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3 min

- di Luca Barbara

Sunday bloody sunday


Dopo la domenica da psicodramma, per il Milan la strada per la Champions League si fa dolorosamente in salita. L'approccio timido e la gestione sciagurata della partita dei rossoneri contro il Cagliari offrono a Juventus e Napoli la strada per il paradiso.


Senza voler ovviamente paragonare i tragici eventi irlandesi degli anni '70 a quella che, comunque vada, resta una giornata di pallone, la domenica milanista non può che definirsi "sanguinosa".

Possiamo dirlo: è esattamente il modo in cui il Milan non sarebbe dovuto arrivare a giocarsi l'accesso alla Champions League per l'anno 2021/2022. Tifosi rossoneri e addetti ai lavori avevano scolpito nella loro mente la 38a giornata di Serie A, la proibitiva trasferta a Bergamo contro l'Atalanta. Bisognava evitare di rendere questo match decisivo. E invece...

E, invece, proprio la trasferta di Bergamo sarà lo spartiacque di questa e, soprattutto, della prossima stagione dei meneghini. In caso di vittoria, sarà qualificazione alla Champions e secondo posto. Diversamente, molto probabilmente il Milan sarà costretto per l'ennesima volta a giocare le lunghe e faticose trasferte del giovedì notte nella prossima stagione.

Il fatto che sia una trasferta, a conti fatti, sembra una manna dal cielo per il Milan, visto che degli ultimi 18 punti in casa ne ha raccolti solamente 5. Di contro l'avversario rappresenta la bestia nera delle ultime due stagioni, basti pensare allo scorso 0-3 a San Siro (risultato "contenuto" solo per il narcisismo di Ilicic) ed al famoso 5-0 delle lacrime di Romagnoli.

Lo spartiacque, dicevamo. Sportivo, soprattutto, ed economico. Perché la Champions, oltre a portare liquidità profondamente diversa rispetto all'Europa League, produrrebbe un ritorno di immagine che riporterebbe i rossoneri ai vecchi albori. La Champions è una calamita per i giocatori vogliosi di emergere, specie se affrontata in un club di blasone importante.

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)


Inoltre, calciatori con contratti praticamente scaduti come Donnarumma e Calhanoglu, potrebbero anche mostrarsi più flessibili nel rinnovo. Al contrario, il loro addio sarebbe praticamente certo, a meno di clamorosi ripensamenti dovuti ad un ormai inconsueto attaccamento alla maglia.

In ogni caso bisognerà discutere del futuro di Stefano Pioli. L'allenatore rossonero è passato, nel giro di 5 mesi, da essere idolatrato da squadra e tifosi ad essere criticato dalla stampa ed isolato dalla società. La partita di ieri, in effetti, dimostra quanto poco Pioli sia avvezzo a preparare partite così decisive. Volendo tralasciare il lato emotivo e quello caratteriale che, evidentemente, hanno influito sulla prestazione della squadra (pochi sanno reggere la responsabilità del dover vincere per forza), i limiti tecnici e di lettura dell'allenatore non hanno di certo aiutato a portare a casa il risultato pieno.

Dopo un primo tempo sofferto, dove la squadra non è stata in grado di aprire le maglie del Cagliari, ben disposto e pronto a colpire in contropiede, l'allenatore non solo si è dimostrato incapace di cambiare registro, di provare un (fin'ora inesistente) Piano B, ma, pur mantenendo lo scacchiere iniziale, è riuscito a far storcere il naso a parecchi effettuando dei cambi che, francamente, di logico avevano ben poco.

Degli 11 disposti in campo, infatti, con Calhanoglu e Rebic evidentemente non in stato di grazia (per usare un eufemismo), l'unico che sarebbe stato in grado di saltare l'uomo e di creare superiorità era Brahim Diaz, inspiegabilmente sostituito a più di mezz'ora dalla fine a favore di un fumoso Castillejo. Anche il cambio Bennacer-Meità non ha convinto in pieno; ieri sera, più che di muscoli, c'era tanto bisogno di testa e l'algerino ha certamente più carte dell'ex Toro in questa caratteristica.

(foto Matteo Gribaudi/Image Sport) Ante Rebic

Non ci si aspettava, certamente, un cambio di modulo improvvisato e, probabilmente, mai provato in allenamento (anche se il riscaldamento di Romagnoli con Calabria a terra, poteva lasciar presagire qualcosa di differente). Altrettanto certamente, però, non ci si aspettava che un Milan costretto a vincere potesse soffrire contro una squadra che aveva appena finito di brindare in albergo per la salvezza ottenuta in anticipo.

All'ultima giornata il campionato del Milan è ancora tutto da scrivere, consapevole che il suo destino dipende soprattutto da come affronterà la partita di Bergamo. Sarà senza dubbio un'altra Bloody Sunday. A che latitudine, però, è ancora da stabilire.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

34 anni, pugliese di nascita, siciliano, ciociaro e ligure d'adozione. Ex pallanuotista, da sempre appassionato di sport in generale ma con una fissazione per il futbòl. Ho visto giocare Ronaldinho contro Romario al Maracanà di Rio de Janeiro nel 1999. Trasmissione sportiva preferita: Tutto il calcio minuto per minuto.

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