Article image
,
16 min

- di Giacomo Zamagni

Finale di Champions League 2021: ipotetici scenari tattici di Chelsea e Manchester City


Questa sera, si concluderà la sessantaseiesima edizione della Champions League. L’Estádio do Dragão, casa del Porto, sarà l’arena gladiatoria per Chelsea e Manchester City. Una finale tutta inglese ma dominata da due figure del continente: Guardiola e Tuchel, allenatori provenienti da scuole calcistiche molto diverse, ma comunque in grado di contaminarsi. In questa stagione, lo score dice 3-1 per il Chelsea e 2-0 per Tuchel, che si è insediato il 26 gennaio sulla panchina dei Blues. La partita più importante, però, è ancora da giocare.

Le finali di Champions ci hanno insegnato a non fare mai i conti senza oste e che i pronostici non appartengono ad appuntamenti del genere. Tuttavia, gli impianti tattici, espressioni identitarie di entrambe le controparti, sono stati fondamentali per il loro cammino e difficilmente ci saranno rinunce sotto questo punto di vista. Partendo da due analisi tattiche di Michael Cox per The Athletic e di JJ Bull per il canale YouTube di Tifo Football, cerchiamo di capire cosa ci aspetta nell'ultima partita della stagione calcistica.


La via di Guardiola o del calcio d’avanguardia

Dodici anni dopo la finale di Champions League vinta grazie all'utilizzo di Messi come nueve falso contro il Manchester United, sembra quasi normale che Pep Guardiola abbia vinto il campionato inglese senza nessuna punta di ruolo nel suo undici titolare.

In un certo senso, sembra il proseguimento dell’approccio che Guardiola ha portato avanti per tutta la sua carriera da allenatore. Tuttavia, non ci sono paragoni che tengano fra questa e le sue precedenti esperienze.

Potrà anche non aver schierato una punta di ruolo nella finale di Roma nel 2009, ma Guardiola poteva contare su Thierry Henry e Samuel Eto’o, due dei migliori marcatori della loro generazione. Lionel Messi, poi, si avviava in quel momento a diventare il capocannoniere all-time della Liga. Se si parla del campionato, quell’anno Eto’o segnò 30 gol, Messi 23 e Henry 19. Due anni più tardi, quando Guardiola implementò il nueve falso permanentemente riuscendo a vincere di nuovo la Champions, Messi mise a referto 31 gol in campionato, David Villa 18 e Pedro 13. Tre attaccanti.

Questa stagione è stata completamente diversa. Nella seconda e vincente metà del campionato, Guardiola ha giocato senza alcun finalizzatore naturale. A campionato concluso, İlkay Gündoğan è il miglior marcatore del City con 13 gol. Una statistica che non sorprende chi ha seguito questa stagione di Premier, ma resta comunque un fatto senza precedenti.

Il Manchester City ha già vinto il titolo con un centrocampista come capocannoniere, quando Yaya Touré riuscì a segnare 20 gol nella fantastica annata 2013/14. Tuttavia, Sergio Agüero e Edin Džeko marcarono rispettivamente 17 e 16 gol.

Se si parla di finalizzatori non puri, la squadra campione d’Inghilterra ad andare più vicino a questo risultato è stata il Chelsea nella stagione 2004/05. In quell'occasione, Frank Lampard segnò 13 gol. Anche lì, la situazione era leggermente diversa: Drogba chiuse il campionato con 10 gol giocando da titolare in meno della metà delle partite del Chelsea e condividendo i compiti offensivi con Guðjohnsen, autore di 12 reti (anche lui schierato in posizione più arretrata a centrocampo).

L’idea che gli allenatori e i giocatori “reinventino” il gioco è diventata quasi un cliché, ma non abbiamo mai visto niente del genere.

Tentativi ed errori per costruire il sistema “perfetto”

Agüero era la prima scelta di Guardiola in attacco, ma è rimasto a lungo fuori per infortunio e ora è una risorsa in eccedenza. Gabriel Jesus, negli ultimi mesi, non è quasi mai stato schierato al suo posto nelle partite importanti.

