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7 min

- di Alberto Faini

La Repubblica Ceca vuole sorprendere tutti


La Repubblica Ceca arriva ad Euro 2020 da vera e propria underdog del torneo. Nonostante una rosa in cui il talento è centellinato, la squadra di Silhavy gioca un calcio solido e attento. Basterà per fare un buon Europeo?


In Boemia e Moravia, le due regioni che formano la Repubblica Ceca, hanno un rapporto di amore e odio verso l’Europeo, molto diverso da quello, essenzialmente negativo, che hanno con i Mondiali. Nella manifestazione continentale, dal 1993 in avanti, la Nazionale dei Leoni ha sempre raccolto buoni risultati. Nel 1996, nella prima manifestazione viziata dall’assurda regola del golden goal, è una rete di Bierhoff ai supplementari della finale ad infrangere il sogno ceco.

Quella Nazionale, composta da un ossatura di primo livello con giocatori come Berger, Poborsky o Nedved, dopo un torneo da protagonista si arrende solo in finale ad una regola assurda.

Ad Euro 2004, in un torneo dominato dalla sorpresa Grecia, la Nazionale di Bruckner deve alzare bandiera bianca proprio ai Greci in semifinale, dopo esserci arrivata vincendo tutte le 4 partite giocate. Curiosamente, anche nel 2004 a condannare la Repubblica Ceca è una delle strane regole partorite dalla Fifa a cavallo del nuovo Millennio. Il gol di Traianos Dellas al 105’ del primo tempo supplementare, grazie al silver gol, chiude infatti il match, senza che si giochi la ripresa.

Nedved, Rosicky e Ujfalusi ad Euro 2004

Dopo queste buone prove, negli ultimi anni la Repubblica Ceca ha subito un'inquietante metamorfosi, quasi di stampo Kafkiano. Come il giovane Gregor infatti, protagonista del più famoso romanzo dello scrittore Praghese, anche la Nazionale negli ultimi 5 anni si è come risvegliata (metaforicamente) sotto forma di un insetto.

Dopo i successi di fine anni '90 e inizio Millennio, ha faticato ad esempio in Francia con un eliminazione al primo turno, e si presenta ad Euro 2020 come niente più che una comparsa. Ciò ha coinciso con l’esaurirsi della generazione d’oro dei già citati Nedved, Berger e Poborsky, ma anche di Milan Baros, Vladimir Smicer,Tomas Rosicky e Petr Cech.

La squadra che arriva all’Europeo 2020 non è insomma esattamente la degna erede di quelle del 1996 o del 2004. In un Europeo che si prospetta più equilibrato che mai però, i Leoni, una squadra fisica e compatta, possono essere la vera sorpresa della competizione.

Prima regola: non prenderle

La Repubblica Ceca è molto probabilmente la Nazionale con meno hype di tutto l’Europeo, a parimerito con la vicina Slovacchia. A guardare la rosa a disposizione di Jaroslav Silhavy sembrano lontani i fasti del 1996, quando i ragazzi di Dusan Uhrin fecero impazzire le difese di mezza Europa. Sembra anche lontano l’ottimismo che regnava sulla squadra alla vigilia dell’ultimo Europeo, quando Nedved, vaneggiando, definiva la squadra di Pavel Vrba migliore di quella del ‘96.

Ad un occhio attento però, la situazione per la Repubblica Ceca non è proprio così disastrosa.

Certo, mancano i grandi nomi, su questo c’è poco da dire. Ma il percorso dei Leoni fino all’Europeo racconta di una squadra solida, in grado di passare come seconda senza patemi in un girone di qualificazione con Inghilterra, Bulgaria, Kosovo e Montenegro. La rosa che arriva all’Europeo è poi un buon mix di giocatori d’esperienza, come Darida e Kaderabek, e altri in rampa di lancio, su tutti i due del West Ham Soucek e Coufal.

La Nazionale di Silhavy è una squadra che fa indubbiamente della fisicità il suo punto di forza. Il centrocampo ceco, incentrato su due giocatori di quantità come Tomas Soucek e Vladimir Darida, non teme confronti a livello fisico. Nel 4-2-3-1 corto e stretto visto durante le qualificazioni, Darida ha solitamente occupato la posizione di trequartista centrale, con il “Doriano” Jankto come tornante sinistro e Provod (o Barak) esterno di destra.

