla carta, più semplici. Saprà ravvedersi?
E saprà soprattutto, smarcarsi da lamentele e recriminazioni puerili, abbracciando la grandezza verso la quale ritiene di dover andare?

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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