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12 min

- di Carlo Cecino

Scozia come Braveheart: la Tartan Army torna per sorprendere gli inglesi


Dopo 23 anni di carestia, la Scozia e la Tartan Army tornano a recitare sul grande palcoscenico internazionale.


Diciamocelo: la Scozia dal punto di vista calcistico non ha troppo da offrire rispetto ai palcoscenici élitari che si vivranno ad Euro 2021. Però, rivela sfumature di hype non indifferenti per chi ama le nazioni perdenti per natura nello sport del calcio, basti pensare che la Tartan Army (la tifoseria della Scozia tutta kilt e vessilli nazionali) non ha mai ammirato la squadra del proprio paese superare la fase ad eliminazione diretta di un Europeo o di un Mondiale.
La Scozia, prolungamento territoriale dell'Inghilterra ma non in grado di produrre lontanamente un numero minimo di campioni come fatto dalla nazionale dei Tre Leoni, non sbarcava in una competizione internazionale dal 1998, anno in cui giocò i Mondiali in terra francese.

La Tartan Army partecipa solamente per la terza volta a un campionato europeo dopo le edizioni del 1992 e 1996, ulteriore segno dell'immenso lavoro sviluppato dal ct Clarke nello sbloccare una selezione che potrebbe comunque far affezionare tanti tifosi neutrali. Tra il 1998 e il 2021, tra il triplice fischio finale dell’arbitro emiratino Busajm a Saint-Étienne nei mondiali del 1998 al gong dell'umiliante sconfitta per 0-3 con il Marocco, e il rigore di Mitrović parato da Marshall che ha fatto esplodere di gioia un intera nazione, sono passati 8.178 giorni. Calcisticamente un’eternità, più di una generazione, un lunghissimo periodo di tempo in cui la Scozia sembrava essersi quasi rassegnata ad essere poco più che una comparsa. Presente in ben otto occasioni ai Mondiali di calcio – per cinque volte consecutivamente, dal 1974 al 1990 – gli Scots non potevano immaginare che sarebbe servito così tanto tempo per tornare ad assaporare l’aria di un grande appuntamento calcistico. Da Francia ’98 si sono alternati sei ct: Berti Vogts, Walter Smith, Alex McLeish due volte, George Burley, Craig Levein e Gordon Strachan. Nessuno di loro è riuscito a spezzare quella che con il tempo ha assunto i contorni di una vera e propria maledizione. Fino a Steven Clarke, il perfetto “aggiustatore” che ha permesso ai cittadini scozzesi di tornare a sognare, tifando i propri beniamini divenuti - riprendendo la letteratura antica - gli eroi celtici per tutta la Tartan Army.

P.s. la Scozia è nel gruppo D con Inghilterra, Croazia e Repubblica Ceca e ospiterà alcune gare dell'Europeo itinerante. All'Hampden Park di Glasgow, tempio della nazionale scozzese di calcio dove Zidane nella finale di Champions del 2002 in maglia Real Madrid ricamò quel gol indimenticabile contro il Leverkusen, si giocheranno quattro match, di cui tre del girone D (due proprio della Tartan Army contro Repubblica Ceca e Croazia) e un ottavo di finale. L'impianto potrà ospitare una percentuale di tifosi che oscilla tra il 25 e il 33%.

Kilt, cornamusa e lotta per l'indipendenza

La superficie territoriale della Scozia si basa sul Trattato di York del 1237, concordato tra il Regno di Inghilterra e la Scozia e il successivo Trattato di Perth del 1266 tra Scozia e Norvegia. Tuttavia, nel corso del tempo vennero perse porzioni del territorio scozzese, tra cui Berwick-upon-Tweed e l'Isola di Man acquistate dal Regno Unito. Con le sue spiagge selvagge, i laghi profondi, i vasti paesaggi mistici e i castelli romantici, non dovrebbe sorprendere che la Scozia sia uno dei paesi più affascinanti del panorama nordico europeo.