In una squadra che preferisce difendere con un blocco basso e giocare di rimessa, i compiti dei centrocampisti sono codificati al massimo, anche per la mancanza di un regista di qualità à la Rosicky. Al di là di compiti di interdizione infatti, il ruolo di creatore di gioco non è prerogativa di un centrocampista, ma di un attaccante.

E’ infatti Patrick Schick, il giocatore di maggior qualità della squadra, anche il principale deputato alla costruzione della manovra. Sfruttando una tecnica non comune e la sua capacità in conduzione, a Schick è richiesto uno sforzo supplementare. Deve essere lui a far risalire la squadra, facendosi al contempo trovare pronto in fase offensiva.

Quanto servirebbe a questa Repubblica Ceca un giocatore così...

E’ proprio la fase offensiva il grande limite di una squadra come la Repubblica Ceca. Su azione manovrata i cechi sono limitati dalla volubilità di un giocatore come Schick, mentre centrocampisti come i “nostrani” Barak e Jankto o il capitano Darida, non sono esattamente trequartisti in grado di dettare il gioco.

L’arma principale dei Leoni, in fase offensiva, sono i calci piazzati. Sembra incredibile, per una squadra che fino a poco più di dieci anni fa poteva schierare giocatori di assoluto talento, come Rosicky, Nedved, Poborsky o Baros. Eppure, sulle palle inattive i Cechi possono davvero dire la loro, grazie alle qualità aeree di giocatori come Celustka, Holes e soprattutto Soucek.

L'uomo della rinascita

Per Jaroslav Silhavy, selezionatore dei Leoni dal 2018, la sfida si prospetta comunque dura. L’ex allenatore dello Slavia Praga, ha raccolto ormai tre anni fa, un gruppo demoralizzato dalla brutta prova all’Europeo di Francia e dalla mancata qualificazione al Mondiale 2018, letteralmente regalata all’Irlanda del Nord.

Il buon lavoro di Silhavy si è visto subito nella qualificazione all’Europeo raggiunta senza patemi, sfruttando il blocco di giocatori lanciati dal predecessore Karel Jarolim (da Darida, al portiere Vaclik per arrivare fino a Patrik Schick) e inserendo qualche nuovo elemento proveniente dal campionato nazionale.

Il calcio proposto da Silhavy in Nazionale è molto diverso da quello offensivo e ad ampio respiro proposto con lo Slavia. Facendo di necessità virtù, l’allenatore nativo di Plzen ha costruito una squadra rocciosa e solida in fase difensiva (pur con i suoi limiti in attacco). Basterà per fare un Europeo di livello?

Quando hai un box to box nel motore

Se il giocatore più di talento della squadra è indubbiamente Patrick Schick, l’unico che al momento sembra in grado di poter fare la differenza è un mediano di 1 metro e 96 di Havlickuv Brod, un piccolo paese fuori Praga.

Tomas Soucek è l’uomo in più della selezione di Silavhy, letteralmente in ogni zona del campo. Nonostante il fisico da corazziere infatti, il centrocampista del West Ham è un giocatore da 13 kilometri percorsi di media a partita e riesce a far sentire il proprio peso in ogni zona del campo.

Soucek arriva ovunque

Le sue qualità sono evidenti in particolare in entrambe le aree di rigore. A livello difensivo le sue letture non sono mai banali e non è raro vedere almeno un paio di interventi decisivi di Soucek in area ogni partita. In fase offensiva invece, il “nuovo Fellaini” (come definito da Mourinho), è un box to box con capacità di inserimento fuori dal comune. Con gli Hammers, nella stagione del loro ritorno in Europa dopo più di 40 anni, è riuscito a segnare 10 gol in 38 match di campionato, giocando da mediano.

Ovviamente Soucek non è un giocatore perfetto. A livello tecnico è un calciatore molto limitato, su cui è difficile appoggiarsi in fase di costruzione dal basso. Non è un centrocampista associativo e in ogni caso gioca prevalentemente con passaggi elementari, oltre a risultare a tratti limitato nei movimenti dal suo fisico.

In Nazionale, pur non essendo il giocatore più di talento, è però sicuramente quello che più di tutti può risultare decisivo. Al momento è al top della forma, reduce da una stagione più che positiva, e la sua costanza di rendimento è diametralmente opposta alla discontinuità di un giocatore di talento come Schick.

