
La new wave di pugili nel Regno Unito
Un piccolo excursus di Business Insider sul movimento pugilistico più emergente del momento
I nomadi britannici come Tyson Fury stanno conquistando il mondo della boxe, ma non combattono affatto come Brad Pitt in Snatch. I pavee, una minoranza nomade britannica i cui membri vengono malauguratamente chiamati “zingari”, vivono on the road viaggiando in camper sostando di quando in quando per tutta l’Inghilterra.
Nel classico di Guy Ritchie, Snatch, Brad Pitt interpreta Mickey O’Neill, un pugile selvaggio e imprevedibile invischiato nel racket dei match combinati. L’intimidatorio stile di O’Neill gli permette di incassare una valanga di colpi per poi rialzarsi dal tappeto e stendere i suoi avversari, solitamente più grossi e muscolosi, con un solo colpo, spesso lasciandoli in uno stato di coma.
Ma i pugili pavee sono tutto il contrario. Fanno di tutto per evitare di essere colpiti e non sono famosi per il loro knockout power. Al contrario, si tratta di atleti molto tecnici e incredibilmente elusivi. Talmente brillanti difensivamente da far sembrare matti i loro avversari.
Vedere per credere la schivata di Billy Joe Saunders sul destro di Lemieux nel 2017 con tanto di sfottò al centro del ring. Secondo i dati raccolti da Compubox, in quell’incontro, il londinese è stato così elusivo da mandare a vuoto il 90 percento dei jab del suo avversario.
Analogamente, nella sua iconica vittoria – quella in cui ha ridicolizzato Wladimir Klitschko nel 2015 a Düsseldorf – Tyson Fury, alto duecentosei centimetri, ha spodestato il campione che aveva tenuto la divisione dei pesi massimi per quasi dieci anni, incassando solo 4,5 colpi per round.
Ma allora perché i pugili di origine pavee, come Saunders e Fury, sono così abili difensivamente?
“Nella vita devi sapere prima di tutto come difenderti,” Saunders, attualmente 29-0 e in attesa di sfidare il campione del mondo Canelo Alvarez, ha dichiarato ai microfoni di Business Insider in conferenza stampa a Londra. “A maggior ragione nella boxe, l’unico sport in cui è legale essere uccisi. Devi restare sul pezzo, devi essere fisicamente e mentalmente nel posto giusto e, più di ogni altra cosa, devi essere furbo. Non puoi battere chi non riesci a colpire.”
Tommy Saunders, il padre, ha poi aggiunto che le risse fra ragazzini nelle comunità nomadi sono piuttosto comuni e per questo ha portato Billy Joe in una palestra di boxe, così che gli potessero insegnare a difendersi dai prepotenti. Spesso, nelle prime lezioni, si imparava a come schivare un colpo. “Doveva sapersi difendersi all’interno delle nostre comunità. Per questo gli ho fatto iniziare boxe, per sapersi difendere e non essere più vittima dei bulletti. Tutti i ragazzini nomadi ci passano. Così, quando salgono sul ring, non hanno alcuna paura di combattere.”
I boxer nomadi hanno uno stile peculiare e ben distinto
Alan Smith, noto allenatore e titolare della iBox Gym a South East London, ha dichiarato di aver allenato molti ragazzi provenienti da comunità simili e crede che tutti combattano in modo molto simile. “Sono nel circuito amatoriale e professionistico da 35 anni e ho visto ogni stile possibile. Ma i nomadi combatto tutti nello stesso modo. Sono pugili difensivi, si appoggiano sul piede dietro e credo che sia perché si allenano insieme. Così si influenzano a vicenda.” Smith ha poi continuato dicendo di averne “allenati tanti” e che “spesso ci si lascia ispirare dalle persone che si ammirano, così nelle loro comunità, nei loro campi, sulle loro roulotte a scherzare fra loro, finiscono tutti per assomigliare a quelli con cui fanno sparring.”
