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- di Giulio Vertaglia

Gli accoppiamenti più interessanti del primo turno dei playoff NBA


Dopo gli ormai confermati play-in di fine stagione, ha inizio la off-season più interessante e incerta degli ultimi anni. Già dal primo turno avremo delle serie molto interessanti ed equilibrate.


Los Angeles Clippers (4)- Dallas Mavericks (5)

Rematch degli scorsi playoff tra due delle squadre che hanno deluso di più le aspettative in questa stagione e che per ironia della sorte si ritroveranno nuovamente contro dopo la serie combattutissima dell'anno scorso.

Clippers che si presentano ai nastri di partenza senza Montrezl Harrell, strappato in estate dai cugini di Los Angeles, e senza Lou Williams, spedito ad Atlanta (forse) troppo presto. E' tornato a dei buoni livelli dopo varie stagioni grigie Nicolas Batum, che si è ritrovato ad essere il terzo giocatore per minutaggio nella schiera di coach Tyron Lue, mentre Reggie Jackson e Patrick Beverley hanno avuto una stagione in calo rispetto agli precedenti e soprattutto il secondo da l'idea che lascerà molti minuti a quella vecchia volpe di nome Rajon Rondo.

Sotto canestro si è sentita eccome l'assenza di un giocatore come Harrell, capace di dare energia ed efficienza dalla panchina. Ibaka prima e Zubac poi si sono limitati ad una stagione anonima anche se soprattutto dall'ex Raptors coach Lue si aspetta un salto di qualità nell'offseason. Anche il duo George-Leonard ha avuto una stagione nella media sebbene chiusa con 25-5-5. I numeri però ci dicono che i Clippers sono terzi per offensive rating e ottavi per difensive rating a dimostrare come nella seppur non eccelsa stagione abbiano avuto delle medie di tutto rispetto. Inoltre possono vantare la miglior percentuale da tre di squadra della lega con il quintetto ideale sopra il 40% dalla lunga distanza, con Marcus Morris con un irreale 48%. La squadra è 28esima per numero di possessi, ad indicare l'imprinting che coach Lue vuole dare al proprio team, adattabile sempre di più ai ritmi dei playoff e meno a quelli frenetici della regular season.

Dall'altra parte i Mavs, che venivano da una regular season 2019-2020 quasi irreale a livello statistico con uno degli offensive rating più alto della storia, chiudono questa prima parte di stagione quasi anonima con un buon posizionamento nella griglia dei playoff. A causa dei ripetuti infortuni di Porzingis, la squadra di Coach Carlisle ha perso un po' della verve offensiva della scorsa annata e soprattutto nella propria metà campo è scivolata fino al 20esimo posto per rating difensivo. Anche la percentuale di canestri assistiti è diminuita vertiginosamente tanto che è la terzultima squadra in tutta l'NBA da questo punto di vista. Questo dato insieme al numero di possessi (anche qui una delle ultime in tutta lega), fa capire quanto il gioco di Dallas si Doncic-centrico.

Ruota tuto intorno allo sloveno

Il modo di giocare dello sloveno sarà sicuramente un punto di forza nei playoff, potendo rallentare i ritmi di gioco e rallentare la vena istintiva tipica di una squadra giovane come Dallas, ma anche una limitazione, non potendo contare più su un altro portare di palla adeguato dopo la partenza di Seth Curry. L'innesto di Josh Richardson è andato ad ampliare la batteria di tiratori composta da Finney-Smith, cresciuto molto nella seconda parte della stagione, Hardaway Jr., Kleber e un quasi mai presente JJ Reddick. Richardson garantisce inoltre una presenza difensiva importante che lo stesso Curry l'anno scorso non poteva, sia per limiti tecnici che fisici, dare.

Il vero punto cruciale per il proseguimento della stagione sarà l'apporto di Kristaps Porzingis. Il lettone dovrà fare necessariamente il salto di qualità che tutti si aspettano da anni, ma che non è mai riuscito a compiere definitivamente. Dopo l'ennesima stagione ad altissimi livelli dello sloveno, l'ex Knicks dovrà tornare almeno ai livelli dell'ultima stagione pre-infortunio per poter avere delle buone possibilità di ribaltare il fattore campo ed eliminare Leonard&soci .

