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2 min

- di Jacopo Landi

Considerazioni sparse sullo scudetto dell'Inter


Gradazioni dello scudetto più speciale e sudato dell’Inter.


- Uno scudetto dell’Inter non è mai solo uno scudetto. Un po’per la storia della squadra, un po’ perché sia il calcio che il destino hanno un gran senso dell’umorismo. Covid, una finale di Europa League persa, l’inizio stentato con la fuga del Milan, l’uscita dalla Champions e i problemi finanziari. Stava succedendo l'irreparabile e invece proprio quando sembrava che il Titanic stesse per spezzarsi Conte, Marotta e Oriali hanno compattato l’ambiente che si è preso le proprie responsabilità dando vita a una cavalcata che ha avuto almeno tre momenti decisivi: vittoria a Cagliari, vittoria contro la Juve e vittoria contro l’Atalanta. Pathos e dramma greco da queste parti sono sinonimi di Inter ma anche di scudetto;

- Antonio Conte ha dovuto fare un percorso come Dante negli inferi. Attratto da una sfida seducente e uno stipendio monstre che non aveva ancora dimostrato di meritare, è pian piano entrato nelle logiche e nei meccanismi filosofici ed emotivi dell’Inter. Una volta fatto questo il più era alle spalle e ha saputo trascinarsi dietro tutti. Proprio tutti. Anche quell’Eriksen che come un segno del destino ha segnato il goal del vantaggio a Crotone. Conte è dovuto diventare interista per trionfare all’Inter, nel solco di Trapattoni ma con uno stile diverso, più spigoloso ma anche più autentico;

- Nonostante tutte le voci e le speculazioni, Suning vince lo scudetto rispettando la parola data ai tifosi di riportare l’Inter ai vertici (per ora nazionali) del calcio. Questo non toglie niente ai passi che forzatamente andranno compiuti nei prossimi mesi, ma dice anche molto del rigore mentale del giovane Steven. Suning per altro è la prima proprietà straniera a riuscire in questa impresa nella storia delle Serie A italiana. Ha investito senza risparmiarsi, credendo nei giovani e non lesinando investimenti nella dirigenza e nel comparto tecnico. Al netto di tutto un grande applauso e un sentito ringraziamento;

- Romelu Lukaku, infinito gigante belga, figlio dei suoi tempi e alfiere più giusto per un’Inter internazionale e combattiva. Ha ancora enormi, enormi, margini di miglioramento ma è stato leader e uomo squadra, ispirando e aiutando i compagni senza mai sottrarsi alla battaglia. Mai una parola fuori posto. Mai un atteggiamento sbagliato. Un ariete dal cuore grande, che magari non avrà la classe e il killer instinct del precedente capitano ma è sicuramente in grado di far giocare meglio e far sentire più forte chi gli ruota attorno;

- Questo è lo scudetto di Mauro Bellugi e del suo coraggio. Di Mariolino Corso e del suo sinistro di Dio tornato a casa. Di Mister Simoni incredulo per la bordata di Zanetti a Parigi. È lo scudetto di Giacinto che continua a fare il suo dalla stanza accanto e dell’Avvocato Prisco che si fa una grande risata. E' lo scudetto anche di chi non pensava di poter arrivare a tanto: perché a volte nasci Lautaro, altre Danilo Dambrosio o Roberto Gagliardini o Andrea Pinamonti ma lotti comunque fino alla fine per il tuo angolo di Paradiso.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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