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5 min

- di Carlo Iannaccone

Cantona, l'iracondo


L'attore ed ex campione di calcio francese compie, oggi, 55 anni, molti dei quali avrebbe potuto trascorrerli nelle galere polacche. E non per finzione cinematografica.


Sulla pelle del “nostro” amico Eric è impresso un marchio.

All'inizio non era che una piccola, macchia di sporco: quando si formava, Eric la cancellava con po' di sapone ed un rapido colpo di spugna. Ma col passare del tempo non ci è più riuscito. Tra entrate killer, calcioni violenti, falli di reazione, risse coi compagni di squadra e pallonate scagliate contro gli arbitri, lo sporco si è accumulato sulla carne, scavandola irrimediabilmente. E così, quel piccolo alone scuro si è cicatrizzato, assumendo una forma decisa, dai contorni precisi e ben delineati: sulla cute logora è apparso un sostantivo. Lo stesso sostantivo che, a giudizio dantesco, accomuna ciascun essere umano immerso nel pantano del fiume Stige.

“Eric è un iracondo e andrà all'inferno!”. È molto probabile, ormai.

Il lasciapassare se l'è quasi sicuramente guadagnato con quel colpo di kung-fu rifilato il 25 gennaio 1995 a Matthew Simmons, un hooligan del Crystal Palace candidato, pure lui, a subire il medesimo destino ultraterreno: finire negli inferi, deformato dal fango, a fare a cazzotti per l'eternità con Filippo Argenti e le altre anime perdute.

Pochi sanno, però, che quella non fu la prima volta che Eric, confrontandosi direttamente con un tifoso, anzi, con dei tifosi, coronò il sogno di tanti suoi colleghi calciatori.

Verso la fine degli anni ottanta, infatti, quando era ancora in forze all'Auxerre, durante una partita amichevole valida per un torneo pre-stagionale organizzato a Mielec, una cittadina localizzata nel sud-est della Polonia, il “ribelle” si rese protagonista di un episodio molto simile, che avrebbe potuto, addirittura, causare un incidente diplomatico di rilievo internazionale.

Esistono due differenti resoconti della storia: il primo è offerto da Guy Roux, storico allenatore della squadra Borgognona; il secondo da Lionel Charbonnier, ex portiere del club transalpino, campione del mondo nel 1998.

«Eric si esibì in una sforbiciata, poi segnò un magnifico gol, ma al pubblico non piacque, nossignore!» – racconta Roux a Philippe Auclair, autore della bella biografia intitolata “Cantona, il ribelle che volle diventare re”.

«Quando ci accingemmo a lasciare il terreno di gioco, un ragazzo tirò un uovo, che esplose proprio sulla sua coscia. Eric perse completamente le staffe. Provai a trattenerlo per il bavero del cappotto, ma non ci fu modo, era come fare sci d'acqua appresso ad un motoscafo!» continua Roux.

«Mentre Eric si inerpicava sugli spalti, alla ricerca del responsabile, ricordo che pensai: “speriamo che questo ragazzo si sia nascosto per bene, da qualche parte” [e nel frattempo] gli urlai: “Eric, se lo colpisci, siamo nella Polonia comunista, ti beccherai 10 anni e non saremo in grado di tirarti fuori!”. Ma non mi ascoltò e, così, ci ritrovammo tra i minatori polacchi, gente abituata a scendere sottoterra per 2000 metri ogni giorno. Fortunatamente per noi, però, Eric non riuscì a trovare il responsabile e fummo salvi».

Anche Charbonnier si ricorda la spettacolare “bicicletta” con cui Cantona andò vicinissimo a centrare il bersaglio e lo splendido gol che mise successivamente a segno, ma la sua versione dei fatti, raccontata ai microfoni di “After Foot”, programma radio sportivo dell'emittente francese RMC, è leggermente diversa.

A quanto pare, era la prima volta che in Polonia un appuntamento calcistico così prestigioso veniva trasmesso in televisione e, per questo, sostiene Charbonnier, i polacchi erano pronti a tutto per permettere alla loro squadra di raggiungere la finale, incluso manipolare il risultato con il diretto intervento dell'arbitro, se necessario. Vincere quella partita era una questione di vitale importanza per loro.

