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, 8 Maggio 2021

Considerazioni sparse post Spezia-Napoli (1-4)


Al Napoli basta un tempo per rilanciarsi dopo il passo falso casalingo col Cagliari, mettendo in discussione uno Spezia la cui salvezza sembrava in ghiaccio qualche settimana fa.


- Il Napoli parte, come spesso capita, col piglio giusto trovando il gol nelle prime battute del match. La qualità degli interpreti della fase offensiva azzurra si dimostra ancora una volta di altro livello rispetto a gran parte della concorrenza in A: quando in giornata Zielinski, Politano & co. sono un enigma irrisolvibile;

- Non fa molto per aiutarsi lo Spezia di Italiano, la cui fase difensiva risulta essere parecchio deficitaria, specialmente quando si tratta di mettere su delle coperture preventive adeguate: il risultato è che, ogni qualvolta i liguri perdevano palla in mezzo al campo, alle loro spalle si aprivano invitanti praterie dove gli azzurri potevano correre come purosangue di razza;

- La ripresa è perlopiù di gestione del risultato per il Napoli, che complice il primo caldo di stagione deve necessariamente dosare le forze: preoccupa in questo senso che, non appena i ritmi degli azzurri si abbassino, lo Spezia riesce a trovare lo spazio buono per mandare in porta i suoi. Quasi come se il Napoli, per rendere, deve necessariamente inserire la quinta;

- Mi ripeto, ma la colpa non è mia: Osimhen ha tutto per essere la next big thing della Serie A. Oggi due gol (10 in A, con praticamente mezza stagione saltata fra infortuni e covid) e un intelligentissimo assist per Lozano. Bene anche Zielinski e Politano, Insigne meno appariscente davanti ma la sua gara di sacrificio è encomiabile. Così e così Meret sul gol dello Spezia;

- Napoli riprende la sua marcia per la Champions, lo fa assolvendo pienamente al suo compito: i partenopei sono ancora nella condizione di non dover prendere la calcolatrice, a patto però di vincerle tutte. Impresa non semplice ovviamente, ma non impossibile se il livello è sempre quello del primo tempo.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie.
    Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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