L'importanza dei piazzati nelle qualificazioni contro l'Inghilterra

Soucek è il primo schermo davanti alla difesa e, in coppia con un centrocampista più tecnico come Holes o Darida, i suoi difetti in fase di costruzione possono essere nascosti. In più può agire da vero e proprio “shadow striker” per una squadra che ha davvero poche frecce al proprio arco quanto si tratta di attaccare la porta avversaria.

Una possibile sorpresa

Inserita con Croazia, Inghilterra e Scozia, la Repubblica Ceca può senza dubbio prendersi il ruolo di sorpresa del girone. Molte delle possibilità di passaggio del turno dei cechi passano dal match d’esordio, contro l’avversario più abbordabile del girone, la Scozia. Con 3 punti nella prima gara alla squadra di Silhavy potrebbe poi bastare un solo punto nelle due partite successive per andare agli ottavi. Nelle gare ad eliminazione diretta poi, può succedere davvero di tutto.

Per la Repubblica Ceca sembra dipendere tutto dalla fase difensiva. Difendere con un blocco compatto contro due delle rose più talentuose dell’Europeo come Croazia ed Inghilterra non sarà facile. Molto, se non tutto, dipenderà dalle prestazione dei due mediani Soucek e Holes, fondamentali per coprire i due centrali. Anche le prove di due terzini di livello come Coufal e Kaderabek saranno determinanti, soprattutto nelle sfide con Croazia ed Inghilterra.

Moltissimo per la Repubblica Ceca dipenderà da come Schick arriverà all'Europeo

Il vero grande ostacolo per la Repubblica Ceca sarà molto probabilmente buttare la palla in rete. Il centravanti titolare, Patrick Schick, da poche garanzie a livello offensivo. L’ultima stagione di Schick in Germania, in maglia Bayer Leverkusen, è stata una stagione di alti e bassi (come quella precedente con il Lipsia): nonostante i 9 gol in 22 presenze, al ceco è mancato quel salto di qualità che ancora molti si aspettano da lui.

La vera sorpresa in attacco potrebbe essere Tomas Pekhart, attaccante 32enne con un passato in Germania, reduce da una stagione da 22 gol in 25 presenze con il Legia Varsavia. Rispetto a Schick, Pekhart è un centravanti molto meno tecnico, ma incredibilmente bravo spalle alla porta e con un buon fiuto del gol in area di rigore. Potrebbe essere una buona soluzione, soprattutto in partite che la Repubblica Ceca giocherà più schiacciata in area di rigore (vedi vs Inghilterra), come appoggio per far risalire la squadra.

Senza dimenticare come un centravanti come Pekhart, dall’alto del suo metro e novanta, possa aggiungere peso in area per una squadra già temibile sulle palle alte.

Un breve video di "Re (Kròl) Pekhart" che fa quello che vuole con le difese dell'Ekstraklasa polacca

Niente da perdere

La Nazionale di Silhavy deve puntare a giocarsi tutte le sue carte con Scozia e Croazia, le due avversarie sulla carta più abbordabili. Il passaggio come terza sembra possibile, ma anche quello come seconda nel girone non sembra pura utopia. Certo che arrivare a giocarsi tutto all’ultimo match del girone con l’Inghilterra non sembra lo scenario migliore per i Leoni.

Sulla carta la Repubblica Ceca sembra avere poche chances di dire la sua in un Europeo con tante rose di livello, soprattutto in caso di passaggio alla fase ad eliminazione diretta. Se però c’è un torneo per Nazionali in grado di riservare sorprese, questo è senza dubbio l’Europeo. Dalla Cenerentola Danimarca del 1992, alla Grecia del 2004, fino ad arrivare al Galles e al Portogallo del 2016, l’Europeo è una competizione raramente scontata. Che possa essere la Repubblica Ceca la sorpresa di Euro 2020?

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Studente di economia, classe '93, nato e cresciuto a Rimini. Si avvicina al calcio sin da piccolo, grazie ad un certo Roberto Baggio e ai Mondiali del 2002. Tifoso rossoblù per adozione, dopo aver vissuto per qualche anno a Bologna. Si limita a giocare a calcetto la domenica, data la poca qualità con il pallone tra i piedi, e a seguire qualsiasi campionato visibile in TV. Altre passioni: MLB, sci alpino e la settima arte.

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