Anche Raheem Sterling, a volte impiegato come mero terminale offensivo del City, e Ferrán Torres, utilizzato anche come attaccante, sono stati scartati per schierare un centrocampista di contenimento e cinque di attacco, una derivazione più precisa del sistema “senza attaccanti” utilizzato da Spalletti nella sua prima esperienza a Roma.

In particolare nella sconfitta per 2-1 contro il Chelsea occorsa lo scorso 8 maggio, la formazione di Guardiola era basata solo sul desiderio di fare rotazioni rispetto all’undici che aveva sconfitto il PSG quattro giorni prima. Infatti, solo Ederson e Rúben Dias hanno giocato entrambe le partite dal primo minuto. Per il resto, Guardiola ha deciso di giocare con un sistema di gioco assolutamente stravagante: una specie di 5-1-2-2, con Sterling e Torres mezze ali libere a sostegno di Agüero e Jesus.

L’aspetto più significativo, però, non era la formazione con cui sono scesi in campo, ma il fatto che non ci fosse alcun centrocampista offensivo sulla corsia centrale. Tutti facevano parte della formazione titolare di default di Guardiola.

Guardiola ha già schierato formazioni piuttosto fluide e sperimentali, la maggior parte delle quali durante le tre stagioni sulla panchina del Bayern Monaco ovviamente. Ma poiché il Bayern era così palesemente dominante in Bundesliga, a volte era difficile comprendere quanto efficaci fossero i sui approcci più radicali. Sembrava che Guardiola potesse giocare in qualsiasi modo e comunque continuare a vincere in Germania. Aveva ereditato il club campione d’Europa e non c’è mai stato il sospetto, in nessuna delle tre stagioni, che il Bayern potesse non vincere il campionato. Guardiola, in quegli anni, si stava semplicemente divertendo.

Questa stagione è stata turbolenta invece, soprattutto nelle prime giornate, ma Pep ha imparato proprio da quelle partite. Perciò, mentre nessuno si sorprende per le vittorie del City nella seconda parte di campionato, è bene considerare l’importanza di alcuni dei match giocati prima di Natale.

Per esempio, l’inefficace 3-1-6 utilizzato nella seconda partita di campionato contro il Leicester ha permesso ai foxes di contrattaccare fra le linee con facilità e fare il gioco di Jamie Vardy. Nel secondo tempo di quella partita settembrina, Guardiola ha fatto esordire il giovane Liam Delap e, nonostante sia indelicato giudicare qualcuno sulla base della sua discendenza familiare, è stato quantomeno divertente vedere il figlio di Rory Delap, il giocatore con la rimessa laterale più famosa nella storia della Premier League. Sembrava quasi che il City avesse bisogno proprio del padre. Delap, anche se ancora è da considerarsi un giovane prospetto, non ha più calcato un campo di Premier da quella partita.

Attaccare è il miglior modo per difendersi. Costruire è il miglior modo per attaccare.

Nella settimana successiva, è arrivato un pareggio per 1-1 contro il Leeds United. Nella parte finale della partita, quando il Manchester stava cercando di trovare il secondo gol, in campo c’erano quattro centrocampisti offensivi, che in molte occasioni riuscivano a inserirsi con dei tagli e dribblare nel traffico.

Da allora, Guardiola ha trovato il giusto equilibrio fra ricerca dell’ampiezza e capacità di segnare dalle corsie più laterali. Riyad Mahrez, sineddoche di questo processo, era una volta un giocatore egoista e prevedibile, ma ora è più felice di restare defilato vicino alla riga laterale per creare spazi in cui far inserire i compagni. L’algerino è ancora eccellente nel dribblare per accentrarsi e servire i giocatori in sovrapposizione. Spesso si associa con Kevin De Bruyne, ma il mese scorso sono state le combinazioni con Bernardo Silva a fruttare i due gol contro l’Aston Villa proprio dalle zone più esterne.

Il pareggio per 1-1 in casa del West Ham a ottobre non è certo passato come un risultato positivo, ma dopo l’intervallo, il City è cresciuto e Guardiola ha sostituito un Agüero smunto con Phil Foden, che ha immediatamente pareggiato. Col senno di poi, potrebbe essere stato il primo segno a indicare che l’approccio migliore per questo Manchester era quello senza attaccanti.

