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2 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse post Inter-Roma (3-1)


L'Inter mette in mostra meccanismi rodati e killer instinct, la Roma buona volontà ma anche i soliti limiti


- L’Inter già campione d’Italia ospita una sfida tra due squadre agli antipodi: la Roma brillante in Europa e depressa in campionato contro il team di Conte che ha “sfruttato” la prematura uscita in Champions per monopolizzare la Serie A;

- La Roma, come nelle ultime partite, si presenta con una linea a 4. Con i terzini che spingono come quando la squadra difendeva a 3, però, i centrali si trovano spesso 1 vs 1 con i due attaccanti dell’Inter. Tatticamente nel primo tempo la Roma sembra quasi consegnarsi ai campioni d’Italia: Lukaku e Lautaro vanno a nozze con gli spazi lasciati a disposizione, gli inserimenti dei centrocampisti avversari vengono assorbiti male e la fase difensiva in transizione è un disastro (confermandosi il principale tallone d’Achille di questa squadra). Nella ripresa i giallorossi crescono, aggrediscono con più efficacia e prendono il controllo del match;

- L’Inter, nonostante il ricorso al turnover, gioca una buona gara, anche se con un’insolita “leggerezza” inevitabilmente dovuta all’obiettivo già raggiunto. Nei primi 45’, ogni volta che i nerazzurri superano la prima pressione avversaria, grazie alla tanto vituperata costruzione dal basso, riescono sempre a rendersi pericolosi scombinando la difesa della Roma. Oltre alle rodate combinazioni delle due punte - ormai specialità della casa - lavorano molto bene i 3 interni nell’attaccare gli spazi alle spalle dei centrocampisti avversari. In una ripresa caratterizzata da tanta sofferenza, viene a galla ancora una volta il grande killer insinct della squadra nei momenti clou del match;

- Si rivede il desaparecido Vecino (prima di oggi appena 120’ in A) e fin che ne ha gioca una grande partita, attaccando alle spalle il centrocampo avversario. Lukaku è, come al solito, il fulcro della manovra, grazie alla sua incontenibile fisicità e la capacità di aprire spazi per i compagni. Molto bene anche Darmian, in affanno invece Ranocchia e D’Ambrosio. Hakimi entra e chiude il match. 88 punti in 36 match sono un gran bottino: se il gruppo resterà questo, la prossima stagione non sarà semplice scucire lo scudetto dalle maglie nerazzurre.

- Nella Roma Mancini è decisamente svagato. Cristante si conferma più a suo agio nei panni di centrocampista incursore che di difensore centrale. Dzeko lavora bene, apparecchia il 2-1 per Mkhtaryan e poi è sfortunato a sbattere sul palo. Il giovanissimo Darboe soffre i primi 30’, poi cresce e mostra personalità e qualità. Complessivamente gli uomini di Fonseca, pur con i loro limiti, giocano una gara volenterosa e non avrebbero demeritato il pari. Adesso diventa decisivo il derby per difendere il settimo posto, che varrebbe la malinconica qualificazione alla Conference League.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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