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3 min

- di Fabrizio Meco

Considerazioni sparse post "Social Football Cafè", quarto incontro


Il punto di partenza di questa chiacchierata è il nuovo modo di raccontare il calcio, con uno stile da dietro le quinte, introdotto dai docufilm di Netflix. Amazon e Sky. Modera Massimo Tucci, programme and project manager del Social Football Summit, ospiti l'ex CT Campione del Mondo Marcello Lippi e il giornalista di Sky Paolo Condò.


- Prima di entrare sui temi di puntata un giusto momento dedicato ai progetti di Marcello Lippi che, da vero appassionato di calcio, racconta il suo rapporto con questo sport senza però lasciarsi andare al senso di nostalgia per la panchina. "Sinceramente il calcio lo vivo quotidianamente. In televisione guardo solo quello ma del calcio da allenatore non mi manca niente. Da un anno ho deciso di non allenare perché sento che non mi manca niente". Anche se poi cede e, pensando alla possibilità di una telefonata da parte di un ambiente amico, vacilla all'idea di potersi riavvicinare a questo mondo magari ricoprendo un ruolo manageriale. Figura ingombrante ma che sicuramente sarebbe di aiuto a tante realtà, a noi come idea piace e fa piacere;

- Tema caldo, prendendo spunto dal fulcro della puntata, è quello di un calcio che sempre più viene visto dalle società come un prodotto da mettere in competizione con gli altri programmi del palinsesto televisivo e con l'ampia gamma di offerta che passa dalle piattaforme in streaming e dal digitale che tende ad allontanare i giovani dal calcio in favore di altro. Concordiamo con le parole di Lippi che lascia intendere come questo sia un non tema. Il pensiero dell'ex CT è chiaro: il calcio adesso è fruibile da tutti e in quantità massiccia e se si è appassionati di questo sport non si può che apprezzare il fatto di potersi chiudere in casa a gustarsi tante partite di campionati differenti. Concordiamo anche con Condò però quando dice che, per vincere la sfida con Fortnite, le partite devono essere appassionanti e creare attrazione in chi si siede a vederle;

- Calcio e industria di intrattenimento: il nuovo trend sono le docuserie da dietro le quinte su giocatori e squadre. Sul tema, grazie al cielo, pareri discordanti con Lippi contrario su tutta la linea, dall'invasione della privacy allo stravolgimento della realtà passando anche per la qualità finale del prodotto. Il mister non ama proprio questo nuovo modo di dipingere calciatori, allenatori e tifosi. La sacralità e la segretezza dello spogliatoio che cadono sono al contrario un punto d'interesse per Condò il quale plaude alla possibilità di trasmettere all'esterno ciò che i non addetti ai lavori prima potevano solo immaginare: "In generale gli allenatori della generazione di Marcello sono gelosi sui loro aneddoti e sulla privacy dello spogliatoio. Con loro hai sempre il presentimento di essere il dentista che va dagli allenatori a chiedere i segreti. Questa concezione è stata ribaltata dagli ultimi documentari". Creando una narrazione moderna, la più bella che possa esistere;

- Cosa si può o non si può dire quando si racconta uno sportivo, una squadra o un allenatore? Lippi ad esempio pone una linea molto netta ritenendo di non avere alcun diritto di scendere in racconti più intimi ma di poter condividere aneddoti simpatici e divertenti come la quasi-rissa con Bobo Vieri ai tempi della Juve. Dello stesso avviso è Condò che, dal punto di vista del giornalista, ritiene sia giusto non dover raccontare tutto ma che nella sua professione sia stato fondamentale farsi raccontare tutto, anche le fattispecie più scomode, per poi poter scegliere cosa raccontare, come farlo e in che modo narrare certe vicende. La giusta luce a certi episodi è ciò che distingue un racconto equilibrato da un titolone scandalistico e che crea negli sportivi una fiducia nel raccontarsi a questo o quel giornalista. A noi questo piace tantissimo, ma lo sapevate già;

- Chiosa finale sugli allenatori di oggi con un parere di Marcello che non si sottrae anche a commenti e parole al miele per suoi ex giocatori come Conte e Deschamps, allenatori nati, e per qualcuno che lo ha stupito. "Non pensavo che Zidane sarebbe diventato un allenatore così grande. Zidane ragazzo dolcissimo, molto serio che va d’accordo con tutti, eppure durante la carriera ha fatto alcuni gesti. Pensavo che avrebbe fatto altro a fine carriera e invece è diventato uno dei più grandi". Ma alla domanda su chi sia l'allenatore a cui si sente più simile oggi non ha troppi dubbi: "Gattuso è quello che caratterialmente mi somiglia di più come allenatore, alla Fiorentina farà bene".


ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Rimini 10/11/1996. Laureando magistrale in Gestione d'Impresa in LUISS, l'unica cosa gestita fino ad ora è il budget da allocare tra i vari Sky, Dazn, Eleven Sport, stadi, scarpe da running, skipass, campi da tennis e calcetto per soddisfare una fame ancestrale ed insaziabile di Sport. Ex arbitro, sogna un calcio dove il direttore di gara non sia l'oggetto di sfogo di una società frustrata.

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