A novembre, nella sconfitta contro il Tottenham, i continui ma inutili tentativi di conclusione da fuori area da parte di De Bruyne hanno caratterizzato la partita. Il belga è capace di finalizzare in modo sublime dalla distanza, ma il miglior assist man della lega stava cercando di diventare il miglior marcatore della lega, un preoccupante caso di sindrome di Wesley Sneijder, un altro rifinitore di prima fascia che spesso si è ridotto a bersagliere inconclusivo. De Bruyne ha calciato verso la porta per ben sei volte in quella partita; una circostanza mai più verificata nel corso della stagione.

Sebbene la stagione fosse iniziata con un mese di ritardo rispetto al solito e il Manchester City avesse una partita da recuperare, la squadra di Guardiola si trovava ancora a metà classifica. Si è parlato a lungo del pareggio con il West Bromwich subito prima di Natale come di un punto di svolta per la stagione del City. Gli attuali campioni d’Inghilterra hanno concluso la partita con De Bruyne impegnato a crossare ripetutamente la palla in area con la speranza che accadesse qualcosa, un chiaro segno di difficoltà per il City.

Guardiola ha parlato di questa differenza in modo più complesso e filosofico, ma è bene notare che Gabriel Jesus aveva presenziato in sei partite di campionato fino a quel momento, prima di non essere più schierato per tutto il periodo natalizio, inizialmente anche perché risultato positivo al coronavirus.

Il City ha giocato meglio senza di lui e il brasiliano non è stato più in grado di riprendersi il suo posto da titolare, almeno non nei big match. La stagione del City, proprio come la storia, può essere misurata prima e dopo Jesus.

Guardiola ha trovato nel suo attacco a cinque – Mahrez, Foden, Bernardo, De Bruyne e Gündoğan – la sua quadra definitiva. Anche se l’unico del quintetto a giocare in posizione fissa, largo a destra, è Mahrez. Foden si è abituato a giocare sulla fascia sinistra, ma ha giocato in tutti ruoli offensivi in una sola partita (quella del roboante 4-1 sul Liverpool), figurarsi durante l’intera stagione.

Ruoli e funzioni del City di Guardiola. Un sistema costruito sul capitale umano, sulle necessità contingenti e su una filosofia ben precisa.

Gündoğan ha giocato sia da centrocampista d’inserimento con compiti da terminale offensivo, sia da doppio pivot a centrocampo; di nuovo, spesso ha ricoperto entrambe le funzioni durante il corso della stessa partita, come contro la semifinale d’andata contro il PSG in Champions League.

De Bruyne ha giocato da “regista libero” dominando la corsia di centrodestra come nessun altro, poi è diventato un numero 10 puro e ora gioca più da esterno che si accentra a partire dal lato sinistra. Ci sono state partite, come quella in casa contro il Burley finita 5-0, in cui si è spinto fino alla fascia destra per sfruttare le debolezze della formazione di Sean Dyche, sempre stretta al centro del campo.

Bernardo Silva ha giocato a centrocampo come mezz’ala convenzionale, ma anche più avanti o addirittura da nueve falso, come contro l’Aston Villa a gennaio 2021 in cui ha aperto le marcature con un gol superbo.

In tutto ciò, ancora non si è parlato del contributo di Cancelo, che non sarà il primo terzino ad accentrarsi così efficacemente in una squadra allenata da Guardiola e nemmeno il primo terzino ad aver avuto un ruolo fondamentale nella vittoria della Premier League, soprattutto se si considerano le prestazioni di Trent Alexander-Arnold e Andrew Robertson nella scorsa stagione. Tuttavia, João Cancelo ha portato il concetto di terzino-playmaker a un livello successivo. Non tanto perché riesce a giocare a destra e a sinistra indistintamente per poi accentrarsi e lasciare che Gündoğan si fiondi nello spazio dell’ultimo terzo di campo. Ma, a volte, la sua immaginazione e i suoi passaggi in profondità sono stati quasi “De Bruinelleschiani”.

