
Fra reale e surreale: il Belgio a Euro2020
Una nazionale che negli anni è stata modello di come, con una metodica programmazione, si possa tirar fuori una generazione di fuoriclasse incredibile anche da una popolazione di poco più di 10 milioni di abitanti. Proprio questa generazione viene chiamata alla sua ultima campagna, con un enorme interrogativo: come sta il suo calciatore simbolo?
La prima parola che verrebbe in mente pensando al Belgio è contraddizione: quella di un Paese così piccolo (poco più esteso della regione Lombardia), non abitato da una vera nazione unità, in quanto più che di "belgi" si dovrebbe parlare di "fiamminghi" - gli abitanti della regione a nord del Paese, di lingua olandese - e "valloni" francofoni che viceversa abitano il sud; con la Regione della Capitale Bruxelles a fare da cuscinetto; che però si ritrova ad essere centro, testa e cuore dell'intera Unione Europea, che ha proprio a Bruxelles i suoi principali organismi. Chissà, magari proprio la naturale tendenza a mediare fra due popoli diversi ha affinato la necessaria diplomazia per mettere d'accordo i vari stati membri.
Perché il Belgio è così: un cortocircuito visivo, un continuo esercizio di illusionismo onirico che attraverso la rappresentazione della realtà ne dimostra la carica di mistero imperscrutabile presente in essa. D'altronde non è mica un caso se proprio in Belgio sia venuto alla luce René Magritte, uno dei maestri del surrealismo.
Ciò non di meno anche nel calcio il Belgio ha rappresentato, negli anni, una curiosa quanto entusiasmante anomalia: nonostante la difficoltà rappresentata da una popolazione non proprio numerosissima, e quindi un bacino a cui attingere alquanto limitato, il Belgio ha potuto attingere a un parco giocatori da fare invidia alle storiche superpotenze calcistiche europee e sudamericane. Il segreto sta nell'aver saputo far fede al suo motto "L'unione fa la forza" e, tramite gli sforzi congiunti e coordinati da parte di Federazione e dei vari club, nell'aver creato un ecosistema adatto affinché potessero spuntare un gran numero di calciatori tecnicamente dotatissimi, creativi, avvezzi al dribbling e a sfruttare le loro qualità per giocare il pallone ed avere così sotto controllo la gestione della partita.

La Rosa
Dei 26 prescelti per rappresentare i Diavoli Rossi sono molte quelle che potremmo denominare "vecchie conoscenze": la Golden Generation, ovvero quei calciatori nati a cavallo fra il 1987 e il 1991 che hanno rappresentato i primi virgulti del paziente lavoro iniziato proprio all'indomani dei deludenti risultati a Francia 1998 e che hanno avuto un ruolo fondamentale nel trasformare il Belgio da squadra di seconda fascia a prima donna del panorama calcistico europeo, sono ancora molto presenti nelle scelte del commissario tecnico. I risultati d'altronde sono dalla loro: il Belgio è stata infatti la prima squadra a staccare il pass per questi europei, avendo fatto en-plein nel gruppo I, con 10 vittorie su 10, 40 reti segnate e solo 3 incassate.
Ciò che può essere il più grosso punto di forza di questa selezione - ovvero un affiatamento che gioco forza sarà maggiore rispetto a quello di altre rappresentative, visto che parliamo di calciatori che condividono lo spogliatoio da quasi dieci anni, rendendo di fatto questa squadra simile a un club piuttosto che a una nazionale - potrebbe rivelarsi d'altro canto un importante punto interrogativo: saranno capaci questi eroi di mille battaglie di lanciarsi in questa nuova impresa senza che il logorio del tempo e delle precedenti campagne mondiali ed europee (molto entusiasmanti tra l'altro, alla luce di una semifinale dove solo la Francia futura vincitrice della coppa del mondo ha saputo fermare il loro cammino) inizi a farsi sentire, prosciugando le energie nervose? In particolare preoccupa la tenuta dei (nemmeno tantissimi, per la verità) over-30: se davanti il veterano è il napoletano Mertens, reduce da una stagione con diversi alti e bassi e parecchi guai fisici, è dietro che nascono le maggiori perplessità.
