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2 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse post Manchester United-Roma (6-2)


Un compendio in 90’ della storia romanista, da sempre composta da 3 fasi: illusione, delusione, collisione.


- L’Old Trafford, ironicamente conosciuto come “teatro dei sogni”, si conferma per la Roma casa dei peggiori incubi. Il romanzo della partita ha contenuti surreali, quasi inverosimili, ma anche l’ormai quasi banale finale psicodrammatico. Dopo 3’ va KO Veretout, al 28’ anche Pau Lopez è costretto al forfait e pochi minuti dopo li raggiunge anche Spinazzola. La Roma esaurisce - causa infortuni - gli slot per i cambi in appena 37’, diventando la prima squadra a fare 3 sostituzioni nel primo tempo da quando l’Europa League (nel 2009) ha assunto questa denominazione. I giallorossi entrano nella storia, ma dalla parte sbagliata;

- Nonostante il crudele accanimento della Dea Bendata, la Roma disputa un primo tempo ordinato e di carattere, reagendo allo svantaggio iniziale prima con un rigore un po’ casuale (merito della grande caparbietà di Karsdorp), poi con una bellissima azione che sull’asse Spinazzola-Mkitaryan-Pellgrini porta al vantaggio di Dzeko. Nella ripresa però arriva il crollo: l’assenza di Spinazzola priva i giallorossi della possibilità di attaccare in ampiezza e di una soluzione “comoda” per l’uscita palla al piede, quella di Veretout degli inserimenti da centrocampo. La fase difensiva tocca punte di imbarazzo e lo United, impaurito nei primi 45’, dilaga senza pietà, chiudendo ogni discorso dopo soli 90’;

- I Red Devils rispolverano Cavani centravanti, con alla sua spalle il trio composto da Pogba, Bruno Fernandes - liberi di svariare alle spalle dei centrocampisti avversari - e Rashford, sempre largo a destra. Fonseca, privo anche dello squalificato Mancini, decide di impiegare Smalling sul centro-destra, quasi in marcatura a uomo su Pogba, per contenere la fisicità del francese, con Cristante a vigilare su Cavani. Il rebus che la Roma non riuscirà mai a risolvere nei 90’ si chiama però Bruno Fernandes: l’ex Samp e Udinese riceve tra le linee come un funambolo, risultando immarcabile, e chiude il suo match gigantesco con 2 gol e 2 assist;

- Dall’altra parte, con compiti pressoché omologhi al portoghese, brilla la stella di Lorenzo Pellegrini, che ha la sfortuna di trovarsi dalla parte sbagliata della barricata. La gara del neo-capitano giallorosso, che prende i suoi sulle spalle siglando il rigore dell’1-1 e propiziando il momentaneo 1-2, è una prova a tuttocampo di grande qualità e quantità, forse l’unica nota positiva nella notte che spegne ogni sogno di gloria. Smalling, Mikitaryan e Cristante reggono un tempo poi crollano, i primi 2 per carenza di condizione, l’ultimo per inadeguatezza al ruolo. Bruno Peres e Ibanez riempiono la loro gara di giocate dal QI calcistico rasente lo zero. L’ingresso del brasiliano e di Mirante (papera sul 3-2) toglie ogni speranza ai giallorossi: se la Roma vuole avere un certo tipo di ambizioni, non può più permettersi giocatori così palesemente inadeguati a certi livelli;

- Una sconfitta era preventivabile alla luce degli indisponibili e dell’impossibilità di effettuare cambi, ma concedere 5 reti in un tempo agli avversari resta inaccettabile. Fonseca chiude mestamente la sua avventura, avendo perso la sua squadra (dopo un’ottima prima parte di stagione) nel momento più importante. Adesso si aprono riflessioni, scenari e ipotesi. Di sicuro c’è tanto da lavorare, probabilmente anche tanto da cambiare. In bocca al lupo.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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