Anche Oleksandr Zinchenko si è fatto notare di recente. Ha giocato prevalentemente come laterale basso di sinistra, accentrandosi spesso come Cancelo, ma può anche spingersi più avanti per andare in sovrapposizione. La solida struttura difensiva del City – di solito un 3-2, ma a volte anche 2-3 e occasionalmente 3-3 – permette ai suoi attaccanti di svariare. Allo stesso modo, la struttura offensiva può mutare, lasciando più libertà agli esterni di difesa.

Dei nove titoli vinti da Guardiola fra Spagna, Germania e Inghilterra, questo non è certo il più prestigioso: infatti, in tanti pensano che sia quello meno degno di nota. Ma per ovvie ragioni, questa non era l’annata giusta per rompere i record di punti in campionato e per giocare ogni partita al 100%; i risultati dei campioni in carica, nelle coppe come nei campionati di tutta Europa, lo dimostrano. È stata la stagione in cui serviva “trovare un modo” e Guardiola ci è riuscito plasmando la più imprevedibile ed eclettica fra le sue squadre.

Il Chelsea non si crea e non si distrugge, si trasforma.

Dopo quasi tre stagioni è forse arrivato il momento di mettere fine a questo dibattito.

Quando Maurizio Sarri è diventato l’allenatore del Chelsea nel 2018 e ha portato con sé Jorginho, suo protetto al Napoli, per farlo giocare come vertice basso del suo centrocampo, con N’Golo Kanté riconvertito in mezz’ala di destra box-to-box, si sono levate le protesta di chi non capiva i benefici del non utilizzare il francese come centrocampista difensivo nonostante raramente sia stato utilizzato come giocatore di puro contenimento anche prima.

Si prevedeva che il suo successore, Frank Lampard, “rimediasse all’errore di Sarri”, ma tuttavia, quando Lampard ha schierato i due giocatori nel suo 4-3-3, si è quasi sempre affidato allo stesso format.

Ora anche Thomas Tuchel ha fatto lo stesso. Il sistema tattico del Chelsea sembra diverso in momenti diversi: a volte il centrocampo è strutturato con un doppio vertice nel 3-4-2-1, altre nel 3-4-1-2. In entrambe le gare di semifinale di Champions vinte contro il Real Madrid, però, Mount si abbassava per passare al 3-5-2, con Jorginho davanti alla difesa e Kanté a fare da mezz’ala ancora una volta. Sebbene sia Sarri che Lampard condividessero l’approccio di Tuchel, nessuno dei due è riuscito a perfezionarlo come il tedesco.

Kanté viene da annate incredibili: ha giocato un ruolo fondamentale nella più incredibile delle Premier League, quella del 2016, è poi diventato il primo giocatore della storia del campionato a vincere il titolo per due anni di fila ma con due squadre diverse e l’anno successivo ha conquistato la Coppa del Mondo con la Francia nel 2018. Tuttavia, la considerazione che si ha di lui non è mai stata più alta di ora, soprattutto dopo le prestazioni contro il Real.

Questo perché Kanté ha contribuito offensivamente solo sporadicamente a questo livello. Il parigino non è mai stato un giocatore puramente difensivo, ma il suo apporto in fase di verticalizzazione è sempre stato limitato per via delle sue doti non eccezionali nel fondamentale del passaggio, specialmente sulle lunghe distanze. Ciononostante, la sua abilità in conduzione progressiva non è mai stata messa in dubbio e tutti i complimenti spesi per la sua capacità di recupero, che richiede qualità ben precise – percezione dello spazio, capacità di lettura – possono essere applicati anche ad altri aspetti del suo gioco.

La Fisicità, il tempismo e l’intelligenza tattica di N’Golo Kanté rompono i cliché narrativi del calcio.

La semifinale di Champions League contro il Real Madrid è stato sicuramente il momento in cui tutti gli appassionati di calcio, soprattutto quelli che lo seguono più passivamente, si sono accorti del Chelsea di Tuchel. Le soluzioni tattiche del tedesco hanno esposto le fragilità della squadra più dominante dello scorso decennio e hanno colto alla sprovvista Zidane, uno degli allenatori più bravi ad approcciare partite di questo genere facendo di necessità virtù. Contro uno dei centrocampi più tecnici, completi ed esperti che si siano mai visti, Thomas Tuchel non ha avuto paura di affrontare l’avversario a viso aperto e di concentrare proprio lì, in mezzo al campo, l’essenza del suo gioco.

