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2 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni sparse post Verona-Torino (1-1)


Scaligeri e granata si spartiscono la posta in palio in una partita intensa e ruvida, che però permette alla squadra di Nicola di allungare nella corsa-salvezza.


- Verona e Torino arrivavano a questa partita dopo stagioni completamente opposte. L’Hellas veniva da una partenza strabiliante, aveva raggiunto presto la quota salvezza con un calcio stupefacente ed ora stava pedalando (forse anche con piccoli rallentamenti) verso il termine del campionato. I granata invece arrivavano in piedi sui pedali, lanciati in  una rincorsa-salvezza dopo una stagione cominciata decisamente male. La gara è senza esclusione di colpi, la differenza di motivazioni non si vede, ed i due “ciclisti” arrivano appaiati al traguardo del 90esimo dividendosi la posta in palio;

- La partita è equilibrata, figlia di due squadre e due allenatori che vogliono esprimere un’idea di calcio: la squadra di Juric è più propositiva e attacca con maggiore vigore, quella di Nicola è compatta e attenta nel difendere e ripartire. L’intensità non manca di certo, i duelli a centrocampo sono pieni di spigoli ed interventi duri, si assiste ad un match decisamente ruvido. Succede tutto in 3 minuti, dall’84’ all’87’, e tutte e due le squadre possono recriminare: il Verona perché ha fatto la partita, il Torino perché aveva siglato il gol del vantaggio a pochi minuti dallo scadere, ma non l’ha saputo difendere;

Il Torino pregustava la salvezza con il gol a 4 minuti dalla fine, e invece dovrà ancora dimostrare di meritarsela sul campo. Va detto però che questo punto è prezioso, perché permette ai granata di allungare ulteriormente sulla zona rossa, che ora dista 4 lunghezze (con una gara da recuperare). I granata ora sono padroni del proprio destino, e la sensazione è che, per calendario e stato di forma, si stiano accreditando per la permanenza in A: sarebbe il giusto premio per il lavoro di Nicola, considerando anche che, se si considerasse la classifica solo a partire dal suo arrivo, il Toro sarebbe addirittura nono;

– La mano di Juric sul Verona è tanto lampante quanto benedetta: la manovra della sua squadra è brillante come nei migliori momenti della stagione, in barba alla pessima tradizione italica per cui quando una squadra ha già raggiunto l’obiettivo abbassa ritmi e motivazioni. A maggior ragione dopo la prestazione di oggi, ed a dispetto delle insensate critiche degli ultimi giorni, il lavoro del tecnico serbo non può e non deve passare inosservato, ed il primo ad esserne indispettito sembra proprio lui. Dopo questi due anni Juric meriterebbe una chance importante, un salto di qualità, in gialloblù (qualora le ambizioni del club lo permettessero, per costruire una crescita progettuale) o altrove (ma le panchine delle big stanno pian piano esaurendosi);

- Tra i singoli, oggi una nota di merito va ad entrambi i portieri: l’esperto Sirigu torna sui suoi livelli dopo molto tempo, mentre l’esordio del baby Pandur (classe 2000) non poteva essere migliore, con parate decisive e personalità. Vengono bucati solo da Vojvoda e Di Marco: il primo sigla un altro gol importante dopo 6 giorni per la sua squadra, e sarebbe stato ancora più importante senza il pareggio del secondo, che curiosamente come all’andata si inventa un gol meraviglioso.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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