Uno degli atleti di Smith è Dennis McCann, pugile imbattuto nella categoria pesi gallo con un record di 8-0 e cinque vittorie prima del limite. McCann è di origine pavee, ha la faccia pulita e sul ring mette combinazioni da angoli imprevedibili fino a quando non è sicuro di aver confezionato un bel KO da highlights di serata.
“È una superstar in miniatura” ha detto Smith del suo protetto. “Ha un po’ di tutto. È facile da vendere, è impertinente, coraggioso e sa anche boxare discretamente. È vicino ad essere un pugile completo. Ha la spavalderia che serve, adora i fan e le telecamere adorano lui. È un lavoratore incredibile. Sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. Devo spegnere le luci, cacciarlo fuori dalla palestra e dirgli che ho una casa a cui tornare! Abbiamo un certo legame e lui può arrivare al top. Ha il potenziale per diventare campione del mondo.”
Tyson Fury, oggi il nomade più famoso nei combat sport, è già stato, ed è ancora campione del mondo, nel 2015 spogliando Klitschko delle sue quattro cinture e nel 2020 mandando al tappeto Wilder. L’autoproclamato “Gipsy King” regna sul mondo della boxe. Ma dopo essere sembrato invincibile è caduto nel baratro più profondo. Ha iniziato ad abusare di sostanze stupefacenti, ha sofferto di problemi alimentari e depressione.
Di recente ha rivelato nel podcast di Joe Rogan di aver desiderato la morte. Ha raccontato di aver tentato di schiantarsi a trecento all’ora sulla sua Ferrari cabrio per uccidersi “accartocciando la macchina come una lattina.” Ma l’amore per la famiglia gliel’ha impedito. Ha iniziato la sua redenzione perdendo oltre sessanta chili e tornado sul ring nel 2018. Dopo solo due match, ha sfidato l’artista del KO Deontay Wilder in un incontro al cardiopalma sulle dodici riprese. Nonostante il dominio mostrato per lunghi tratti del match, Fury ha subito due atterramenti decisivi per il verdetto finale: pareggio.
Fury ha poi continuato il suo percorso, vincendo per KO contro Schwarz e battendo Otto Wallin. Il rematch nel 2020 con Wilder gli ha poi dato ragione restituendogli una cintura mondiale che mancava da cinque anni. Una prestazione superiore, forse ancora più grande di quella contro Klischko.
Secondo Fury, la boxe dà una chance a nomadi e non, per avere successo nello sport. Prima di lui e Saunders, non ci sono stati molti pugili di etnia pavee a questo livello. “Siamo solo io e Billy Joe. Ora però ci sono tanti giovani in ascesa, e ora hanno visto che ce la si può fare. Se ci riesco io, chiunque può riuscirci. Ma non è questione di nomadi o non nomadi… chiunque può. Qualsiasi sia il tuo background, il tuo percorso, la boxe ti dà la possibilità di raggiungere risultati grandiosi, se sei abbastanza bravo. Può cambiarti la vita.”
Billy Joe Saunders, ora in procinto di combattere per l’unificazione dei supermedi, ha aggiunto che i giovani delle comunità nomadi guardano al successo ottenuto da lui e da Fury e questo li motiva a non iniziare a lavorare a sedici anni, a non sposarsi così presto per dedicarsi allo sport. “Ci guardano e pensano, << passiamo qualche ora in più ad allenarci, mettiamoci un po’ più di impegno, non sposiamoci subito e via. Viviamo la nostra vita un po’ più a lungo.>> Se riuscissimo ad avere un altro paio di campioni provenienti dalla nostra cultura, penso che potremmo essere molto orgogliosi di noi stessi.” Secondo Tommy Saunders, se non fosse per la boxe molti ragazzi andrebbero a lavorare come rigattieri per guadagnarsi la pagnotta, “è la cultura”.