Così, sul risultato di 1-0 in favore dei transalpini, il direttore di gara accordò ai giocatori locali un calcio di rigore platealmente inesistente.

Eric non la prese affatto bene e, ristabilita la parità, scoppiò in un diverbio con l'arbitro.

«I cameramen si avvicinarono per inquadrare la scena più da vicino e Cantona, che era particolarmente arrabbiato, si abbassò i calzoncini per mostrar loro il culo» - sostiene, divertito, Charbonnier.

Fu solo la prima delle sue provocazioni. Il match si protrasse fino agli shootout e quando fu il turno dell'attaccante francese, in sottofondo si levò una canzone dal ritornello particolarmente melodioso, in grado di coprire parzialmente anche il forte rumore generato dal pubblico.

All'interno dello stracolmo impianto di gioco, «Cantona cominciò a danzare e a zompettare da un piede all'altro, braccia al cielo, dal cerchio di centrocampo fino al punto di battuta, attirandosi addosso un odio immenso. E quando fu sul dischetto, prese 20 metri di rincorsa. Tutti si aspettavano che tirasse un missile, invece provò uno scavetto, ma segnò lo stesso. Quindi, si diresse verso la tribuna, per ballare e festeggiare nuovamente di fronte ai polacchi, e fu in quel momento che gli piovve un uovo sulla testa».

Sulla via del ritorno negli spogliatoi, Cantona sparì. Nessuno sapeva dove fosse finito, finché i forti rumori provenienti dagli spalti non annunciarono la sua presenza anche a Charbonnier: «Eric era andato in caccia del colpevole ed era finito da solo contro tutti i polacchi. Si salvò soltanto perché ebbe il tempo di lanciare per aria i pochi dollari che aveva in tasca. Fu proprio lui a raccontarcelo. Lo stavano strozzando, ma quando lo fece, i polacchi si gettarono sul denaro e lui poté scappare».

Insomma, per un pugno di dollari Eric fu in salvo, e sia ringraziato il cielo che lo fu! Perché se quel giorno Cantona non fosse scampato al linciaggio collettivo, quel giovane ribelle non sarebbe mai potuto diventare un “re” e noi non avremmo mai ammirato i suoi dribbling, la sua eccellente coordinazione, le sue inarrestabili progressioni palla al piede; il gol realizzato al volo, in controtempo, contro il Liverpool (che permise al Manchester United di aggiudicarsi la FA Cup, nel 1996); il calcio di punizione “missile” con cui perforò la porta dell'Arsenal il 19 settembre 1993; il famoso pallonetto, dalla precisione pressoché chirurgica, con cui trafisse il portiere del Sunderland, il 21 dicembre del 1996; e, “perché no?”, le sue inaspettate capacità attoriali.

Quando giocava Cantona, il pubblico lo seguiva con la stessa curiosità ed attenzione con cui uno stormo di gabbiani segue un peschereccio, sicuro del fatto che, prima o poi, le sardine finiranno in mare. E passi se, salvandosi dalle grinfie dei sostenitori polacchi, Eric riuscì, parecchi anni dopo, a trovarsi nella posizione di rispondere alle provocazioni verbali di Matthew Simmons, piantandogli il piede destro in pieno petto.

Per quel gesto senz'ombra di dubbio indifendibile (ma guai a definirlo imperdonabile, altrimenti il francese si incazza, ci viene a cercare e ci… beh, lasciamo a lui la parola) Eric pagherà a tempo debito, tanto Flegias è già là ad attenderlo, pronto a gettarlo nel pantano del fiume Stige.

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ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Treviso il 25/10/1992. Laureato in Giurisprudenza. Cresce nutrendosi di palla a spicchi, ma è il calcio a catturare le sue attenzioni. Nel 2013, fresco di licenza da agente FIFA, anticipa tutti, anche se stesso: si reca in Polonia, convinto di poter rivoluzionare il calciomercato italiano. La rivoluzione non si attua, ma l'intuizione si rivela comunque felice. Oggi, svestiti i panni del procuratore sportivo, indossa quelli del match analyst e scrive di tattica in qualità di iscritto all'associazione italiana degli analisti di performance calcistica. Potete trovarlo a Rimini o, di tanto in tanto, nelle peggiori pierogarnie polacche.

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