New York Knicks (4) - Atlanta Hawks (5)

L'ultima volta che i New York Knicks sono andati ai playoff correva l'anno 2013: Lebron formava ancora i Big Three a Miami, San Antonio guidata da un giovane Kawhi Leonard cercava di detronizzare il Re dal suo trono e Golden State era solo una piacevole sorpresa ai playoff. I Knicks guidati da coach Mike Woodson e avenao in squadra Carmelo Anthony nel suo prime, JR Smith e Amar’e Stoudemire in fase calante ma capace di dare lo stesso il suo contributo. In quell'annata arrivarono fino alle semifinali di Conference, schiantati dai Pacers di Paul George che si sarebbero poi arenati in Florida.

Questa versione di New York è molto meno talentuosa rispetto al 2013 ma coach Thibodeau è riuscito a dare consapevolezza e mentalità, ad un livello dove nessuno in questi anni è riuscito neanche minimamente ad arrivare. L'ex Bulls è stato aiutato sicuramente da un Julius Randle in stato di grazia e nella top 10 dei migliori giocatori della stagione; l'ex Lakers sta giocando la miglior pallacanestro della carriera viaggiando con una quasi tripla doppia di media e un apporto in entrambe le metà campo che nessuno si aspettava. In attacco è riuscito ad ampliare il suo range non essendo più limitato agli ultimi 5 metri ma potendo contare su un tiro da tre molto affidabile (41% di media con quasi 6 tentativi a partita) e un'ottima lettura di tutto quello che ruota intorno a lui, riuscendo a coinvolgere i suoi compagni (con quasi 6 assistenza ad allacciata di scarpe).

La sua crescita anche come portatore di palla ha consentito ad RJ Barrett di maturare durante il corso della stagione, togliendoli qualche responsabilità di troppo in attacco per iniziare l'azione. Lo stesso Barrett in estate ha lavorato con un allenatore sul suo tiro, cambiando leggermente la sua meccanica e spostando il gomito durante il caricamento, così da non avere più il gomito a ostruirgli la visuale e che l'hanno fatto passare da un misero 30% ad un 40% abbondante dalla lunga distanza della stagione in corso. La terza o quarta giovinezza di Derrick Rose ha permesso al suo primo e vero maestro a Chicago di avere un apporto costante dalla panchina, insieme ad Immanuel Quickley (una delle tante note positive di quest'anno) e di dare un ritmo diverso da quello con Randle è in campo. Lo stesso Randle che in transizione con la palla in mano sembra la versione aggiornata e completa di quello che Noah era ai tempi d'oro di Chicago.

L’ultima apparizione degli Hawks ai Playoff risale alla stagione 2016/17, quando uscirono contro Washington al primo turno. Da allora c'è stato un susseguirsi di stagioni molto ambiziose ma quasi sempre disastrose. La firma in estate di Bogdanovic e Gallinari ha fatto intendere una sorta di all-in in questa stagione da parte della proprietà, dove non è stata presa in considerazione la possibilità di una stagione anonima. Gli sforzi degli ultimi 3 anni hanno sicuramente pagato e la squadra di Lloyd Pierce gioca una delle pallacanestro più belle della lega dal punto di vista del gioco. Bogdan Bogdanovic ha portato esperienza, e il suo inserimento al fianco di Trae Young sembra calzare alla perfezione. Lo stesso Young si conferma sempre ai livelli ai quali ci aveva abitutato, viaggiando a quasi 25 punti e 10 assist di media, ma dà sempre l'impressione di poter fare quel passo successivo per poter cercare di competere con i migliori. La conferma di Huerter in attacco e Hunter nella propria metà campo difensiva hanno garantito equilibrio, consentendo ad un giocatore come Danilo Gallinari di esprimersi nella metà campo offensiva e nascondendo le sue lacune in difesa.