“Ora però, Billy Joe e Tyson sono degli eroi. I più giovani ci provano con la boxe. Non smettono più arrivati ad una certa età. Un sacco di ragazzi provano ad intraprendere lo stesso percorso e se tutto andrà come deve andare, avremo campioni in diverse categorie di peso provenienti dalla nostra cultura. Il Regno Unito vedrà pugili ancora migliori di Billy Joe e Tyson. Sarà molto positivo per tutto il movimento britannico.”
I pavee sono al centro dei media (britannici)
Sia la carriera di Fury, sia quella di Saunders sono costellate dalle controversie. In passato, Fury ha detto che avrebbe “impiccato” la sorella se avesse avuto delle abitudini promiscue; ha definito i rivali Tony Bellew e David Price due “amanti gay” e una volta si è avventurato in un commento antisemita. Il pugile di Manchester si è successivamente scusato e ha preso le distanze dalle sue stesse dichiarazioni.
Anche Saunders si è attirato le ire della stampa anglosassone. Prima lanciando del pollo a Wilder in un ristorante, poi pagando una ragazza che abusava di crack a picchiare uno sconosciuto e a fare sesso e infine facendo colpire un suo avversario da suo figlio di sette anni durante la cerimonia del peso.
“Non godono di buona stampa, ma ci sono cresciuto insieme, ne ho allenati molti ed è molto facile andarci d’accordo,” ha dichiarato Smith. “Mi sento a mio agio quando sono in loro compagnia. La maggior parte di loro viene in palestra e poi, arrivati a quindici o sedici anni, se ne vanno per sposarsi e andare a lavorare molto presto.”
Prima di Fury e Saunders, c’è stato l’irlandese Andy Lee, il primo atleta di etnia pavee a vincere un titolo iridato: campione dei pesi medi nel 2014. Sempre secondo Smith, “Lee ha cambiato tutto per i pugili di famiglia nomade. Ha provato a tutti che si può competere al massimo livello e ha aperto la strada. Ha fatto molto per la sua comunità e ora si vede arrivare questa ondata di pugili pavee.
I nomadi dominano la boxe perché hanno smesso di viaggiare
Frank Warren, promotore pugilistico e rappresentate di Fury, ha dichiarato che la ragione principale per cui Lee, Fury e Saunders hanno vinto e il motivo dietro all’abbondanza di prospetti di cultura pavee sta nel fatto che le comunità si siano stanziate. I nomadi ora si sistemano in campi organizzati e imparano a boxare nelle palestre locali dove vengono inseriti nel circuito amatoriale. Nei tornei in giro per il paese, perfezionano le loro abilità in un ambiente competitivo.
“I nomadi, viaggiando, non si allenavano in palestra, ma prendete Blly Joe: era di Hatfield, si è allenato lì. Anni fa si muovevano su e giù per il paese per fare quello che fanno e non prendevano la boxe seriamente. Ora si sono sistemati nelle loro aree e ci sono più ragazzini che frequentano le palestre e arrivano a competere,” sostiene Warren. Poi continua, “mi ricordo di Johnny Frankham, Tony Collins. Grandi pugili. Ma gli mancava la disciplina. Non ne avevano. Frankham andava a correre la mattina con la sigaretta in bocca! Puoi anche essere talentuoso, servono disciplina e olio di gomito. I pavee, ora, ne hanno da vendere.”
Fury e Saunders hanno ancora molti anni di carriera ai massimi livelli davanti a loro e McCann, secondo le aspettative di Smith, potrebbe unirsi a loro, ma potrebbe essere il primo di molti. Anche se non assomigliano affatto a Brad Pitt in Snatch, continuano a vincere per la loro cultura e per la boxe britannica in generale.
Warren continua a mettere sotto contratto atleti pavee e Smith sostiene che la strada sia segnata e che ce ne saranno sempre di più. “Il Regno Unito è davvero fortunato ad avere un movimento pugilistico così prospero,” ha commentato l’allenatore. “È uno sport sano, è ben pagato ed è anche molto televisivo. Il momento è proficuo per la comunità pavee e, più in generale, per tutti, indipendente dal contesto da cui provengono. È a questo che serve la boxe.”
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