Glasgow, con più di 620.000 abitanti, è la città più grande della Scozia, tuttavia la capitale è Edimburgo. L'industria pesante è tra i principali settori economici della Scozia, oltre alle industrie associate al petrolio e legate all'estrazione del petrolio del mare del Nord.

La Scozia in questo periodo storico sta lottando per l'indipendenza dal Regno Unito. Determinazione e pazienza al servizio dell'indipendenza della Scozia hanno caratterizzato la battaglia politica della premier scozzese, Nicola Sturgeon. Rafforzata dai risultati delle elezioni locali, spera di vedere il sogno di una vita diventare realtà, cioè che la Scozia diventi un paese indipendente. Sturgeon ritiene che dopo "lo straordinario risultato" alle elezioni "non vi è più giustificazione democratica" per il rifiuto del primo ministro britannico Boris Johnson o di chiunque altro di negare un nuovo referendum sull'indipendenza della Scozia. Il risultato delle elezioni dimostra che non si può cercare "di bloccare il diritto del popolo scozzese a scegliere il proprio futuro". Vedremo gli sviluppi dei prossimi capitoli di questa delicata vicenda che si sta vivendo all'interno della Scozia.

Spostandoci sul tema culinario, la Scozia ha diverse chicche deliziose. Il porridge innanzitutto, che per moltissimi scozzesi è un piacere quotidiano irrinunciabile e uno dei simboli della cucina nazionale: è una “polentina” di avena, che si mangia calda, con un pizzico di sale, a volte anche con zucchero di canna e del latte cremoso. Poi le Aberdeen rowies sono sfogliatine fatte con lo strutto ed il burro, si mangiano tiepide, con burro e marmalade, la marmellata d’arance amare. Una perla sono infine i baps, panini sofficissimi, dalla forma ovale e leggermente schiacciati, che danno il loro meglio quando sono ancora tiepidi da forno, ripieni con un uovo fritto e ayrshire bacon grigliata, una delle specialità scozzesi più succulente. Inoltre, abbinare il manzo con i frutti di mare è una caratteristica della cucina britannica: in Scozia si può assaggiare una buonissima steak and oyster pie, una torta salata con manzo e ostriche. Gli scozzesi contendono anche agli irlandesi il primato di gran mangiatori di patate, ma gli haggis sono forse il più famoso piatto della cucina scozzese: è un polmone di agnello cotto per ore e mischiato poi al grasso. Non ci siamo dimenticati di menzionare le birre e i whisky, in quanto ad alcolici in Scozia non se la passano male.

Quando si pensa allo Scozia, la nostra immaginazione va subito al kilt, il famoso “gonnellino”, altro non è che un tessuto di lana a quadri delle Highland scozzesi, denominato proprio “tartan”. Questo è colorato in maniera diversa, ed è noto anche con il nome di tessuto scozzese. Ogni clan un tempo si distingueva tra l’altro per il colore del suo kilt. Nel passato infatti la Scozia era divisa in gruppi familiari, i clans, che esistono anche oggi, anche se in misura nettamente minore. Di solito il gonnellino è sostenuto da una cinghia in vita che porta una borsa di pelle, lo sporran, utile in quanto il gonnellino non ha tasche. Particolare poi è il quaich, la coppa dell’amore, una coppa decorata con disegni celtici tramandata di generazione in generazione. Lo sposo di solito porta il kilt, e come accessorio lo sgian dubh, il tradizionale coltellino scozzese, infilato nell’orlo della calza. Anche la cornamusa e il suo suono sono elementi distintivi dell’identità scozzese. Le cornamuse oggi sono usate durante i giochi tradizionali e i raduni, ossia attività annuali in cui i concorrenti si cimentano in varie gare.

