
Considerazioni sparse post Berrettini-Ruud (6-4 6-4) Semifinale ATP Master 1000 Madrid
Matteo Berrettini vendica la dolorosa sconfitta nei quarti di Roma con una prestazione di straordinaria costanza e maturità, raggiungendo la prima finale 1000 in carriera. Fino a Fognini nel 2019 nessun italiano aveva raggiunto un tale risultato, in due mesi ben due finali. L'Italtennis domina il circuito.
- La rivincita del doloroso quarto di finale romano di pochi mesi fa. Match deciso da un nefasto tiebreak che ha perseguitato noi tifosi e Berrettini per settimane. Matteo scende in campo con il coltello fra i denti, determinato nel non farsi sfuggire la ghiotta occasione della prima finale 1000 della carriera. Stessa circostanza in cui si ritrova Ruud, alla terza semifinale consecutiva nei massimi tornei ATP su terra. Entrambi estremamente centrati, il primo set vede gli sfidanti tenere abilmente i turni di servizio sfondando con i loro diritti. Tanto diversi nell'estetica quanto identici nella resa: chi per primo rallenta sul diritto avversario perde il punto. Nel nono game le poche prime messe a segno da Ruud vengono sfruttate da Berrettini, che aggredisce ogni seconda e costringe l'avversario al primo break subito nell'intero torneo. Primo set in tasca con l'ennesimo turno di servizio senza storia;
- Il secondo parziale viene inaugurato da un 15-30 per Matteo sul servizio del norvegese. L'occasione del break in apertura per tagliare le velocissime gambe di Ruud svanisce per due sfortunatissimi nastri, ma i suoi turni di servizio sono ormai preda delle accelerazioni del romano. Matteo dal canto suo serve solo la prima e con essa vince sempre il punto. Ruud non può far altro che borbottare sulla sua impotenza in risposta. Il break decisivo arriva nel settimo game e la partita di lì in poi non lascia scampo al norvegese, annichilito dai 24 vincenti di Berrettini e dal suo servizio che ha lasciato per strada solo 8 punti;
- Tre semifinali consecutive e altrettante sconfitte. Il rammarico per Ruud deve esser incommensurabile in questo momento. L'occasione persa però non deve oscurare ciò che questo torneo ha ancora una volta mostrato. Il livello raggiunto sulla terra lo erge tra i primissimi al mondo su questa superificie. La vittoria impetuosa contro Tsitsipas, il giocatore più in forma del circuito, ha sorpreso molti. Non tanto per il risultato in sè quanto per il dominio incontrastato mostrato contro una buona versione del greco. Il diritto del norvegese è devastante per rotazione e posizionamento riuscendo con esso a coprire tre quarti del campo esasperando l'inside in/out. Oggi questo colpo non ha retto la pesantezza e la velocità del corrispettivo italiano, deludendo come il servizio: percentuali basse e raramente incisivo. Il rovescio si mostra il suo tallone d'achille se non riesce a nasconderlo. Oggi il gioco di Berrettini ha scoperchiato il vaso di Pandora, contenente tante insicurezze da quel alto soprattutto su palle basse e tagliate;
- Il disegno del martello di Thor sulla telecamera a fine match rappresenta perfettamente la divina prestazione di Matteo quest'oggi. La migliore prestazione post Finals 2019. Ha davvero impugnato il Mjolnir quando ha sbracciato di dritto suclassando il miglior colpo dell'avversario, ma anche servendo la prima non dando speranze a Ruud. La tattica di entrambi era senz'ombra di dubbio attaccare il rovescio avversario, ma quello di Matteo oggi è stato rasente la perfezione, una delle migliori versioni in carriera. I miglioramenti su questo colpo sono evidenti: il suo slice ha destabillizzato Ruud giocandolo estremamente stretto e corto, costringendo l'avversario a colpire in una zona di campo altrimenti sconosciuta allo scandinavo. Se l'incidenza dello slice è cosa nota da tempo, la costanza e i pochi errori nel colpo bimane sono inaspettatti e felicemente sorprendenti. Se la difesa sul rovescio risultasse meno debilitante nel suo gioco, Matteo Berrettini diventerebbe a tutti gli effetti uno dei giocatori più forti al mondo. Ma forse dopotutto non lo è gia?;
- Gli exploit di Sinner e Musetti sommati ad un 2020 da dimenticare, salvato dal ranking congelato, hanno fatto dimenticare a molti italiani il talento del primo italiano in top ten e alle Finals dal neolitico tennistico. Matteo con questo superbo torneo ricorda a tutto il paese che per il momento è ancora lui il numero uno. Domani sfiderà Zverev, a sorpresa ritrovato dopo un inizio anno che lo aveva visto, tranne ad Acapulco, svuotato e svogliato. I problemi al servizio sembrano passati e la concentrazione ritrovata. Sarà una lotta durissima in cui chi servirà meglio e dominerà la diagonale del diritto porterà a casa un titolo pesantissimo, rilanciando una stagione finora magra di soddisfazioni. In attesa della finale noi ricordiamo con piacere un precedente sulla terra. Nel 2019 sul centrale del Foro Italico Matteo vinse con un combattuto doppio 7-5 esaltando la folla concittadina. Speriamo in una finale domani altrettanto bella e con lo stesso vincitore.
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