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3 min

- di Riccardo Verruso

Considerazioni sparse post 6a puntata di "Una Pezza di Lundini"


Quando Contacting Bowie ci fa ridere, significa che qualcosa proprio non va: la sesta puntata della Pezza ci fa scoprire che anche Lundini è umano.


- Non lo credevamo possibile, ma, sì, anche "Una Pezza di Lundini" non è infallibile, come dimostra questa sesta puntata. Infatti, dopo 47 episodi arriva la prima puntata che non ci fa ridere forte per tutta la sua durata e, a tratti, forse ci annoia anche un po'. Chiaramente non mancano colpi di genio e trovate degne di nota: anzi, probabilmente questa puntata risulta meno trascinante e divertente rispetto al solito, perché la sua grandezza consiste proprio nelle sottigliezze, nei giochi di parole e nei numerosi inside joke. A conferma del fatto che questa non sia stata tra le puntate più memorabili, lo dimostra il fatto che lo sketch Contacting Bowie fa quasi ridere, rivelandosi solitamente il punto debole dello show;

- Iniziando allora dai contributi video registrati, ormai lo sketch con il medico Rapone è diventato una costante nello show di Lundini, perché il comico romano con la sua imperturbabilità riesce, come si dice in gergo, "a farci ridere, ma anche a farci riflettere". Ne sono un esempio il pezzo della scorsa puntata sul black face (tra l'altro richiesto a gran voce dai nostri lettori) e quello di martedì, con il quale si fa dell'ironia sulla diffidenza verso gli specializzandi di medicina, soprattutto se donne, ma anche sulle scoregge, assoluto punto di riferimento comico per ogni italiano che si rispetti. Molto meno brillante, invece, è il ritorno della fiction su Simonetta Datti, la truccatrice della Magnani. Emanuela Fanelli è sempre perfetta nel fingere di recitare male, ma forse lo sketch, già con il suo primo video d'esordio, aveva sparato tutte sue cartucce;

- A risollevare le sorti della puntata torna finalmente il "momento gioco", dopo il grande successo della prima stagione, con cui Lundini, su suggerimento di un concorrente a casa, doveva colorare gli spazi di un disegno pre-stampato su una lavagna a fogli e far indovinare quale immagine si nascondesse. Questa volta il concorrente da casa deve invece azzeccare l'esatto numero di fagioli presente all'interno di un voluminoso barattolo di vetro. La gag è davvero divertente, non solo per la caratterizzazione del concorrente a casa e dei suoi interventi, ma soprattutto, sul finale, quando vengono chiamati in causa i vecchi del pubblico in qualità di notai per contare tutti i fagioli. Altro momento comico da segnalare è quello ad inizio puntata, quando Lundini racconta il successo di critica dello show tramite il solo utilizzo di un hard disk esterno;

- Momento centrale della puntata, come da prassi, è l'intervista all'ospite: presente Sergio Caputo, cantautore italiano che raggiunse la fama negli anni 80 grazie all'album "Un sabato italiano". Diversamente dalle altre volte, l'intervistato non riesce a catalizzare l'attenzione su di sé con qualche intervento degno di nota o aneddoto coinvolgente, come dimostra la finta genesi del suo brano non particolarmente sorprendente. La vera gag è orchestrata da Lundini e i Vazzanikki, i quali rendono l'intervista il solo modo per capire da Caputo come suonare un brano a loro sconosciuto. Ospite e canzone, non sono affatto casuali: infatti, nelle prime parole del testo troviamo la parola "torpedine", termine che inevitabilmente rimanda all'omonimo anziano del pubblico, il quale, non a caso, in una puntata della scorsa stagione fingeva di essere proprio Sergio Caputo. Superiorità;

- Oltre a Torpedine, un altro vecchio del pubblico diventa il meritato protagonista della puntata, cioè Bonis, che ci delizia "stuccandosi", come direbbe la signora Anna, un'intera bottiglia di alcol, come processo creativo musicale. La puntata si conclude, quasi riprendendo le nostre considerazioni iniziali, con un "andiamo a dormire perché è veramente il caso". Che dire, Kebab che noia, Kebab.

Bonis ❤

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