Si sta parlando di folklore, e la Scozia è nota per i castelli e le relative “presenze”. Non c’è infatti castello scozzese che non sia “abitato” dai fantasmi. I castelli della Scozia sono oltre 3000, sparsi dalle Lowlands alle Highlands, dalle grandi città alle isole del Nord. Diversi per dimensione e caratteristiche i castelli scozzesi furono utilizzati come abitazioni reali, come grandi avamposti militari o più semplicemente come fattorie fortificate. Dulcis in fondo il Mostro di Loch Ness, celeberrimo in tutto il pianeta. Chi non conosce la storia di Nessie? La creatura leggendaria che vivrebbe nel lago di Loch Ness. A parte alcune foto d’epoca, di contestata veridicità, nessuno è mai riuscito a provarne l’esistenza né la sua provenienza: alcuni sostengono che si tratti di un animale preistorico, rimasto in qualche modo in vita fino ad ora. Quale sia la verità, il mostro di Loch Ness è entrato nell’immaginario di tutti, ombroso e misterioso da far paura, ma allo stesso tempo da suscitare notevole interesse.

Infine vi segnaliamo che in Scozia il rugby è uno sport altamente praticato, che i campioni di freccette Gary Anderson e Peter Wright sono nati nel paese più settentrionale del Regno Unito, terra che ha dato i natali pure a Sir Alex Ferguson, forse il manager di calcio più forte di tutti i tempi.

Gli appassionati di darts sanno già che Peter Wright porta la bandiera scozzese.

Ruvidi, lottatori, ma dove è il finalizzatore?

Nel campionato scozzese appena giunto al termine, è tornato a trionfare il Rangers, che condotto da Steven Gerrard ha interrotto dopo nove anni il dominio del Celtic. Tuttavia, tanti elementi della Tartan Army militano in Premier League, campionato ideale per lo sviluppo ad alti standard dei talenti scozzesi. La Scozia oggi dispone di una selezione abbastanza giovane sul fronte dell'età media, e che quindi può finalmente guardare al futuro a medio termine con un po’ di ottimismo. Il punto di forza è sicuramente l'asse sinistro del 3-5-2 di Clarke composto da Tierney e Robertson, due mancini di ottimo livello che da quella parte producono calcio. Inoltre a centrocampo McTominay, giovane del Man United di grande avvenire e lanciato da Mourinho ai Red Devils ancor prima di Solskjaer, McGinn e Armstrong offrono un connubio di tecnica e fisicità di buonissimo pelo e proveranno a spezzare l'alta qualità di cui dispongono Inghilterra e Croazia, le due formazioni più complete del gruppo D. Per il resto la rosa scozzese presenta varie lacune, tra cui una difesa che può subire tremende imbarcate dagli arcirivali inglesi e dai croati, con Hanley, Cooper – inglese naturalizzato scozzese – e McKenna che non rappresentano proprio Maldini, Tassotti e Baresi.

Inoltre, il problema più atavico della Scozia è trovare un centravanti di assoluto spessore. Da quando l'immarcescibile Kenny Miller ha concluso l'attività internazionale nel 2013, gli Scots non hanno più forgiato attaccanti top. Griffiths non ha mai convinto a pieno, Adams non è un bomber e McBurnie pare uno di quei lungagnoni catapultati direttamente dal football britannico degli anni '80. A proposito di McBurnie, pochi giorni fa – stando a varie testate online – è stato protagonista di un pestaggio nei confronti di un fan, è stato arrestato e non è stato convocato agli Europei dopo questo brutto episodio.

Analizzando il carniere scozzese per reparti, per quanto concerne i portieri il commissario tecnico Steve Clarke si affiderà a David Marshall del Derby County, eroe dello spareggio con la Serbia – determinante per la qualificazione della Tartan Army agli Europei – con il rigore decisivo parato a Mitrovic, oltre al veterano Craig Gordon, che gioca in patria negli Hearts. In difesa il capitano Andrew Robertson, terzino sinistro che milita nel Liverpool e che a 26 anni di età è il punto di riferimento, il cardine della Tartan Army. Oltre a lui e Kieran Tierney dell'Arsenal, fanno parte della lista anche Liam Cooper del Leeds di Bielsa, Grant Hanley del Norwich, Scott McKenna del Nottingham Forest, Stephen O'Donnell del Motherwell e Greg Taylor del Celtic.

