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4 min

- di Matteo Orlandi

Il futuro dell’Inter in Europa


Considerando che sarà in prima fascia, dove potrà arrivare l'Inter nella prossima Champions League?
(Domanda di Marco Rada)


Caro Marco,
in questi giorni di tripudio nerazzurro, in molti si stanno chiedendo cosa avrebbe potuto combinare in Europa l'Inter del girone di ritorno, quest'armata di acciaio inox, inscalfibile, dura e fredda come un ghiacciaio che abbiamo visto disintegrare spietata la concorrenza. Di certo l'Inter che abbiamo visto nel 2021 è una squadra molto diversa da quell'Inter schizofrenica e irrazionale che abbiamo visto nei primi mesi di questa stagione, sbattuta fuori senza appello da club non irresistibili come MönchengladbachShakhtar Donetsk, chiudendo addirittura ultima. L'Inter, pur con la tara inevitabile di un campionato uscito globalmente molto male da questa annata europea, ha dominato in Italia, mostrando una solidità difensiva che neppure le ultime Juve di Allegri sono state in grado di offrire; in un calcio che sembra in questa stagione aver riscoperto il piacere di difendere (le finaliste di Champions hanno subito appena tre e due gol nelle sei partite ad eliminazione diretta), una tale autorevolezza difensiva e una tale qualità nei singoli del pacchetto arretrato non potrà che essere nella prossima stagione un fattore da cui l'Inter dovrà ripartire anche e soprattutto in Europa, senza commettere l'errore di snaturare troppo il proprio gioco e il proprio DNA, faticosamente costruito da Conte in questi mesi.



Eppure, è impossibile fare finta di niente. Conte in Europa non si diverte, non è a suo agio. Non gli piace giocare ogni tre giorni, odia prendere tutti questi aerei, non sopporta l'idea di dover frazionare le tempistiche rigide del suo calcio feroce, di dissipare tutte queste energie per andare a giocare in campi lontani, per dover giocare una competizione lunghissima e in cui non ha mai avuto in carriera a disposizione una squadra in grado di vincerla. Conte, per capirci, è un tipo che ha chiamato sua figlia Vittoria, perché è l'unica vera cosa che ha sempre in testa. A un tipo così, chiedere di partecipare a una competizione solo per presenza, nella consapevolezza che le possibilità di alzare il trofeo sono più che remote, non funziona. L'Inter del prossimo anno (dando per scontato che ad agosto si riparta con Conte) sarà la squadra che farà scattare la scintilla tra Conte e l'Europa? Molto difficile. La lotta quotidiana del campionato, la battaglia nel campo di provincia, il campanilismo, la supremazia nazionale, sono aspetti impagabili per Conte, che possiamo essere sicuri, non verranno sacrificati neppure l'anno prossimo a favore di chissà quali impegni europei. Un'altra eliminazione secca in primo turno però (sarebbe la quarta di fila per l'Inter) sarebbe inaccettabile. Il prossimo anno il solo Scudetto non potrà bastare come palliativo di tutti i dolori europei.

Ma insomma quanto vale in Europa questa Inter? Difficile dirlo. La prima fascia potrebbe aiutare per il sorteggio, certo. Anche il mercato potrebbe fornire qualche arma in più all'Inter, mettendo nel serbatoio qualche elemento di maggior dinamismo ad una rosa che quest'anno a volte si è mostrata troppo rigida, troppo seriosa nella propria interpretazione delle partite, un atteggiamento che in Europa difficilmente paga (sebbene Tuchel stia dimostrando che si può giocare un calcio propositivo e iper-tecnico anche giocando con cinque difensori di ruolo). Dove può migliorare l'Inter allora? Dove può rendersi più appetitosa per il calcio europeo? Il tutto dovrà ovviamente passare dalle intenzioni e dal portafoglio messo a disposizione da Zhang, in inevitabili tempi cupi per tutte le società calcistiche. Dopo il fallimento comico della Superlega la sensazione sarà quella di vedere un anno incentrato più sulla riduzione della spesa che sull'incremento dei ricavi, con un mercato povero e tanta attenzione alle risorse interne

Eppure ci sono tre aspetti in rosa che potrebbero essere approfonditi, magari anche senza spese troppo devastanti: in primis, è bene iniziare a pensare al dopo Handanovic con serietà. Se l'Inter ha subito così pochi gol quest'anno i meriti non sono certo solo suoi, sebbene in almeno un paio di partite è riuscito a mettere un sigillo importante, nel derby di ritorno in primis. Servirà poi qualcosa a sinistra, dove il sorprendente Perisic versione proletaria, dovrebbe essere affiancato da un esterno maggiormente esplosivo e dotato tecnicamente, magari anche di qualche anno più giovane. Parliamo però di un ruolo dove è difficile pescare bene, come tutti sanno. Servirà infine anche qualcosina davanti, una punta estrosa e con caratteristiche fisiche e tecniche diverse da Lukaku e Lautaro, più decisiva e continua di Sanchez. 

Variare, mischiare le carte, è un qualcosa che Conte non sopporta, sempre fedele al suo spartito e ai suoi strumenti musicali. Eppure in Europa, cambiare musica è fondamentale, soprattutto a partita in corso e soprattutto per sopperire agli inevitabili infortuni; il passaggio sul futuro dell'Inter europea del futuro passerà anche e soprattutto da questo.

(articolo uscito nell’ultimo numero di “Catenaccio”, la nostra newsletter al cui interno trovate approfondimenti sulla settimana sportiva, consigli culturali, compilation di cose brutte, domande dal pubblico e tante altre cose interessanti. Se non ci sei ancora iscritto e vuoi riceverla ogni sabato mattina, questo il link dove registrarsi: https://mailchi.mp/bd0be5dfdb40/t5rrmyi31o)

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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