A Kanté non è stato assegnato l’assist per nessuno dei due gol contro il Real Madrid, ma è stato decisivo per entrambi. In occasione della prima marcatura, Kanté si trovava in posizione così avanzata da attrarre Nacho, rompendo così la linea difensiva del Real. Il francese ha poi aggirato il difensore spagnolo con una virata superba verso il centro del campo facendo scalare Casemiro in copertura. Successivamente, Kanté ha indirizzato il pallone per Werner superando anche il centrocampista brasiliano per poi chiudere il dai e vai sulla sponda del compagno, bravo a evitare il contrasto di Ramos ormai a terra in tackle.

L’incursione offensiva di Kanté è poi continuata con una rapida conduzione verso Militão, il terzo centrale della difesa madridista, obbligandolo a lasciare Kai Havertz libero da ogni marcatura. Quest’ultimo ha poi alzato un pallonetto a scavalcare Courtois senza però riuscire a segnare. Palla stampata sul profilo alto della traversa e tap-in elementare per Werner che aveva seguito l’azione.

Quasi dal nulla, Kanté ha permesso al Chelsea di superare tre difensori centrali e un incontrista grazie a un’acuta virata, uno scatto bruciante, un buon uno-due e un’intelligente scelta di tempo sul passaggio di rifinitura. Nemmeno Timo Werner avrebbe potuto ciccare un colpo di testa da così vicino. Un gol impossibile da sbagliare anche perché, mentre la palla sembrava metterci una vita per toccare la fronte del tedesco, nessun difensore del Real era vagamente in posizione per poterlo contrastare: erano tutti stati seminati dalle prodezze di Kanté.

Nel secondo gol, Kanté è tornato alle origini riconquistando una palla persa. Ma ancora, è sempre questione di anticipare il gioco. Quando César Azpiliqueta spazza il pallone in avanti, Kanté è per pochi istanti il centrocampista più arretrato, ma sprinta subito superando due compagni di squadra, due avversari per arrivare dove pensava che la respinta di Ramos sarebbe caduta. Aveva pensato bene. Allora, Kanté strappa la palla a Nacho e crea una perfetta situazione di tre contro due con giocatori lanciati su entrambe le corsie laterali. La gioca su Christian Pulisic, che la crossa per Mount, che poi segna. Risultato: secondo gol a palla scoperta.

Jorginho ascolta e sa essere ascoltato

Tuttavia, le più grandi critiche sull’utilizzo di Kanté e Jorginho, non riguardano le qualità offensive del primo, ma l’abilità difensiva del secondo. Jorginho è a volte apparso troppo leggero ed evidentemente non è efficace nel recupero palla quanto Kanté. Contro il Real, però, Jorginho ha inscenato la sua miglior performance difensiva da quando è arrivato al Chelsea.

Il compito principale dell’italiano era marcare Eden Hazard, schierato sostanzialmente come vertice alto del rombo di centrocampo. Nei primi dieci minuti, Jorginho lo ha rincorso ovunque, anche quando il belga si abbassava in posizione molto arretrata. A soli tredici minuti dall’inizio, sembrava che Jorginho dovesse cambiare approccio contro un avversario del genere, ma poco dopo ha accettato la sfida, braccando Hazard ancora più stretto per riconquistare palla in zona avanzata.

La chiave di volta per l’esibizione di Jorginho, però, è stata la sua intelligenza nell’evitare di abbassarsi troppo quando Hazard si spingeva in avanti per ricoprire le funzioni di seconda punta. In più di un’occasione, si è potuto notare come Jorginho indicasse la direzione da seguire ai suoi difensori per cambiare in marcatura. Questo gli ha permesso di giocare più alto e riconquistare palla in mezzo al campo.

