
Considerazioni sparse post Arsenal-Villarreal (0-0)
I pali dell'Emirates sorridono ad Emery che approda ancora una volta in finale di Europa League.
- In un'epoca in cui spopola la forte tendenza, soprattutto televisiva, ad esaltare in modo esasperato giocate e giocatori in modo da far sembrare tutto straordinario ed irripetibile, si può andare in controtendenza e dire che questa, per essere una semifinale europea, è stata una sfida di livello complessivamente basso. Il Villarreal è squadra ordinata e ben allenata, ma la cifra tecnica dei suoi singoli non è esagerata, mentre l'Arsenal è il solito aleatorio guazzabuglio di nomi, spesso inconcludente. La spunta la squadra di Emery che nel complesso merita la qualificazione, ma a cui serve la mano della Dea bendata che manda sul legno due conclusioni di Aubameyang;
- Il Villarreal dall'alto della sua superiore organizzazione tattica e del vantaggio guadagnato all'andata si dimostra squadra matura e gioca la carta della disciplina contro il disordine improvvisato dai Gunners. Il risultato è un primo tempo piatto e senza sussulti, in cui regna il timore di far la cosa sbagliata più della voglia di fare quella giusta, con l'Arsenal che non trova la chiave per aprire il cancello giallo a difesa dell'incerto Rulli e frenare l'inerzia del tiepido equilibrio che fa il gioco del sottomarino giallo;
- Il secondo tempo invece prende vita e si trasforma in una partita vera: l'Arsenal si ritaglia un paio di occasioni in avvio, millantando un cambio di passo che rimane più immaginario che reale, ma il tempo, che scivola beffardo dalle mani dei giocatori di Arteta, li costringe a prendersi un paio di rischi in più, muovendo il ritmo statico della prima frazione. Ne viene fuori un Arsenal confuso e sfortunato che stampa sul palo una conclusione per tempo e non va oltre il pari, pagando a caro prezzo un'andata disastrosa;
-In una serata avara nelle aree di rigore, il meglio si vede in mezzo al campo e deriva dallo scontro di stili tra Dani Parejo e Thomas Partey. Lo spagnolo dà una lezione di gestione del pallone a tutto campo, dimostrando ancora una volta le sue invidiabili qualità tecniche unite ad una luminosa personalità. L'ex Atletico, dal canto suo, lasciato solo da Arteta in mezzo al campo, gioca un match di commovente impegno, con qualche errore tecnico, ma anche una quantità industriale di preziosi palloni gestiti e recuperati, sempre in inferiorità numerica;
- La stagione dell'Arsenal naufraga nella mediocrità di una doppia sfida che è lo specchio della sua stagione: errori, svantaggio da recuperare, risveglio tardivo, reazione di nervi e poco altro. Alla fine a distinguersi sono ancora i più giovani, Saka e Smith-Rowe su tutti, a cui non si può sempre chiedere di risolvere il pasticcio. Mentre Unai Emery, nel suo vecchio stadio, porta in finale una squadra non irresistibile, il tempo di Mikel Arteta all'Emirates sembra esaurito: l'Europa League era l'unica speranza di sollevare una catastrofica stagione che ora, dopo l'eliminazione, presenterà il conto al suo principale artefice. E sarà salato.
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