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2 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post Manchester City-Psg 2-0


Il City annienta un Psg molto deludente.


- Mourinho alla Roma, la neve a maggio, Fedez in prima pagina del Corriere della Sera, il City in finale di Champions. Viviamo giornate straordinarie. Guardiola schianta un Psg profondamente deludente e torna in finale di Champions dopo dieci anni esatti. La sensazione è che la giocherà da favorito, chiunque sia l’avversario. Il City ha vinto tutte le sei partite della fase ad eliminazione diretta, come mai nessuno prima. Poco da aggiungere;

- È stata una semifinale nel complesso poco spettacolare e che avrà di certo deluso le aspettative di chi vive il calcio con i pop corn in mano. Il Psg si è mostrato superiore nei primi quarantacinque minuti di Parigi, poi si è eclissato, complice anche un po’ di sfortuna. Oggi, su un campo quasi impraticabile nel primo tempo, i francesi partono anche con il piglio giusto, ma vengono tagliati in due dalla rete immediata di Mahrez. Il gol è una dose di autorevolezza iniettata dritta nelle vene dei citziens, che da lì in poi non tremano, rischiando pochissimo e non dando mai l’impressione di poter essere eliminati. Gli ultimi venti minuti di torello, con il Psg in dieci a dare la caccia alle maglie azzurre, sono stati un’umiliazione che difficilmente si vede a certi livelli;

- La frustrazione mista a vera e propria rabbia con cui il Psg è rimasto in campo negli ultimi minuti dimostra quante alte erano le aspettative dei parigini su questa coppa e su questa semifinale. Il calcio di Pochettino, fondato su un’organizzazione tattica meno rigida del sistema asburgico di Tuchel, frana nel momento in cui le due stelle si mettono in sciopero. Neymar oggi è stato irritante nella sua testardaggine. Mbappè dopo la serataccia di Parigi era stasera in panca, infortunato. Senza quei due, si fa dura, soprattutto se il sostituto è Icardi, un attaccante che stasera ci ha fatto riflettere su quanto sia mediocre il nostro campionato, almeno negli anni in cui lo spadroneggiava. Attenzione, Pochettino. Se non arriva la Ligue One, non possiamo che essere di fronte ad un fragoroso flop;

- Guardiola si riaffaccia sulla balconata più ambita d’Europa, rimanendo saldo nei suoi principi di gioco, modernizzati e adattati nel tempo al campionato in cui si trova. Solo lui riesce a giocare senza attaccante. Se pensiamo, con tutto il rispetto possibile, che oggi Mou firma con la Roma e Pep torna in finale di Champions, risulta chiaro a tutti chi ha vinto alla lunga quella meravigliosa guerra psicologica che ha segnato la prima metá di questo decennio di calcio. Oggi ha vinto la squadra più forte, poco da dire. Facciamo due nomi su tutti, oltre il fantastico Mahrez che con tre gol ha deciso la semifinale. Ruben Dias, un colosso e Phil Foden, semplicemente un predestinato. È stato fortunato Guardiola a ritrovarselo in casa o è stato fortunato Foden a trovare Pep sulla sua strada? Secondo noi più la seconda;

- Chiudiamo con un barlume di nazionalismo. Marco Verratti è un centrocampista meraviglioso e per fortuna italica, è nato in Abruzzo. Nel fango e nella neve, dimostra qualità di gestione della palla allucinante, che non vediamo in nessun altro centrocampista della sua generazione. Un calciatore unico, fortissimo, esteticamente impagabile. Meriterebbe più riflettori puntati. Ogni tanto ricordiamocelo. 

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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