A centrocampo spicca come già anticipato Scott McTominay del Manchester United, così come è certa la presenza di Stuart Armstrong del Southampton, Ryan Christie del Celtic, John McGinn dell'Aston Villa, Ryan Fraser del Newcastle e John Fleck dello Sheffield United. Tanta curiosità intorno a Billy Gilmour, mediano classe 2001, autentica promessa del Chelsea (cresciuto comunque nelle giovanili del Rangers) che ha disputato cinque presenze con i Blues e sono bastate per ingraziarsi il ct degli Scots che lo ha inserito fra i 26 nonostante non abbia ancora esordito con la Nazionale maggiore. In attacco Clarke però ha le polveri bagnate e può affidarsi solamente a tre attaccanti di ruolo. Ossia Che Adams del Southampton, Lyndon Dykes del Queen's Park Rangers (convinto da Clarke a optare per gli Scots al posto dell'Australia) e Nisbet degli Hibernian. La novità principale è proprio Che Adams, calciatore nato in Inghilterra ma con nonno materno scozzese, che ha stupito nell'annata appena conclusa con il Southampton in Premier League; su di lui sono riposte le speranze di gol della Tartan Army, ma noi non siamo così convinti che ripagherà le attese.

La rosa da 26 giocatori degli Scots:

Portieri: Gordon (Hearts of Midlothian), Marshall (Derby County), McLaughlin (Rangers).

Difensori: Cooper (Leeds), Gallagher (Motherwell). Hanley (Norwich City), Hendry (Oostende), McKenna (Nottingham Forest), O'Donnell (Motherwell), Patterson (Rangers), Robertson (Liverpool), Taylor (Celtic), Tierney (Arsenal).

Centrocampisti: Armstrong (Southampton), Christie (Celtic), Fleck (Sheffield United), Forrest (Celtic), Fraser (Newcastle), Gilmour (Chelsea), McGinn (Aston Villa), McGregor (Celtic), McTominay (Manchester United) Turnbull (Celtic).

Attaccanti: Adams (Southampton), Dykes (QPR), Nisbet (Hibernian).

Steve Clarke è l'artefice della rinascita

L'uomo del destino, fondamentale nel rivoltare le sorti di una nazione calcistica. Sembrava impossibile trascinare agli Europei ed assumere il comando di una nazionale reduce da un vergognoso e imbarazzante 3-0 subìto in Kazakhistan che sembrava precludere la qualificazione diretta a Euro2020. Eppure Clarke può dire "missione compiuta". Da evidenziare anche l'altra faccia della luna: fare peggio di McLeish, mal sopportato sia dai giocatori che dalla Tartan Army, era impossibile. Il compito principale cesellato da Clarke è quello di aver riconsegnato alla nazionale scozzese una solidità che mancava da anni e soprattutto aver infuso fiducia ad una squadra sicuramente non da “crème de la crème”, ma nemmeno così mediocre da non qualificarsi ad una fase finale dal 1998.

La storia di Steve Clarke, 57enne ex difensore e bandiera di St. Mirren e Chelsea, è particolare. Vice di Mourinho nella prima avventura dello Special One targata Blues, secondo di Zola nel West Ham e di Dalglish al Liverpool nel 2011, ha allenato da capo tecnico il West Bromwich nel 2013, venendo esonerato dopo pochi mesi. In seguito a queste esperienze agrodolci, è rinato alla guida del piccolo Kilmarnock, trascinato dal fondo della classifica della Premiership scozzese alla qualificazione all’Europa League, facendo ribrillare la parabola manageriale di Clarke. In due stagioni ha ricevuto due premi come allenatore dell’anno e poi la chiamata della Scozia. In 18 mesi Clarke ha avuto modo di studiare il materiale umano a disposizione e di allestire una formazione coriacea, puntando nel 2020 sulla difesa a tre a protezione di David Marshall e scrivendo un capitolo memorabile nella storia del calco scozzese, riportando ad una kermesse internazionale la Tartan Army.

