pioli
, 1 Maggio 2021

Considerazioni sparse su Stefano Pioli e il suo lavoro al Milan


Il tecnico rossonero divide tifosi e addetti ai lavori, tra chi preferisce esaltarne i meriti e chi si concentra sui difetti.


- Non è facile giudicare il lavoro di un allenatore la cui squadra, a conti fatti, a cinque giornate dalla fine del campionato è in linea con il valore teorico della rosa. Se da un lato è vero che il 2020 (solare) è stato il migliore anno dei rossoneri da quasi un decennio, non si può dimenticare i primi mesi dell’avventura di Pioli al Milan, che sembrava una copia dei precedenti, né un finale di stagione che ricorda troppo le sue esperienze passate con Inter, Lazio e Fiorentina;

- Partendo dai lati positivi, quello che spicca maggiormente è stata la ricostruzione di un gruppo coeso, con un cambio di modulo maggiormente adatto alle caratteristiche dei calciatori in rosa e la creazione di un’identità di squadra che prima non esisteva. Il problema è che questo è stato fatto tutto intorno alla figura di Zlatan Ibrahimovic, costringendo a chiedersi cosa sarebbe successo senza il suo arrivo: una domanda che pare essersi posta anche la dirigenza, che continua a far andare di pari passo i rinnovi di contratto dello svedese con quelli di fiducia al tecnico;

- Nel momento di maggiore difficoltà fisica, che per i più attenti non è cominciato un mese fa, ma a gennaio, Pioli non è stato in grado di inventarsi un piano B dal punto di vista tattico. Il modulo adottato dal Milan è molto dispendioso in termini di energie e da tempo ci si sarebbe aspettata un’alternativa da tenere in considerazione per gestire il risultato in alcune partite o per evitare imbarcate contro squadre più in forma, come contro la Lazio, invece si è preferito correre dritti verso il burrone senza cambiare;

- Anche la gestione della rosa è stata paradossale, al punto di pensare che” si stesse meglio quando si stava peggio”. Nel girone d’andata, coi giocatori contati, Pioli s’era fatto uno schema mentale preciso su chi far giocare e chi far subentrare, sfruttando bene anche i cinque cambi come fossero parte integrante del match. Questo si è rivelato un’arma a doppio taglio nel girone di ritorno, quando il tecnico non è parso in grado di spostarsi dalle sue convinzioni, incappando spesso in errori sia a livello di formazione iniziale, che di cambi, spesso prevedibili e difensivi e lasciando qualche giocatore ai margini della rosa;

- Se alla fine dovesse arrivare il quarto posto, portando a termine un’impresa che ormai appare molto complicata, verrebbe spontaneo dire che Pioli ha meritato sul campo la riconferma al Milan. Ma siamo sicuri che potrebbe rappresentare una certezza per il futuro, alla luce del suo curriculum ben poco “europeo” e di quanto detto sopra? Se le cose dovessero andare in quella direzione, il tecnico si troverebbe di fronte ad una grande sfida non solo di squadra, ma personale: fare il salto di qualità e di continuità dopo quasi vent’anni che ha intrapreso la carriera di allenatore.

  • Matteo Tencaioli. Classe 1980, da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo. Ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.

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