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4 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni sparse sull’arrivo di Juric al Torino


Per rivitalizzarsi dopo due stagioni deludenti il Toro ha scelto il tecnico croato, che a Verona pareva stufo di far le nozze con i fichi secchi. Un matrimonio che incuriosisce, tecnicamente e caratterialmente: l'inizio di una nuova era per i granata o l'ennesima infatuazione di cui Cairo si stuferà presto?


– Ivan Juric è il nuovo allenatore del Torino. A lui è stato conferito l’arduo compito di rivitalizzare una squadra reduce da due stagioni decisamente deludenti, con salvezze ottenute sul fil di lana in contrasto netto con il valore, almeno sulla carta, della rosa. Il tecnico croato viene da ottime stagioni a Verona, e non aveva certo nascosto, ultimamente, il suo fastidio per la mancanza di ambizioni in casa Hellas. In teoria, un momento ideale per incontrarsi, ed allo stesso tempo un matrimonio che può incuriosire sotto molteplici aspetti, sia tecnici, sia caratteriali, sia ambientali: se sia il momento giusto, da ambo le parti, lo potrà dire solo il tempo;

- A lasciargli il posto è Davide Nicola, a cui comunque va ben di più che una pacca sulla spalla di saluto: il tecnico uscente aveva raccolto il Torino in una posizione disastrosa (penultimo a -5 dalla zona salvezza) e l’ha salvato con una giornata di anticipo. Per quante obiezioni si possano sollevare su alcune prestazioni della squadra, è indiscutibile che Nicola abbia ridato linfa ad un ambiente depresso, e che i granata sotto la sua guida abbiano ricominciato a lottare, vincere gli scontri diretti e regalare qui e là anche qualche prestazione memorabile (il pareggio nel derby e la vittoria con la Roma su tutte). Per questo parte della tifoseria ne ha chiesto a gran voce la conferma: era piuttosto ovvio però che la dirigenza non fosse di questa idea, e sin dall’inizio lo abbia visto come quel traghettatore esperto in salvezze disperate che serviva in quel preciso istante. Una mossa coraggiosa, con cui Cairo ha mostrato una ambizione di crescita importante: Juric era uno dei tecnici più corteggiati sulla piazza, e portarlo in granata con un triennale significa cercare un salto di qualità;

- Con questo avvicendamento, Cairo ha cambiato 16 allenatori in 16 anni di presidenza. A giudicare dai dati, il patron granata non sembra aver proprio le idee chiarissime circa le scelte in panchina: a parte il longevo matrimonio con Giampiero Ventura, sono tanti gli allenatori catapultati dentro e fuori dal frullatore granata, che non ha risparmiato né nomi illustri (Zaccheroni, Mazzarri, Mihajlovic) né bandiere (Longo, Nicola). Il rischio che non duri, sia per statistica, sia per divergenze caratteriali, esiste: da una parte un presidente che si è guadagnato negli anni la fama di mangia-allenatori, dall’altro un tecnico idealista, che non brilla certo in diplomazia (come hanno dimostrato gli screzi con Setti a Verona, ma anche con gli inviati Sky nelle interviste di fine stagione). Non si escludono fuochi da artificio nella sede del Torino, o meglio negli uffici della Cairo Communications a Milano, da cui il presidente gestisce il club (altro aspetto che non rallegra certo la tifoseria), ma la pazienza potrebbe essere una buona arma per entrambi;

- Tutto ciò che Juric dovrà evitare, sin da subito, sono gli errori commessi un anno fa da Marco Giampaolo, sia sul piano caratteriale, sia su quello tattico, sia sul mercato. Se sul primo punto pare assodato che la tempra del tecnico croato sia decisamente più vicina allo spirito Toro rispetto a quella del collega abruzzese, sul campo Juric dovrà portare avanti il suo credo senza snaturarlo e snaturarsi, mantenendo quell’idealismo tattico che finora lo ha caratterizzato. L’esempio del suo predecessore, che accettò dei maldestri ripieghi in ruoli chiave (da Rincon regista a Gojak trequartista), deve essere letto nella maniera giusta: se Juric vuole fare il suo calcio di corsa e 3-4-3, deve provare a farlo senza compromessi, ripartendo magari da quegli elementi che hanno ben figurato nella seconda parte di stagione (Sanabria, Mandragora, Izzo), provando a convincere il Gallo Belotti (ma ci sembra opera oggettivamente ardua) e chiedendo in sede di mercato giocatori funzionali al suo progetto. Il neo-tecnico granata non sembra il tipo da fermarsi davanti alle difficoltà: già dai suoi trascorsi a Mantova (dove prese una squadra in difficoltà finanziarie e la salvò contro ogni pronostico), a Genova ed a Verona, quando c’è stato da far valere le sue idee, Juric è sempre stato testardo come un Toro, appunto, e questa potrebbe esser la chiave per far bene anche in granata;

- Juric pare nel momento della carriera in cui ci si stufa di fare nozze con i fichi secchi, ed andava alla ricerca di una piazza in cui cercare un risultato più importante del generare plusvalenze in serie. Il tecnico croato è cresciuto sul solco di Giampiero Gasperini, di cui è stato vice e da cui è stato ammaliato e plasmato (tanto da dire che “prima di Gasperini le partite mi scorrevano accanto, ma solo con Gasperini ho imparato a decifrarle"), e sembra in cerca di un luogo che diventi la “sua Atalanta”, dove crescere insieme al club portando le stimmate della sua idea di calcio. Vedremo se quel luogo sarà il Filadelfia e quella società sarà il Torino: a Cairo converrebbe non poco, sia in termini sportivi, sia in termini finanziari, ma soprattutto perché è l’unica via per tornare ad avere i favori di una tifoseria decisamente ostile e riportare il club a zone di classifica più in linea con la sua gloriosa storia.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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