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4 min

- di Luigi Della Penna

Nel fango del dio pallone e della nostra anima


Carlo Petrini, uno degli uomini che ha raccontato il marciume del calcio italiano del passato, ha dato in pasto a noi ciechi, testimonianze invece preziose.


Parlare di cose che non si dicono.

Un ex calciatore che decide di realizzare un libro, "Nel fango del dio pallone", nel quale descrive quanto fosse marcio il mondo del calcio dei suoi tempi, partendo dagli anni Sessanta per arrivare a vent'anni dopo, tra doping, scandali e episodi di vita vissuta sul filo delle emozioni umane più conturbanti.

Il mondo dell'informazione sportiva, al netto di alcune eccezioni, raramente ha prestato attenzione al sottobosco che delimita la sfera rotolante dei sogni di noi tifosi. Carlo Petrini è riuscito dove troppi non hanno voluto mettere il naso: il re è nudo, ma mi raccomando, ditelo, non chiudetevi nel vostro guscio di tifosi delusi. Il calcio del passato non è di certo migliore di quello del presente. Carlo Petrini è morto il 16 aprile 2012, quindi ogni affermazione da lui fatta è da tenere in conto entro questa data.

Fango da raccontare e analizzare

"Il mondo del calcio è sempre più mafioso, al punto che chi rompe l'omertà viene considerato come i pentiti di Cosa nostra: un traditore, un infame, un vigliacco. [...] Perché il carrozzone pallonaro dei miliardi e degli interessi deve essere protetto a tutti i costi così com'è."

Quel che dava maggior fastidio al signor Petrini era l'ipocrisia, da parte dei suoi ex colleghi, dei giornalisti, delle società. Petrini era, per sua stessa ammissione, il perfetto pallonaro da allevamento, che giocava, fotteva e scommetteva. Le partite combinate rappresentavano la normalità del non farsi male a vicenda, il fuoco incrociato a salve, un metodo da utilizzare nel momento del bisogno. Nonostante le morti di tanti calciatori e le stesse pene di Petrini, quali il glaucoma e un tumore, perché i maggiori mezzi di comunicazione non approfondiscono mai la questione, o se lo fanno, si limitano alle solite due notizie al riguardo? Perché quegli anni vengono ancora descritti come romanticamente affascinanti ed indimenticabili? Perché la maggior parte di noi appassionati non vuole distruggere i propri sogni, i ricordi di momenti felici con il fango nascosto nel dietro le quinte?

Quando dicono che in fondo è solo un pallone che rotola, dite al vostro interlocutore che non è così, perché quella sfera rimbalzante non è altro che la sintesi perfetta della nostra società: guardate lo stato del football in una determinata epoca e caverete più di un ragno dal buco. Tanto carico di retorica idealizzante, quanto ricco di marciume, il ventennio Sessanta - Ottanta descritto nel libro citato, uscito nel 2000, è quanto di più vicino alla realtà sociale dell'Italia del Novecento e di quella che verrà nel nuovo millennio: "favori", soldi sporchi, soprattutto omertà e atteggiamenti disonesti a tutto tondo. Alcuni hanno osteggiato Petrini e il suo lavoro, dicendogli di guardare al suo passato e a quanto fatto nel corso della sua esistenza, altri hanno cercato di non creare dibattito e pubblicità all'opera, diverse ex compagni gli hanno voltato le spalle, offesi dalle sue confessioni. Petrini ha scritto che "Nel fango del dio pallone" gli ha salvato la vita, in quanto si è rivelato una terapia di autoanalisi con espiazione pubblica.

Il mondo del calcio italiano ha cercato e ottenuto l'insabbiamento dalla memoria collettiva dei suoi più gravi errori e, noi che dovremo occuparcene, preferiamo crogiolarci nel racconto della superficie. Non starò a sottolineare le varie ed eventuali legate alla narrazione sportiva, elemento sacrosanto per sfuggire dal travaglio della vita reale, perché altrimenti prenderei voi lettori per depensanti, voglio solo dire che occorre scavare, sporcarsi, altrimenti uscirebbe una descrizione monca della realtà.

Carlo Petrini ci ha lasciato un'eredità preziosa con le sue parole, però noi preferiamo buttarla in rissa verbale, dividendoci in campanili, infangando chi sta cercando la verità nel nome di un'ideale di purezza che la nostra squadra del cuore dovrebbe rappresentare.

Tutte balle.

Le partite truccate esistono e purtroppo esisteranno per sempre, perché è nella natura di diversi essere umani cercare l'escamotage buono ad accontentare entrambe le parti in causa, senza colpo ferire. Come direbbe Roberto Saviano, Gridalo che non è questo che vuoi, che è più dignitosa una sconfitta giusta, rispetto ad un pareggio concordato.

Il concetto di cultura sportiva è fondamentale per cambiare le cose, ma il sottoscritto è abbastanza realista da capire quanto i buoni propositi siano attuabili solo per un numero ristretto di persone e forse neanche in tutti i contesti, perché è più facile seguire il gregge all'inferno e abbassarsi al suo volere per paura di rappresaglie interne, perché è più facile sapere di ottenere qualcosa con anticipo, invece che sudare per un obiettivo fino alla fine, perché abbiamo paura di non poter rimanere nell'ambiente a cui sogniamo di appartenere, così utiliziamo i metodi adottati da tutti, perché tanto anche gli altri fanno così, perché abbiamo paura che il destino ci sbatta la porta in faccia all'ultimo secondo, perché abbiamo paura di vivere e, soprattutto, abbiamo il terrore di esserci da sempre schierati dalla parte "sbagliata" del mondo.

Pensateci, Carlo Petrini ci ha lasciato più di una testimonianza al riguardo, come le sostanza dopanti utilizzate fin dai tempi del Genoa, fino ad arrivare alla famosa sfida tra Bologna e Juventus, nell'occhio del ciclone dello scandalo scommesse del 1980. Fateci caso, dopo una tempesta, si è subito prodighi di belle speranze e buoni presupposti, come se il male fosse stato estirpato per sempre, salvo cadere di nuovo nel buio qualche tempo dopo.

Abbiamo diversi metodi per essere almeno consapevoli di quello che vediamo con i nostri occhi e percepiamo con il cuore del tifoso romantico e appassionato, tra questi vi consiglio la lettura del libro in questione.

"La mia testimonianza poteva far aprire gli occhi a quei coglioni di appassionati e tifosi che ancora credono alla maglia e alla bandiera."

Carlo Petrini


ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Classe 1996, laureato in Lettere, semina pareri e metafore su un pallone che rotola, aspettando il grande momento.

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