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, , 27 Maggio 2021

Considerazioni sparse post Villarreal-Manchester United (11-10 d.c.r.)


Dopo un milione di rigori Rulli vince la sfida con De Gea. Ha vinto il Villarreal. Ha vinto ancora Unai Emery.


- Si torna all'appuntamento di una finale europea e lo si fa, finalmente, con il pubblico nello stadio. Poco, sparuto, sparso. Ma c'è, e ci aiuta a sentire ancora l'importanza della gara, un passetto timido fuori dalla surreale realtà delle rimbombanti finali a stadi vuoti che abbiamo vissuto lo scorso anno. Il discorso sarà trito, ritrito e già fatto da tutti, ma sentire i cori, le esultanze, i sussulti, le reazioni dei tifosi che accompagnano gli eventi del match è una sensazione alla quale serve qualche minuto per riabituarsi. Ed è la prima cosa bella di questa finale. E forse anche la più bella;

- Tra le due squadre ci sono quattro precedenti, risalenti alle fasi a gironi della Champions League del 2005 e del 2008, ma in 360 minuti non si è ancora vista nemmeno l'ombra di un gol tra queste due compagini. Se le premesse non sono incoraggianti, il fatto che questa sia anche una finale rende difficile aspettarsi chissà quale spettacolo pirotecnico dalla serata di Danzica, che in realtà ci propone un match abbastanza godibile a patto di dargli quasi un tempo di fiducia. Il Villarreal sembra decisamente la squadra più organizzata, ma i Red Devils, nel loro strano modo anarchico e confuso, hanno molte più frecce al loro arco. Serve la mezzanotte per decidere il vincitore, e alla fine non è un caso, la porta a casa il Villarreal dopo una estenuante lotteria di 22 calci di rigore;

- Il primo tempo è una rapida sintesi di tutti gli ingredienti che hanno portato il Villarreal in Polonia a giocarsi questa finale. La squadra di Emery è l'alunno diligente, non troppo brillante, che studia molto e alla fine impara tutto quello che c'è da sapere per far bella figura e il gol di Moreno aiuta gli spagnoli ad enfatizzare ancora di più i propri progetti, gli stessi che in semifinale avevano rivelato senza compassione tutti gli imbarazzi del giovane Arsenal. Il Manchester United prova a condurre le danze ma resta invischiato nella densa massa gialla creata delle due linee strette di Emery, subisce il solito gol da piazzato e chiude il primo tempo giustamente in svantaggio;

- La ripresa cambia lo spartito e il gol di Cavani rompe l'inerzia statica di un primo tempo che fa il gioco del Villarreal e dà il via all'autoritaria sfuriata di uno United quasi offeso dalla sua inefficacia. I Red Devils, più di nervi che di testa, sono un fiume in piena e, con ritmi decisamente differenti rispetto alla prima parte di gara, mettono le tende nel territorio del Sottomarino Giallo, presidiato con orgoglio dall'ottimo duo formato da Albiol e Pau Torres. Se c'è una cosa che la squadra di Emery ha mostrato di saper fare bene è abbassare la testa e aspettare che passi la tempesta e gli spagnoli, pur in sofferenza, riescono a sopravvivere alla ripresa e a portarla ai supplementari e poi ai calci di rigore, che saranno il viatico del trionfo finale;

- Ole Gunnar Solskjaer è stato il protagonista della più rocambolesca finale nella storia del Manchester United (e forse anche della Champions League): questa finale la affronta con un ruolo diverso ma si può serenamente che la sua incidenza è decisamente minore. Per quasi due ore il norvegese è poco più di uno spettatore, e nonostante molti dei singoli non sembrino in serata (Bruno Fernandes su tutti) lui fa il primo cambio dopo la bellezza di 100 minuti, e per di più desta perplessità togliendo Pogba a 3 minuti dai rigori. Dall'altra parte c'è il padrone assoluto di questa competizione: Unai Emery vince la sua quarta Europa League, la seconda ai calci di rigore. Dopo la sconfitta contro il Chelsea lo spagnolo torna a trionfare nella sua competizione preferita, nonostante un'annata non esaltante nella Liga. E' semplice: se vuoi vincere l'Europa League, chiama Unai.

  • Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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