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4 min

- di Luigi Della Penna

Sara Gama e il cambiamento del calcio in Italia


Sara Gama ha segnato e continua a marcare la nostra epoca, portando miglioramenti nelle vite di molte ragazze che hanno un sogno: giocare a calcio e non sentirsi giudicate.


Il decennio che è appena terminato ha gettato il seme del cambiamento. Nel corso di pochi anni, il pianeta calcio è riuscito ad apportare cambiamenti attesi da molto tempo. Dalla stagione 2022 - 2023 le calciatrici del nostro paese diventeranno professioniste. Sara Gama, il capitano della Nazionale, è una delle donne che più ha segnato questo cambio di marcia fondamentale.

Il mondo sta cambiando

Non tocca a me decidere le forme in cui si esprime il calcio, anche se non posso fare a meno di sottolineare come sia del tutto irrazionale, e non accettabile, una diversa condizione tra calcio maschile e femminile.

Sergio Mattarella

L'anno della svolta è il 2015, quando la Federazione italiana decide per l'obbligo, per i club professionistici, di tesserare almeno venti calciatrici under 12, con la possibilità di acquisire il titolo sportivo. Fiorentina e Sassuolo fanno il primo passo, poi la Juventus e il Milan. Lentamente, qualcosa si muove nel sistema calcistico italiano: arrivano le televisioni, aumenta l'indice di interesse delle masse, la Nazionale può beneficiare dei frutti che stanno crescendo e il Campionato del mondo del 2019, con l'esaltante cammino delle azzurre, rappresenta l'esempio lampante di come, nonostante le notevoli differenze con altri movimenti, la qualità delle nostre giocatrici sia di buon livello.

Sara Gama era ed è tutt'ora a capo della selezione di Milena Bertolini che ha cambiato per sempre la concezione del calcio in Italia, ovvero, non più declinato all'esclusività maschile, ma aperto ad altre sfumature, perché nei decenni scorsi, nonostante esempi come Carolina Morace, questo ottuso stivale non era pronto a recepire il cambiamento. Mentre oggi, dopo anni di sforzi, la strada è stata tracciata e non possiamo abbandonarla.

La vicepresidentessa dell'AIC rappresenta un simbolo sportivo che per molti anni è mancato alle appassionate calciofile italiane, un punto di riferimento tangibile che faccia parte di un movimento che riesca a dare concretezza ai sogni di migliaia di ragazzine. Se da qualche anno in tante incontrano meno difficoltà nell'entrare in un rettangolo verde, se venisse permesso alle bambine di oggi e del futuro di giocare a calcio, senza incontrare barriere mentali di alcun genere, quando arriverà il giorno in cui sarà normale dire di voler fare la calciatrice, beh, molto sarà dovuto sia alla generazione di capitan Sara Gama, sia alle giocatrici precedenti, dalla già citata Morace a tutte le donne che, dall'alba del pianeta football, si sono sentite screditate da affermazioni legate alla loro presunta mascolinità. Affermazioni del tipo che "una donna debba fare la donna", secondo criteri imposti da una società maschilista e avida di esclusione.

Molti non conoscono, però, i sacrifici che abbiamo fatto quando eravamo bambine, semplicemente per riuscire a praticare lo sport che amiamo, e quelli profusi negli ultimi anni anche fuori dal campo perché ci venisse riconosciuto il nostro spazio e la possibilità di esprimerci al meglio.

Sara Gama, da un'intervista a Guido Barosio per "Torino Magazine".

Gama è un difensore elegante, dallo sguardo fiero e dall'andatura trascinante, un esempio di ragazza che, per crescere, si è dovuta allontanare per un certo periodo dall'Italia, per andare a giocare al Paris Saint Germain, in un campionato che, di fatto, l'ha resa una calciatrice professionista e le ha concesso il diritto di misurarsi con una realtà molto più competitiva. Poi il ritorno al Brescia e la Juventus, con la gloria degli scudetti, il Mondiale 2019, l'edizione che ha cambiato per sempre la concezione del calcio in questo paese di sognatori e di intramontabili nostalgici di quando tutto si poteva, sia nel dire che nel fare, soprattutto nei confronti di chi non aveva una voce o, nel caso in cui fosse stata presente, questa cadeva nel silenzio assordante della "normalità inamovibile".

Uno degli aspetti che più spaventa, è il fatto che un diritto sacrosanto come il poter giocare a calcio a prescindere dalla propria identità, il movimento calcistico femminile ha dovuto cominciare a conquistarselo a suon di vittorie per poter essere pienamente accettato. Pensate se l'Italia fosse stata eliminata subito nel 2019, avremmo avuto lo scossone emotivo che poi si è verificato? La mia è una provocazione, ma in questo mondo, per essere ascoltati, bisogna essere vincenti, che ci piaccia o no. Soprattutto nello sport, perché così ci si può permettere di fare presa sulle masse, di poter far capire che, "ehi, noi siamo qui e vogliamo giocare". Grazie a Sara Gama e a persone come lei, il mondo sta cambiando. Con le loro vittorie, le azzurre, stanno regalando a qualunque ragazza, anche alla più scarsa tecnicamente, il diritto di poter dare calci ad un fottuto pallone senza venir presa in giro.

Vi lascio con una citazione della pedagogista Elena Gianini Belotti, tratta da "Dalla paura delle bambine":

"Spingiamo un bambino a giocare alla guerra, ad arrampicarsi sugli alberi, a cimentarsi fisicamente, ma tratteniamo la bambina che vorrebbe fare le stesse cose. Se una bambina prende a calci una palla le insegniamo che è meglio tirarla con le mani, al maschietto che è più bello prenderla a calci. "

Viva il calcio, sempre.


ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Classe 1996, laureato in Lettere, semina pareri e metafore su un pallone che rotola, aspettando il grande momento.

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