Un pattern ripetuto durante la partita, con Jorginho sempre impegnato a pressare alti i centrocampisti del Real Madrid ascoltando le indicazioni dei suoi difensori e sicuro del lavoro del compagno di reparto N’Golo Kanté. Prima su Modric costretto a smistare la palla su Kross già pressato da Kanté appunto; poi su Casemiro di nuovo a intercettare il passaggio di Militão; e ancora su Modric in modo analogo. Contro il Real, Jorginho è riuscito a intercettare sei palloni, battendo il proprio record stagionale di quattro in un match solo. Nella sua azione migliore è riuscito a fermare Karim Benzema in recupero dopo che questi aveva già scartato Thiago Silva e stava correndo incontro alla difesa disorganizzata del Chelsea.

Un contributo in fase di recupero straordinario e che molti si aspetterebbero da Kanté appunto. Una prestazione più che decisiva per i due centrocampisti del Chelsea; di certo il miglior Kanté non ha mai giocato in modo così offensivo e Jorginho non ha mai giocato così bene in difesa, specialmente se vengono considerati il valore qualitativo delle azioni generate e il calibro, l’esperienza, degli avversari.

Sarri, Lampard e Tuchel hanno, o hanno avuto, stili differenti al Chelsea, ma Jorginho schierato basso e Kanté più alto sono le uniche cose che legano le loro esperienze. La vittoria contro il Real Madrid e i risultati raccolti in stagione lo dimostrano.

Possibili scenari tattici

Credits to @Andrea Lancini

È verosimile pensare che Tuchel schieri i propri giocatori con un 3-4-3 fluido, in cui soprattutto i tre attaccanti possano scambiarsi e muoversi armonicamente nella metà campo avversaria. Sulla scelta dell’undici titolare rimane qualche dubbio: a sinistra Chilwell parte sicuramente favorito su Marcos Alonso, tuttavia l’abilità dello spagnolo sui calci piazzati e la sua tendenza a finire in area potrebbero rivelarsi importanti in una partita così delicata; l’altro ballottaggio è quello fra Zyech, Christian Pulisic e Kai Havertz. Sono giocatori molto diversi fra loro e forse, fra questi, Pulisic è il più adatto ad affrontare la pressione altissima del Manchester City. Il Chelsea cercherà di giocare su tutte e cinque le corsie di campo, ma attaccando principalmente sui mezzi spazzi lanciando in profondità Werner e, forse, Pulisic appunto, due giocatori incredibilmente veloci.

Il giocatore chiave, però, è Mason Mount, che giocherà da numero dieci con facoltà di abbassarsi fra i due centrocampisti per aiutare a costruire la manovra. L’abilità di Mount nell’occupare lo spazio, gli permette di attaccare da sinistra o da destra facendo scalare il resto del trio d’attacco a seconda della situazione di gioco. Fra le soluzioni possibili per evitare la pressione del City, ovviamente ci sono le progressioni centrali di Werner, sempre pronto a ricevere palla da Jorginho, tuttavia, il tedesco occasionalmente riceve palla sull’out sinistro aprendo lo spazio nella parte centrale dell’ultimo terzo di campo. Un’opzione ulteriore è quella in cui Pulisic, eccezionale in conduzione e nel resistere al pressing, si abbassi vicino ai centrocampisti lasciando che Werner si fiondi nello spazio posto diagonalmente alla sua posizione di partenza.

In tutti gli scenari possibili, il Chelsea proverà a sfruttare la rapidità dei propri giocatori, in particolare quella di Werner e Kanté, nello spazio dietro alla linea difensiva del City. Il grilletto per far scattare questi meccanismi è la riaggressione e quindi ci si può aspettare che Tuchel voglia disturbare le linee di passaggio portando il pressing della propria squadra ben oltre la linea di centrocampo quando il City sarà impegnato in fase di costruzione. Mentre i giocatori offensivi e Kanté si impegneranno ad ingabbiare il centrocampo e la difesa del City, forse con una marcatura a uomo alternata, i laterali alzeranno l’intensità della propria azione difensiva per stringere il campo e costringere il Manchester a rinunciare alla costruzione dal basso e tentare dei lanci in profondità. Una situazione ideale per recuperare palla e ripartire contro una squadra disordinata.

