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- di Nicola Balossi

Considerazioni sparse post Berrettini-Tsitsipas (6-7 2-6) ATP Master 1000 Roma


Impresa sognata ma non sfiorata: Matteo gioca bene le sue carte ma alla lunga sbatte contro un avversario duro come il marmo.


- Ser-vizio, dipendenza a metà. Basti dire che questa considerazione doveva chiamarsi not in my house poi si è tradita con l’andare di questo match bifronte. E allora diciamo ciò che avremmo detto fino a un certo momento: Matteo non è bravo solo nel fondamentale in sé ma fa bene tutto ciò che ruota intorno al servizio, ci costruisce una solida credibilità (nella prima versione avevo in mente di scrivere una cattedrale ma andiamoci piano). Nel secondo parziale purtroppo si perde per strada la prima, il greco lo sente e aggredisce senza pietà. Matteo dimostra di saperci fare anche con una seconda profonda e rischiosa (chiude senza doppi falli e con il 54% di punti con il servizio di riserva), ma alla lunga il castello crolla. Il lato positivo è che quest’idea (non realizzata fino in fondo) di solidità permanga in una giornata di percentuali non eccelse (poi ulteriormente crollate), il che significa che c’è molto altro oltre alla battuta: un gioco semplice fatto di idee chiare e certezze su cui innestare a volte qualche variazione, un tennis buono per tutte le superfici, dettaglio non da poco per un quasi big server come Matteo; 

- Tstitsi è un progetto di divinità del tennis, campione a Montecarlo, finalista a Barcellona, dove ha asfaltato Sinner prima di cedere a Nadal dopo essere stato a un passo dal titolo – Nadal che per inciso aveva estromesso dagli Australian Open nei quarti di finale. Ora che sta maturando in termini di affidabilità si rivela sempre più vicino al giocatore totale che diventerà. Forse oggi non era esattamente la versione ingiocabile che abbiamo ammirato – Madrid ha scalfito qualche certezza forse, oppure è un leggero calo fisico – in ogni caso è il giocatore del momento, leader della race. È dura pensare anche solo di metterlo in difficoltà perché non ha reali e conclamati punti deboli se non forse il fatto che questa sua neonata solidità gli tolto qualche spicciolo in termini di creatività (ma qui entriamo in una dimensione machiavellica per non dire vagamente cervellotica, o semplicemente di lana caprina);

- Svolte mancate. Avevamo scelto d’istinto un punto, una possibile chiave del match: era l’inizio del tiebreak, una lunga sportellata sulla diagonale del rovescio che si conclude con il minibreak a favore, una prova di forza e di coraggio, proprio con il colpo che a lungo è stato considerato il suo tallone d’Achille opposto al simbolo dell’eleganza di Tsitsipas. Purtroppo il tiebreak è finito male perciò questo punto rimane un vorrei ma non posso, così come una delle palle break mancate per riaprire il secondo set, giocata sullo stesso incrocio ma finita con il greco che cambia sul dritto inducendo Matteo all’errore;

- Quanto ci era mancato il respiro della folla, quanto gli applausi e i silenzi che si muovono in tutt’uno con l’andamento del match. L’entità superiore che scioglie gli individui e li trasforma in qualcosa dispirituale, capace di soffrire, solidarizzare, gioire, ringraziare all’unisono. Persino attraverso il monitor del computer abbiamo percepito con sollievo quest’energia e ci siamo commossi ricordando le emozioni ineguagliabili dello sport dal vivo;

- Tra i vari talenti italiani sugli scudi negli ultimi tempi, Berretto non è certo il più vistoso, scintillante o acclamato, additato ingiustamente come uno che ha già fatto il suo massimo e non ha molti margini di miglioramento. Invece Matteo sta lavorando duramente di cesello e spostando i limiti del suo tennis sempre più in là, così come i sogni realistici. La sua posizione in top ten è ampiamente meritata e ultime settimane sono lì a dimostrarlo. 

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nicola Balossi Restelli, annata 1979, vive a Milano con una moglie e tre figli e si divide tra scrittura e giardinaggio. La sua insana passione per lo sport ha radici pallonare e rossonere, anche se la relazione più profonda e duratura è stata quella con la palla a spicchi, vissuta sui parquet (si fa per dire) delle minors milanesi dagli otto ai quarant’anni, quando ha appeso le scarpe al chiodo. Gravemente malato anche di tennis e di Roger Federer, ne scrive talvolta su https://rftennisblog.com/.

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