A difendere Courtois infatti ci saranno Alderweireld, Vertonghen e Vermaelen, rispettivamente 32, 34 e 35 anni di età, reduce il primo da una stagione non esaltante fra le fila del Tottenham e gli altri due ormai fuori dall'elité del calcio europeo, se non addirittura dall'Europa (Vermaelen condivide lo spogliatoio con Andrés Iniesta fra le fila del Vissel Kobe, nel Sol Levante). Pur con qualche primavera in meno, neppure i compagni di reparto Boyata e Denayer rappresentano un'assicurazione assoluta, rendendo il reparto difensivo (che può contare anche su Dendoncker, spesso impiegato al centro della difesa anche col suo Wolverhampton) il possibile tallone d'Achille della squadra.
Dalla cintola in su però cambia completamente musica per la rappresentativa belga, visto che qui di talento ce n'è a vagonate: Carrasco, Tielemans, ovviamente Lukaku, chiamato a trascinarsi sulle sue enormi spalle il Belgio come fatto con l'Inter.
E poi c'è il simbolo della golden generation: Eden Hazard. Nonostante due anni d'inferno in quel di Madrid il Belgio punta ancora sul suo trascinatore in terra di Russia. Ecco, se Hazard si presentasse già solo al 60% di quel calciatore devastante di tre anni fa le quotazioni del Belgio si alzerebbero non poco...
Allenatore
Catalano di Balaguer, Roberto Martinez può definirsi un cittadino del mondo: tanta Inghilterra, Scozia, Galles, da calciatore prima e da allenatore poi: le esperienze più esaltanti sono al Wigan, dove centra tre salvezze consecutive e attenua la delusione della retrocessione con la vittoria in FA Cup; e all'Everton, dove centra come miglior risultato un quinto posto. È però in Belgio, dove giunge nel 2016 dopo l'addio ai Toffees, che Martinez trova la sua terra promessa: alla guida dei "diavoli rossi" dal 2016, il tecnico è riuscito là dove il suo predecessore Wilmots ha miseramente fallito, riuscendo a trovare un sistema che consentisse ai suoi fenomeni di coesistere in campo senza scoprirsi eccessivamente: c'è riuscito abbandonando il 4-2-3-1 del predecessore in favore di un 3-4-2-1 in cui, con l'aggiunta di un centrale, viene contemporaneamente protetta meglio l'area e facilitata la costruzione dal basso, ovviando alla carenza di terzini d'alto livello in rosa affidandosi agli esterni a tutta fascia il compito di garantire l'ampiezza.

Una squadra, quella proposta da Martinez, poliedrica e camaleontica davanti, che può adottare le più disparate soluzioni per arrivare al tiro: dai movimenti a tagliare verso l'interno di Mertens per favorire la sovrapposizione dell'esterno, al timing perfetto di movimenti, inserimenti e assist che può garantire De Bruyne fino alla meno ortodossa, perciò meno utilizzata ma non per questo scartabile a priori, palla lunga a sfruttare l'imponente fisicità di Lukaku, normalmente il meno coinvolto degli attaccanti in fase di costruzione della manovra ma ugualmente prezioso quando si abbassa per fungere da raccordo con il centrocampo. Aghi della bilancia dello scacchiere saranno soprattutto i mediani (con il più difensivo Dendoncker che vediamo preferito proprio per questo ai pur ottimi Vanaken e Praet, che comunque nascono come trequartisti) e gli esterni, cui sarà richiesto un enorme sforzo atletico per disimpegnarsi adeguatamente nelle due fasi: non ci meraviglieremmo se, a fine competizione, i cinque esterni a disposizione di Martinez avranno un minutaggio tutto sommato simile, visto che le rotazioni saranno gioco forza abbondanti.
Stella

Per parlare della stella di questa squadra ritorno al già citato Magritte a una delle sue opere più famose, La Trahison des imagines: l'opera apparentemente ritrae una pipa su uno sfondo monocromo, ma è nella didascalia il vero messaggio: "Questa non è una pipa". Un messaggio che sembra contraddittorio con ciò che vediamo ma che non lo è: a chi verrebbe mai in mente di prendere un cerino per iniziare a fumare la pipa ritratta? A nessuno. Perché, appunto, non è una pipa: ne è solo un'immagine, una rappresentazione, un qualcosa che appunto "simula" una vera pipa, ma che è altro, qualcosa di inusuale, estraneo all'esperienza.