Il vero evento che ha fatto svoltare la stagione di Atlanta però è stata la conferma sotto canestro di due pilastri fondamentali per l'economia della squadra come Collins e Capela, che nonostante lo scetticismo iniziale che dava come sacrificabile per una trade lo stesso Collins, hanno permesso di avere un'opzione in più sotto canestro e una presenza difensiva e a rimbalzo per gli Hawks. Per sopperire alle lacune di Cam Reddish dalla panchina, soprattutto a livello di tiro da 3 (26 % in stagione), gli Hawks hanno firmato in corsa Lou Williams, capace di mettere a disposizione la sua esperienza e la sua efficacia a gara in corso. Atlanta per il suo modo di giocare sarà sempre legata alle sue percentuali dalla lunga distanza, vero ago della bilancia per la stagione di Trae Young e soci.

Milwaukee Bucks (3) - Miami Heat (6)

Dopo la disastrosa corsa playoff dell'anno scorso i Milwaukee Bucks si ritrovano di fronte la propria bestia nera, che è riuscita ad eliminarla con un secco 4 a 1. La squadra di coach Budenholzer è riuscita però a portare alla sua corte un giocatore fondamentale in entrambe le metà campo come Jrue Holiday. L'ex Pelicans sembra essere il tassello fondamentale che è mancato in questi anni a Giannis e compagni anche se i risultati non sono stati quelli desiderati. In particolare Holiday ricopre in pieno le tre cose fondamentali nella filosofia di gioco di Milwaukee: tiro da tre punti (con quasi il 40%), difesa (forse uno dei migliori giocatori in difesa sulla palla) e letture in attacco. Soprattutto quest'ultima è mancata negli ultimi playoff, in cui Antetokounmpo in particolare non è riuscito ad uscire dal suo spartito monocorde fatto di contropiede e attacco al ferro.

Lo stesso greco ha benificiato in parte delle percentuali al tiro ondivaghe della squadra con i soli Middleton e Forbes con una percentuale sopra al 40%. La percentuale di canestri assistiti (25esima nella lega) fa intendere un mutamento del modo di giocare delle squadra, molto più portata all'isolamento rispetto all'anno scorso e le percentuali al tiro di conseguenza ne hanno risentito. Il modo di difendere di Miami porterà sicuramente Giannis a doversi fidare maggiormente dei suoi compagni e le speranze di arrivare in finale di Conference passeranno da quanto i suoi compagni saranno presenti nei momenti decisivi della partita. Il giocatore decisivo in questa sfida sarà sicuramente Brook Lopez, che ha avuto un calo quasi del tutto comprensibile rispetto all'annata precedente, ma grazie alla sua pericolosità da fuori area può dare più di qualche problema alla difesa di coach Spoelstra.

Dopo aver perso Oladipo per il resta della stagione (e forse anche la prossima) e Olynyk approdato a Houston, si presentano con lo stesso (o quasi) roster dell'ultima stagione, ma con le gerarchie della squadra leggermente modificate. Coach Spoelstra ha concesso molti più minuti a Tyler Herro e Kendrick Nunn e i due hanno fatto lo step successivo da piacevoli soprese a giocatori fondamentali per l'economia della squadra. Lo stesso Nunn ha tolto qualche minuto a Dragic, permettendogli di essere presente nei minuti fondamentali delle partite e in un ruolo molto simile a quello di Ginobili nell'ultima versiona di quelli Spurs. L'arrivo di Trevor Ariza ha permesso di allungare la panchina e avere un giocatore d'esperienza da affiancare al core giovane della squadra.

Il vero metronomo della squadra, Bam Adebayo, è diventato ancora più fondamentale per la squadra in attacco, dettando i ritmi e da sempre l'idea di essere il faro per il modo di giocare ormai consolidato di Miami. Il miglioramento anche come realizzatore ha permesso di aprire ancora di più il campo in attacco e la sua presenza difensiva, dov'è capace di marcare qualsiasi giocatore dall'1 al 5, consente di nascondere le varie lacune di alcuni suoi compagni.

Miami va dove lo porta il suo numero 22

Nonostante una regular season ondivaga, il leader caratteriale della squadra sarà sempre Jimmy Butler. I miglioramenti visti nelle ultime Finals a livello di scelte e di leadership sono state confermate in questa stagione, e molto probabilmente l'ex Timberwolves alzerà il livello con l'inizio dei playoff. I 7 assist di media danno l'idea del giocatore che è diventato e come tutti sappiamo più la posta in palio è alta più lo stesso Butler alza l'asticella per se e i suoi compagni. La vera incognita sarà capire come riuscirà ad arginare la difesa fisica e asfissiante di Milwaukee e molto probabilmente vedremo delle partite dove finirà con pochi punti ma in doppia cifra di assistenze.

