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2 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post Portogallo-Italia (5-3)


Un’Italia commovente ma tecnicamente modesta.


- L’Under 21 di Nicolato onora come più non avrebbe potuto il nostro lunedì sera speso sul divano, giocando una partita a tratti commovente contro un avversario nettamente più forte. La perde ai supplmentari, in dieci, dopo 120 minuti giocati con il sangue negli occhi. Fa male ma per questo gruppo battere questo Portogallo sarebbe stata francamente un’impresa, purtroppo;

- L’Italia è stata costretta per di più a giocare una partita lontanissima dalle sua caratteristiche tipiche, sempre sotto ad inseguire con il fiatone. Soffre, balla, mena, ma nella bufera non perde mai la rotta, mettendoci sempre un po’ di quell’indefinita italianità che non sappiamo bene definire ma che quando vediamo, riconosciamo sempre. A chi è sceso in campo stasera era impossibile chiedere di più;

- Mettiamolo in chiaro. Il materiale a disposizione non era molto buono. L’undici azzurro aveva poco da dire tecnicamente e ha pagato anche la brutta serata del portiere Carnesecchi, bravo ma non stasera. Quello che manca a questo gruppo di piedi viene peró recuperato da un’attitudine oggettivamente straordinaria. La maglia sudata, la gamba mai tirata indietro, la corsa mai rinunciata. Spesso nel calcio sono più argomenti retorici che veri elementi di discussione. Eppure l’Italia di Nicolato (un uomo che a quanto sappiamo fa vedere 300 prima delle partite alle sue squadre, per capirci) sembra fondarsi ciecamente su questi elementi, assumendoli a mantra assoluto;

- Che Nicolato non sia propriamente un esteta (in una contraddizione con la belle epoque manciniana della Nazionale maggiore che francamente mostra un po’ di improvvisazione) lo si evince anche dalle convocazioni e dalle scelte di formazione. Il talento di Vignato è a casa sul divano, Maleh scalda la panchina insieme a Zappa, Sottil entra solo quando siamo in svantaggio. Kean e Tonali sono dispersi non si sa bene perchè. Dentro tutta gente che sembra fare della lotta una ragione di vita, figli di un dio minore come Rovella, Pobega, Sala, Bellanova;

- E infatti il capitano di questo gruppo di pirati non puó che essere Patrick Cutrone uno che nella lotta ci sguazza come una rana nello stagno. Completamente sparito dal calcio dei club, Cutrone riappare in Nazionale e gioca una mezzora che potrebbe far credere ad uno che ha scoperto il calcio stasera di essere uno degli attaccanti più forti del mondo. Non è così e non prevediamo un futuro particolarmente roseo per lui, ma uno con la sua attutudine meriterebbe una bella carriera. Che peccato che in semifinale ci vada Leao (ingresso scandaloso) e non lui. Nel mezzo partita eccezionale di Frattesi, centrocampista già completo, forse l’uomo migliore della nostra spedizione. Il fatto che giochi in Serie B ci fa scuotere la testa.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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