Nello stesso modo in cui, pur assomigliando in tutto e per tutto a una vera pipa, l'immagine è altro dell'oggetto reale, così Kevin De Bruyne, pur avendo l'aspetto del classico esterno tutto finte e dribbling a rientrare che la scuola belga ha prodotto in serie negli ultimi anni, è in realtà tutt'altro: un calciatore totale, completo, magnifico, in possesso dei grimaldelli capaci di sbrogliare praticamente qualsiasi matassa, qualcosa che raramente si è visto prima. Sotto la guida sapiente di Pep Guardiola al Manchester City, KDB è divenuto un giocatore capace di alzare il livello della squadra in qualsiasi posizione venga schierato, completo com'è in praticamente qualunque fondamentale, in grado non solo di sfruttare le sue doti da incursore moderno a tutto campo, ma cervello tecnico delle squadre in cui gioca, capace di influenzare praticamente da solo il comportamento della squadra, determinando il posizionamento dei suoi compagni che gli orbitano attorno come un sistema solare attorno alla propria stella.

Sicuramente non è stata la finale di Champions che Kevin sognava: oltre alla sconfitta ed una prestazione personale opaca, è arrivato anche un brutto colpo alla testa in un scontro fortuito con Rudiger che lo ha costretto ad una frattura ossea acuta del naso e frattura orbitale sinistra. Per fortuna il belga ha giù annunciato di star bene ed in vista di Euro2020 il recupero dovrebbe essere certo.
Giocatore da non perdere
Di nomi di calciatori da seguire, nella lista dei 26 che prenderanno parte ai prossimi campionati europei, ce ne sono in abbondanza: tutti nomi più o meno noti, dalle stelle Hazard e Lukaku, alla speranza Tielemans fino alla vecchia guardia Mertens e Witsel.
La mia scommessa hipster, per palati più fini e nerd dei miei, è però un giovanissimo fenomeno che ha tutto per ereditare il testimone di chi lo ha preceduto: è in Francia, precisamente al Rennes, che brilla la stella di Jérémy Doku. Classe 2002, Doku è un’ala sinistra esplosiva nei primissimi metri e tecnicamente dotata, dotata di una spiccata capacità nel dribbling ma che manca ancora della giusta freddezza quando si tratta di battere a rete (solo 2 i gol segnati in 29 partite di campionato).
Arrivato al Rennes per l'importante cifra di 26 milioni di euro, Doku in Ligue 1 sta trovando terreno fertile e parecchi minuti (fra i coetanei solo il compagno di squadra Camavinga e il blau-grana Pedri hanno giocato di più in questa stagione) per emergere nel panorama calcistico europeo, tanto che non sono pochi i club che si sono già detti interessati a portarlo via dalla Bretagna. Un trasferimento che forse sarebbe ancora prematuro, visto che qualche aspetto del suo gioco andrebbe ancora sgrezzato, ma che potrebbe essere favorito da un buon europeo coi diavoli rossi. D’altronde, Martinez ha dichiarato di credere fermamente nelle qualità del ragazzo…
Pronostico
Inserita nell’interessantissimo Gruppo B in scena fra Copenghen e San Pietroburgo, probabilmente uno di quelli più divertenti da seguire, i belgi dovranno vedersela nell’ordine con la sempre ostica Russia, la non sottovalutabile Danimarca e la cenerentola Finlandia. Urna non propriamente benevola, con diverse incognite e sfide apertissime, tuttavia il Belgio ha una marcia in più e non dovrebbe avere problemi ad accedere agli ottavi, dove la caratura dell’avversario dipenderà molto dalla posizione in classifica nel girone: in particolare occhio al possibile incrocio con la seconda del girone A (quello dell’Italia) in caso di seconda posizione. Più cervellotico prevedere l’avversario in caso di primo posto, dove ad attendere KDB & co. sarà una delle migliori terze. Tuttavia, un posto almeno fra le prime otto nazionali d’Europa è d’obbligo per la terza classificata agli ultimi mondiali: fare peggio rappresenterebbe un flop, fare di meglio è difficile da pronosticare ma mai dire mai.
Per raggiungere le semifinali e giocarsi la vittoria del titolo contro le favoritissime però c’è bisogno che il trio Alderweireld-Vermaelen-Vertonghen si dimostri se non all’altezza dei compagni del reparto offensivo (loro sì potenzialmente in grado di segnare tre gol a partita a chiunque), quantomeno più affidabile di quanto fatto vedere nell’arco dell’ultima stagione. Come spesso accade, non è quanto si sappia sfruttare i punti di forza, ma quanto si sappia mascherare i punti deboli ad essere la chiave del successo.
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