Utah Jazz (1) - Memphis Grizzlies (8)

Jazz che chiudono una delle migliori stagioni della storia con il miglior record della lega, il quarto miglior offensive rating e il terzo miglior difensive rating della stagione. Con il rientro imminente di Donovan Mitchell sono finalmente al completo ai playoff e possono esprimere tutto il loro potenziale in questa offseason. Lo stesso Mitchell arriva dalla sua migliore stagione in carriera, con quella consapevolezza (finalmente) di poter essere il leader tecnico e caratteriale della propria squadra. Ha migliorato soprattutto rispetto alla passata stagione il suo vero tallone d'Achille, cioè il tiro da tre punti chiudendo con una percentuale intorno al 40% e migliorando sensibilmente le sue scelte con la palla in mano.

La migliore concezione di squadra della stagione

L'innesto di Mike Conley due anni fa sembra ora il perfetto incastro per un backcourt da finali di Conference. Le qualità dei due si vanno a completare quasi alla perfezione e l'intesa con Gobert cresce ogni partita di più. Il francese dimostra ancora di poter influenzare il modo di attaccare il ferro della squadra avversaria e con le sue quasi 3 stoppate di media rappresenta ancora a mani basse il miglior rim-protector della lega. L'assenza l'anno scorso di Bojan Bogdanovic ha privato la squadra di un giocatore ormai divenuto completo in attacco, capace di essere pericoloso a tutti e 3 i livelli con la palla in mano. L'intelligenza cestistica di Joe Ingles sarà fondamentale nei momenti cruciali dei playoff e la premesse da sesto uomo dell'anno di Jordan Clarkson dovranno essere mantenute nel finale di stagione. L'ex Lakers ha chiuso con la migliore stagione della sua carriera ma dovrà decisamente cambiare il suo modo di giocare e le sue scelte in base al momento della partita.

Memphis si presenta ai playoff dopo aver eliminato la squadra forse più in forma del momento, dopo un overtime e un finale al cardiopalma. Si presenta come la squadra più giovane a qualificarsi ai Playoff dai tempi dei Big Three degli Oklahoma City Thunder. Il dato però più interessante è il fatto che nessuno dei giocatori a roster ha almeno 20 punti di media, a dimostrare come il progetto di squadra e di gioco di Memphis sia legato al concetto di squadra nonostante la giovane età. La crescita della squadra è dovuta principalmente alla capacità di Ja Morant di coinvolgere i compagni in attacco e allo stesso tempo alzando il ritmo e i possessi. Dillon Brooks ormai dà l'idea di poter essere una pedina importante per una squadra che ambisce ai playoff. Jonas Valanciunas dopo non essere stato scambiato ha alzato notevolmente le marce, chiudendo spesso con partite da 20 punti e 20 rimbalzi e mettendosi pienamente a disposizione della squadra.

Il rientro di Jaren Jackson Jr. ha dato nuova linfa a Memphis e ha permesso di a Morant di avere un altro giocatore capace di essere pericoloso sia al tiro che vicino al ferro. Morant stesso ha dato prova di essere incline a caricarsi sulle spalle i propri compagni e di essere decisivo nei momenti clou delle partite. Dopo aver infilato un canestro dopo l'altro negli ultimi 5 minuti di partita contro Golden State ha dichiarato di essere di essere nato per questi momenti e per questi tiri. Soprattutto nell'ultima partita ci sono momenti in cui ha dato l'idea di poter dominare una partita fisicamente e mentalmente in un modo che rimanda inevitabilmente data la sua statura e il suo modo di giocare al primo Derrick Rose.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Cesena nel 1997, vive a Villa Verucchio (in provincia di Rimini). Al primo anno di laurea magistrale in Amministrazione e Gestione d'Impresa presso l'università di Bologna, è appassionato sin da piccolo di tutti gli Sport Americani possibili ed immaginabili.

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