Robbo su tutti

Il vero leader della nazionale scozzese è il capitano Andrew Robertson, terzino sinistro del Liverpool e vero capogruppo carismatico, capace in particolare di caricare i compagni prima delle due lotterie dei rigori vinte (prima contro Israele e poi contro la Serbia) che hanno spianato la strada a EURO 2020. E' stato poi svelato un retroscena accaduto antecedente alla fine del match con la Serbia: “All'89esimo uno dei nostri ha perso l'uomo e siamo finiti ai supplementari. Era logico pensare “Sarà un'altra storia sfortunata?”. E' invece è stato in questo momento che abbiamo dimostrato di avere carattere”.

In Nazionale “Robbo” gioca esterno di centrocampo, nel 3-5-2 di Clarke. Ma non scopriamo di certo oggi dal punto di vista tecnico uno dei pilastri del magnifico Liverpool di Klopp. Mancino sensazionale per i cross e per i tiri da fuori, doti di corsa da quattrocentista navigato e una dedizione alla doppia fase encomiabile, sono alcuni caratteri formidabili del bagaglio calcistico di Robertson. Agli Europei il migliore talento scozzese in circolazione proverà a sobbarcarsi la squadra su di lui, disegnando sinistri arrotati verso la rete o assistendo i suoi compagni.

Un McGinn da tenere d'occhio

La rubrica per chi ama scoprire giocatori hipster la dedichiamo a Jonh McGinn. Preambolo dovuto: la Scozia ha diversi elementi interessanti, come il minuto esterno offensivo Fraser che, impreziosito da due superbi piedi, due anni fa col Bournemouth in Premier League smistò 14 assist e siglò 7 reti. Ma nell'ultima annata di Premier League chi si è fatto notare maggiormente è McGinn. Il 26enne di Glasgow, che in Nazionale per il momento ha timbrato 10 volte il cartellino su 32 apparizioni, difende i colori dell'Aston Villa in Premier League. Mancino in grado di giostrare sulla fascia sinistra di centrocampo, tuttavia anche sulla trequarti avanzata e gli piace illuminarsi partendo da destra per rientrare sul suo piede principale, McGinn è cresciuto nelle giovanili del St Mirren. Dal 2015 al 2018 si è forgiato all'Hibernian e da tre anni è sbarcato ai Villans. Interprete portante della cavalcata dell'Aston Villa di due anni fa dalla Championship alla Premier con 6 reti e 10 assist, lo scozzese nella Premier appena finita ha timbrato 3 gol e 6 assist, aiutando i suoi a trascorrere un campionato tranquillo da metà classifica.

Specialità di McGinn è quella di tenere il pallone incollato al mancino e a distribuire ottimi cross. Inoltre è un giocatore molto dinamico e resistente, nonostante non disponga di un fisico propriamente “du rôle”. Per di più è abile a inserirsi nelle zone centrali dietro la difesa. Piccolo aneddoto sul numero 7 scozzese: in Fifa 19, il celebre videogame calcistico, il centrocampista dell'Aston Villa, alto 173 cm per 62 kg secondo le ultime stime riportate, si palesava con una faccia piuttosto grassa rispetto alla realtà e si è scatenata una polemica che poco importa ai puristi, ma che può interessare gli amanti dei videogiochi.

Ecco il gol di McGinn segnato contro l'Austria a marzo nelle qualificazioni ai Mondiali di Qatar.

