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3 min

- di Antonio Mazzolli

Considerazioni sparse sul ritorno di Allegri alla Juventus


La decisione della Juventus di tornare sui suoi passi scegliendo di nuovo Max Allegri, è una chiara illustrazione del proprio DNA. Dopo due anni "al prato", vedremo di nuovo un calcio "pane al pane, vino al vino"?


- Ci hanno ripetuto fino alla nausea il classico motivetto vendittiano “Certi amori non finiscono…” usato fin troppo spesso in modo patetico nel mondo del calcio. Il ritorno di Massimiliano Allegri sulla panchina della Juventus è frutto principalmente di due cose che ben poco c’entrano con l’amore: il corso naturale degli eventi e il pragmatismo. Riprendere Max come allenatore significa che ti sei stancato dei principi di filosofia applicati al calcio e vuoi tornare a praticare un tipo di calcio situazionale senza tanti ricamini. L’amicizia con il presidente Agnelli ha fatto il resto;

- L’addio di Pirlo (scelto più per motivi economici che di pensiero) deve farci riflettere. Se è vero che le due coppe conquistate e il quarto posto raggiunto per il suicidio del Napoli sono un bottino per cui qualunque esordiente farebbe la firma, per ampi tratti della stagione la squadra era sembrata lo specchio del suo allenatore: reticente a un qualsiasi tipo di reazione, con approcci alle partite spesso sbagliati. Torna sulla panchina della Juventus l’allenatore che forse è il più bravo di tutti nella gestione mentale del gruppo e che difficilmente affronterà determinate partite con quella leggerezza vista fin troppe volte quest’anno alla Juventus;

- La realtà dei fatti è che se prima o dopo il dominio in Italia poteva finire, la Juventus è reduce da due eliminazioni agli ottavi di finale in Champions League contro Porto e Lione tornando “a essere bianchi come questo pallone, come quando si affrontava il Malmo”, di allegriana memoria. Il pensiero più europeo è la chiave di volta necessaria per la scelta di Agnelli e della dirigenza: il salto di qualità in Europa vuole essere il vero obiettivo della società bianconera. La Juventus già dal prossimo anno deve quantomeno tornare ad essere tra prime 8;

- Difficile dire adesso come giocherà la nuova Juventus di Allegri con questa rosa. Si affiderà sicuramente ad alcuni fedelissimi (ufficiale la permanenza di Chiellini, meno quella di Bonucci), ma sarà curioso capire quali saranno le mosse tra centrocampo e attacco: sarà necessario avere sicuramente una prima punta e un recupera palloni. Max avrà bisogno del suo Mandzukic e del suo Matuidi, vedremo se proverà il recupero di uno spento Dybala. Il suo arrivo potrebbe essere quanto di più vicino si possa vedere ad un allenatore-manager all’inglese: vediamo se in Italia, una posizione simile può funzionare ed essere d’esempio. Nonostante ciò, la Juventus non dovrà adagiarsi pensando di avere un mago in panchina: la rosa di quest’anno è apparsa spesso incompleta, e se è vero che secondo il tecnico livornese “i giocatori servono per vincere le partite, gli allenatori per perderne meno possibile”, il gruppo dovrà essere rinforzato con almeno tre-quattro elementi di alto profilo;

- In fin dei conti, Allegri era la migliore scelta possibile da fare, visto che le alternative di livello scarseggiavano (Zidane sembra non aspettare nient’altro che la Francia per creare i galattici europei). Se non si fosse trovato libero lui, probabilmente la Juventus avrebbe continuato con Pirlo, in una scelta di crescita che poteva essere anche accettabile. Un appunto finale sulle conferenze stampa: con Mourinho, Spalletti e Allegri quest’anno ci divertiremo (e il salto di qualità in termini di intrattenimento rispetto a Sarri e Pirlo sarà enorme). Speriamo però che le parole pre o post-gara non diventino più importanti rispetto a ciò che conta davvero: il campo.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato nel 1997 nella provincia toscana e laureato in Scienze della Comunicazione a Siena. Innamorato del calcio grazie alla partita del Torneo di Viareggio che si giocava una volta all'anno nel mio paese e alle VHS con le sfide della Juventus per intero. Tifoso dei bianconeri, dell'Hockey Follonica (squadra della mia città) e della vecchia Montepaschi Siena. Mi emoziona qualsiasi tipo di impresa sportiva e cerco di scoprire prima il lato umano e poi agonistico dei protagonisti nel mondo dello sport. In attesa di ricominciare a studiare, osservo, memorizzo e prendo appunti.

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