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4 min

- di Alessio Caria

Dusan Vlahovic è maturato in fretta


Dusan Vlahovic ha anticipato le aspettative di tutti. Carattere e continuità, hanno forgiato un talento che è sempre stato sotto gli occhi di tutti.


Dusan Vlahovic parte forte anche quando inizia la corsa per arrivare al dischetto. Uno scatto secco, potente, prima di arrivare a destinazione. Domenica 25 aprile, contro la Juventus, nell’ultimo appoggio prima del tocco decisivo sul pallone qualcosa cambia. Istinto e consapevolezza dei propri mezzi sembrano mischiarsi in un istante. Si bilanciano e viene fuori un colpo sotto che Szczesny può solo osservare finire in rete. Se il Franchi fosse stato pieno sarebbe sceso giù: l’assenza dei tifosi è uno dei pochi dispiaceri che il classe 2000 potrà portarsi dietro da questa stagione che gli cambierà la vita.

Qualcosa è cambiato

Che l'attaccante serbo avesse talento non era di certo difficile scoprirlo. Non sembrava ancora però giunto il momento della maturità, calcistica e caratteriale. Quasi come se questa dovesse essere una stagione di passaggio prima di affidargli definitivamente le chiavi dell’attacco viola. Ma la realtà sorprende. Anche quella di una classifica che vede la Fiorentina navigare troppo vicina alla zona paludosa della retrocessione. Così necessità e virtù si incontrano nella maglia del ragazzo con la numero 9 sulle spalle, che, soprattutto nel girone di ritorno, sta dando vita a un vero e proprio one-man show: dieci gol, con una tripletta – contro il Benevento – che ha fatto stropicciare gli occhi a tanti.

A questi si aggiungono i sette nella seconda parte del girone d’andata, coincisi con l’inizio del periodo di Cesare Prandelli sulla panchina viola. L’ex allenatore della Nazionale è la chiave per aprire lo scrigno che fino ad allora era rimasto aperto a metà. Continuità fa rima con fiducia. Elementi che vanno di pari passo e che richiedono uno sforzo di maturità da chi ne usufruisce: Vlahovic così sembra abbandonare parzialmente gli eccessi di un carattere caldo, a tratti rabbioso, che rischia di portarlo fuori giri in una partita, per tenere solo quella fame necessaria a chi vive per gonfiare la rete. Una maturità che rimane anche quando torna sulla panchina Beppe Iachini, che, a inizio anno, aveva faticato a sfruttarne le caratteristiche ma che ora non può più farne a meno. Perché la salvezza della Viola passa da lui.

Giovane terribile

Quando ancora quindicenne Vlahovic firma il suo primo contratto da professionista con il Partizan Belgrado, non lo fa per caso. Lo strapotere tra i ragazzi della sua età lo fa arrivare subito in prima squadra nella stagione 15/16, che chiude con un gol nel massimo campionato serbo e due nella coppa di lega. Spregiudicato e arrogante, non ha paura di definirsi l’Ibrahimovic serbo del futuro: è proprio per questo che Valerij Bojinov lo consiglia a Pantaleo Corvino, che decide di non farselo scappare.

La stagione 2018/19 è la prima in Italia per il diamante grezzo di Belgrado, con diciannove reti tra Primavera 1 e Coppa Italia Primavera, condite da 10 assaggi di Serie A. Vincenzo Montella decide che è arrivato il momento di portarlo definitivamente al piano superiore: lo lancia titolare alla prima contro la Sampdoria, poi però rendimento e presenze in campo diventano discontinue. Malgrado tutto, in alcuni momenti, la classe del giovane serbo è lampante. Il perfetto esempio è il gol del pareggio contro l’Inter, il 15 dicembre 2019.

Un saggio delle caratteristiche di Vlahovic che abbiamo imparato a conoscere meglio durante questa stagione: velocità e forza fisica che a campo aperto diventano devastanti, un mancino potente e preciso in grado di non lasciare scampo al portiere avversario. Rispetto alla scorsa stagione, secondo i dati Whoscored, Vlahovic è migliorato, oltre che dal punto di vista realizzativo, anche in altri aspetti fondamentali per una punta: più duelli aerei vinti (da 1.4 a 2.8 di media), più tiri (da 2.2 a 2.4) e anche più contrasti subiti (da 1.5 a 2.3), segno che le difese avversarie sanno quanto sia importante cercare di arginarlo. I tentati dribbling sono rimasti per lo più gli stessi di media (1.4 vs 1.3 in questa stagione) mentre l’aumento delle palle perse, mette in luce come Vlahovic sia più necessario alla manovra fiorentina, oltre i miglioramenti necessari soprattutto nelle fasi in cui è necessario ripulire i palloni per i compagni. Con le spalle alla porta e di testa, come sottolineato da lui stesso in una recente intervista, l’upgrade deve ancora arrivare. Tuttavia, il fisico da 9, la velocità da numero 7 e i piedi da numero 10, riescono a colmare le lacune che ad appena ventuno anni può essere normale avere.

Roma, Milan e anche il Liverpool sembrano ormai essersi messe sulle tracce del talento serbo. Era normale che accadesse visti i record infranti: era dalla stagione 2004-2005 che un giocatore, prima dei ventidue anni, non metteva a segno almeno 17 gol, e l’ultimo attaccante straniero a segnare almeno 17 reti per la Fiorentina era stato Gabriel Batistuta. Il presidente Commisso avrà quindi un compito difficile nel provare a trattenerlo, qualunque possa essere la posizione della Viola a fine campionato. Il futuro è sicuramente roseo, per un attaccante che ha dimostrato come puntare sui giovani, dargli fiducia, possa spesso risultare l’investimento giusto. Non solo per il futuro. Soprattutto per il presente.

di Matteo Cardia

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Cagliaritano, classe '96. Laureato in Scienze Politiche ed ex stagista alla Gazzetta dello Sport. Pallavolista da quando ho memoria, amo i libri, i viaggi, il mare e lo sport. Raccontarlo è la mia passione.

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