Obiettivo ottavi di finale e guastare le feste all'Inghilterra

Nella cerchia ristretta delle squadre rivelazione che si sono qualificate a Euro 2021 figura la Scozia, la più antica nazionale di calcio del mondo insieme all’Inghilterra. I britannici sono stati sorteggiati nel gruppo D assieme a Inghilterra, Repubblica Ceca e Croazia. Un girone che ha le sembianze di una scalata per gli Scots, ma per il terzo posto, che può valere la qualificazione agli ottavi, gli scozzesi se la giocheranno con i cechi, contro i quali si sfideranno a Glasgow il 14 giugno. Quattro giorni dopo la gara contro gli inglesi a Wembley e il 22 giugno la terza partita ad Hampden Park con i croati. Contro la nazionale dei Tre Leoni si ripresenta una partita epica, perché il duello fra Inghilterra e Scozia è il più antico di sempre fra due nazionali di calcio e fa riferimento allo 0-0 del 30 novembre 1872. Il derby britannico per eccellenza ritorna precisamente in auge dopo l'ultima volta occorsa ad Euro 96, quando Shearer e Gascoigne fecero esaltare gli inglesi. ll 18 giugno 2021 a Wembley, la Scozia proverà a decretare il ritorno nel calcio che conta, di una nazione che forse non sarà bellissima da vedere, ma che appare oggi efficace, con una precisa identità tattica. Siamo inguaribili romantici e pensiamo a "Braveheart", colossal pluripremiato e ambientato in Scozia nella seconda metà del 13° secolo, con Andrew Roberston, capitano degli Scots ad impersonare il ruolo di Mel Gibson, che tra un mese tenta di pilotare i suoi compagni alla conquista dell'Inghilterra.

Ricordando che il cammino degli Scots per arrivare al traguardo di Euro 2021 è stato travagliato, quasi quanto la durata di una partita di calcio del cartone animato “Holly e Benji”. I britannici hanno dovuto sorpassare due spareggi dopo le dieci gare di qualificazione, prima di tripudiare il ritorno alla massima competizione continentale per nazionali. La Tartan Army ha chiuso il gruppo I di qualificazione al terzo posto con 15 punti, alle spalle di Russia e Belgio. Cinque i k.o. in dieci partite, compreso quello fragoroso all’esordio delle qualificazioni contro il Kazakistan (3-0). In seguito però, gli scozzesi hanno infilato cinque successi battendo i kazaki al ritorno e vincendo entrambe le sfide contro Cipro e San Marino.

Terminata la fase di qualificazione, gli Scots sono passati ai "barrage" grazie al primo posto nel girone della Nations League 2018/19. In semifinale la Scozia ha affrontato Israele in semifinale vincendo ai rigori (cinque trasformazioni su cinque) dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari e dell’extra-time. In finale, il 12 novembre 2020, alla Tartan Army è toccata la Serbia in trasferta. Dopo l’1-1 dei tempi regolamentari e supplementari, il match si è deciso ai rigori in favore dei biancoblù che sono stati infallibili. La vittoria contro la Serbia è stata più che meritata, il gol di Jovic proprio nel finale è arrivato nell’unica distrazione di una squadra attenta, che però ancora una volta ha rischiato lo psicodramma. Salvifico il portiere Marshall che ha parato il penalty di Mitrovic. La Scozia ha così prolungato a nove partite la propria imbattibilità, miglior serie di risultati utili dalla metà degli anni ’80, scatenando un urlo covato più di 22 anni.

La tachicardica lotteria dei rigori vinta dagli Scots in Serbia

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Carlo Cecino, giovane trevigiano di belle speranze. Nato il 18/05/1994 durante la meravigliosa notte di Atene, col Milan che sculacciava il Barcellona di Cruijff, si appassiona fin dal primo ciuccio allo sport. Segue con fervore il basket, con i San Antonio Spurs in cima alle ricerche. Entrare nel mondo giornalistico sportivo è il sogno, ma anche diventare il magazziniere dello spogliatoio dei New York Knicks non sarebbe male. Gli idoli sono Valerio Fiori e DeShawn Stevenson, oltre a Federer, leggenda vivente del tennis.

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