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- di Eduardo Magarelli

Considerazioni sparse post Sinner-Nadal (5-7 4-6) ATP Master 1000 Roma


2 ore di tennis spettacolare, ad un livello eccelso come fu il loro primo incontro a Parigi. Come pochi mesi fa Jannik gioca alla pari di Nadal. Rafa vince d'esperienza, tirando il colpo perfetto nel momento più adatto. Mentre Sinner esce dal campo e dal torneo furente per non aver conservato per tre volte un break di vantaggio.


- Rafael Nadal esordì al Foro Italico nel 2005. Dopo 16 anni ha collezionato 9 trofei nella capitale e più di 70 partite giocate sui campi di Roma. Il suo avversario odierno 70 partite le deve ancora giocare in tutto il circuito maggiore. Questo dato statistico rende perfettamente il gap tra i due giocatori. Un gap non pervenuto per 2 ore di gioco tranne nei momenti cardine, quando Nadal ha alzato spaventosamente il livello non lasciando scampo a Sinner. Jannik inizia come meglio non gli si poteva chiedere, con un break fulminio spazzolando il campo. Nel game successivo però ecco il Rafa cannibale, che ti gioca la palla infima e ti fa riflettere. Ti fa tentennare e barcollare fino alla resa. Stesso identico spartito visto nel quinto e sesto game: break di Sinner ed entusiasmo immediatamente annullato dalle risposte di Rafa. L'intelligenza tattica non è innata, la si apprende giocando partite su partite, ed è quella che ti fa vincere i match più lottati e difficili. Ancor di più del fisico che sembrava potesse tradire Nadal da un momento all'altro;

- Eppure Jannik ha tenuto duro. Non si è arreso agli immediati contro break. Non si è arreso dinnanzi i ripetuti set point, scoccando le migliori prime di servizio di tutto il match e annullandone sei. Al settimo la legge dei grandi numeri sommata alla seconda troppo abbordabile di Jannik ha concesso il set al maiorchino. All'inizio del secondo set era ancora lì Sinner, incollato alla riga di fondo per aggredire il match. Per sette game ha dominato la partita, anche per un Nadal generoso di errori e colpi corti. Pareva stanco e in difficoltà lo spagnolo, che però non vuole smettere di sorprenderci nel ribaltare le situazioni e vincere in maniera roccambolesca e lottata. Ha tenuto stoicamente fino al 3-4 per poi annientare Sinner, in evidente shock miscellato a rabbia per l'ineluttibilità dell'avversario;

- Non è la miglior versione di Nadal vista su terra rossa. E' sicuramente la migliore versione vista quest'anno dopo l'epica battaglia di Barcellona contro Tsitsipas. Come in quel caso appena finito il match non ci si rende subito conto del come sia stata possibile la sua vittoria. Si ha l'istinto di dar troppe colpe all'avversario e meno meriti del dovuto a Rafa. Tutte le sue vittorie sono arrivate così. E' la sua grandezza far giocare male il prossimo, costringendolo alla pulizia delle righe per vincere un punto. Studia ogni centimetro dell'avversario e sa come e dove fargli male. Le palle corte giocate ne sono la dimostrazione, sapendo come Sinner non sia ancora abile nel leggerle e nel muoversi in avanti. Oppure le tantissime risposte incrociate strette sul rovescio per portare Jannik a rete e passarlo ogni volta in una maniera diversa;

- Anche nelle giornate grigie come oggi, in cui il servizio non funziona e le gambe non sono reattive come 15 anni fa, Nadal si muove sempre in anticipo leggendo il futuro colpo avversario. E' questo l'aspetto che differenzia le leggende dai campioni. Ha fatto sfogare Jannik per prendergli le misure, restando anche immobile nel veder fioccare i vincenti dell'italiano. Sono gradualemente spariti perchè la palla di Nadal non è stata più la stessa, sia di peso che di posizionamento. Ha centellinato ogni singola briciola di energia a inizio secondo set, subendo anche un break velenoso, per esplodere in negli ultimi tre game del match. Prima di quel momento i suoi vincenti erano inferiori rispetto quelli di Jannik. A fine match la statistica era opposta;

- Ha lasciato il centrale del Foro Italico scuro in volto, arrabbiato come non lo si era mai visto Jannik Sinner. Troppe le occasioni non sfruttate, troppi gli errori nei finali di set. I non forzati superiori rispetto Nadal non sono un problema, poichè ha spinto cercando il vincente ogni singolo scambio. La mancanza di un repertorio di variazioni ampio ha fatto la differenza. I campioni nei momenti decisivi inventano sempre qualcosa di unico e inaspettato per sorprendere l'avversario. Come a Parigi è mancato il piano B, con cui sopportare l'ottima e funzionale tattica principale: chiudere Rafa sulla diagonale di sinistra per poi infilarlo con il lungo linea di rovescio. Non basta una sola chiave tattica per sconfiggere Nadal, e non basta un servizio poco incisivo che non gli ha quasi mai dato il pallino del gioco in mano. Serviva una continuità disumana da fondo per battere così Rafa, oggi sfortunatamente ci è andato molto vicino, ma non l'ha raggiunta. Un peccato non aver avuto dalla sua parte il sostegno dei tifosi, che domani però torneranno a rimepire in parte i campi per Berrettini e Sonego, ultimi due italiani in tabellone.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

22 anni studente di Lettere - Cultura Teatrale a Bari e per hobby barman. Appassionato, se non ossessionato, dallo sport da quando lattante preferivo le repliche della Premier League ai Looney Tunes. Crescendo diventato poi insonne per godersi le partite NBA sulla west coast alle 4:30 o i primi turni dell'Australian Open. Il mio più grande desiderio sarebbe far diventare la mia grande passione il mio lavoro, la mia vita.

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