Dal canto suo, il Manchester City è forse la migliore squadra al mondo a eludere la pressione avversaria. Guardiola proporrà una difesa a quattro con Walker a destra, per controllare Werner in velocità, Cancelo a sinistra e Ruben Diás al centro. Sebbene Jhon Stones venga dalla propria miglior stagione in carriera, è possibile che Guardiola preferisca Laporte. L’ex Athletic Club è mancino e questo potrebbe diventare un dettaglio fondamentale in fase di costruzione soprattutto in caso di un passaggio in profondità sul lato sinistro del campo.

In fase di possesso, Kyle Walker tenderà ad abbassarsi vicino a Diás e con Laporte, o Stones, formerà una linea a tre molto propensa a dialogare col centrocampo. Cancelo, invece, avrà abbastanza agio per alzarsi e accentrarsi dando una soluzione di passaggio in più a Rodri, probabilmente l’unico centrocampista centrale a partire da titolare. Con Cancelo al fianco di Rodri, Gündoğan sarà libero di aggiungersi al fronte offensivo per buttarsi in area, oppure di formare un centrocampo a tre e lasciare spazio alla sovrapposizione di Walker.

I centrocampisti schierati da Guardiola avranno il compito di mantenere il possesso palla in modo da non subire le azioni di contrattacco del Chelsea. In questo senso Rodri è il giocatore più indicato, ma le urgenze poste dal contenimento di Mount potrebbero dare una chance a Fernandinho, molto più esperto e abile nello sfinire l’avversario con uno stile di marcatura molto fisico ma raramente sanzionato dall’arbitro. Una capacità da non sottovalutare anche in prospettiva di interrompere le transizioni del Chelsea. De Bruyne e Bernardo Silva saranno schierati da falsi attaccanti pronti ad abbassarsi velocemente attraendo i diretti marcatori fuori dall’area per far posto a Foden, Gündoğan, Marhez e all’occorrenza Cancelo.

Il tentativo sarà quello di comprimere la squadra in pochi metri di campo per poi espanderla improvvisamente in ampiezza come in un movimento a fisarmonica. Questo sistema permette a Guardiola di fare densità a centrocampo in caso di palla persa, così da ostacolare le possibili linee di passaggio nelle fasi iniziali della transizione del Chelsea. Altri due giocatori che potrebbero svoltare la partita in favore degli sky blues potrebbero essere Raheem Sterling e Ferrán Torres. Grazie alla velocità olimpionica di cui sono dotati, garantirebbero più pericolosità sulle palle lunghe, una soluzione che Guardiola deve considerare vista la qualità del pressing implementato da Tuchel.

Sapere ora cosa succederà sabato sera è ovviamente impossibile, ma è già chiaro che la sfida per il controllo della parte centrale del campo da gioco risulterà fondamentale. Nelle sue esperienze post Barcellona, Guardiola ha spesso optato per soluzioni astruse nei match importanti e in più di un’occasione si è dato la zappa sui piedi. Tuttavia, l’allenatore catalano non ha mai perso una finale, mentre Tuchel ha fallito quella dello scorso anno sulla panchina del PSG.

Quest’anno, in particolare, abbiamo visto un Manchester City in grado di accettare situazioni in cui normalmente non si sarebbe trovato a proprio agio e un Chelsea in grado di imporsi tatticamente anche su avversari che si pensavano superiori. Gli incastri fra centrocampisti, come quelli fra i pezzi sulla scacchiera, saranno fondamentali per entrambe le squadre. Società, calciatori, città e allenatori si giocano molto. Quasi tutto. Resta solo da capire chi è Kasparov e chi Deep Blue e, soprattutto, quale dei due match andrà in scena.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giacomo Zamagni da Rimini: sportivo da divano e traduttore freelance. Cresciuto a pane e motori ho tradito la mia famiglia innamorandomi del calcio e di tutto ciò che prevede un pallone. Curioso per natura e accidioso per convenienza. Sogno Totti, Micky Ward, Jay Adams e Valentino Rossi. Amo i giusti, gli outsider e i folli.

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu